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Election Day. “Tutta mia la città”, wake up Reggio: leader e comprimari

di Fulvio D’Ascola* – “Tutta mia la città, un deserto che conosco, tutta mia la città questa notte un uomo piangerà”

Questa canzone risuona in una stanza, con la voce di Maurizio Vandelli dell’Equipe 84 e potrà essere il tappeto sonoro della sconfitta. Una città, dodici anni senza Leadership e senza visione, due decadi in cui la struttura socioeconomica scivola in basso, certificata da posizioni in classifica da ultimo posto. Amministrata come una squadra di calcetto, con il cambio dei giocatori che è determinato dai capricci di chi porta il pallone per giocare. Nuovi termini entrano nel vocabolario delle Scienze (?) Politiche locali “Facente Funzioni” e “Consigliere delegato” ed entrano in scena quasi come uno spettacolo di teatro popolare protagonisti sempre in prima fila ad ogni tipo di inaugurazione, testimonial di congreghe culinarie, fini dicitori, presunti intellettuali culturali suscettibili, frequentatori di stadi o agnelli immolati da chi è sospeso dalle sue funzioni. Il passato è alle spalle ed è evidente la discesa  socioculturale della città. La leadership è fondamentale nella gestione della cosa pubblica, che non deve essere autorità che esiste nella burocrazia, ma sapere gestire il rapporto tra istituzioni e popolo, tra amministratori e cittadini. La competenza, l’esperienza e la professionalità non si comprano al mercato, non basta essere belli ed eredi politici e conquistare il Potere per poi usarlo in modo quasi personalistico. Election Day, è arrivato il momento della verità del reale cambiamento, senza guardare al passato che è certificato dai dati statistici e nella differenza tra l’azione consapevole di dieci mesi di lavoro per realizzare la nuova parte di aeroporto settore partenze e l’incompetenza, a volte comica e degna di Zelig, nel non realizzare dopo dodici anni un ponticello di circa trenta metri. Il popolo ha bisogno di esempi, di ritrovare l’orgoglio e di essere fiero di appartenere ad una comunità. L’assenza in questi decenni di guida politica personalistica  ha creato un grande vuoto di credibilità, senza nessuna programmazione e visione di creazione di futuro professionale, di incentivi ai giovani e di efficienza delle politiche sociali. Un cambio di assessori in corsa, senza competenze specifiche hanno creato il distacco tra chi governa e i cittadini. Abbiamo bisogno di politici e amministratori capaci di osare, sognare e sfidare. Alzare l’asticella di “tutto quello che potremmo essere e non siamo.” Per ricreare un clima di appartenenza c’è bisogno di una guida e un team di politici esperti, consapevoli, per lasciare alle spalle i compagni di apericene, palestra e calcetto. Abbiamo bisogno di chi sa vedere gli ultimi, di chi consuma scarpe e suda camicie, di chi sa programmare e analizzare i processi economici, sociali e culturali. Abbiamo bisogno di intellettuali veri, non di direttori artistici da decine di migliaia di euro per consolidate amicizie. E’ arrivato il momento della scelta tra i quattro candidati a sindaco che rappresentano diversi retaggi politici e civici. Edoardo Lamberti Castronuovo, imprenditore, uomo di cultura, già assessore comunale e assessore provinciale alla Cultura, non dimentichiamolo, è stato colui il quale ha voluto il Palazzo della Cultura e con caparbietà, ha reso possibile che un grande patrimonio artistico confiscato di quadri di grandi autori divenisse fruibile per la città con l’esposizione pubblica. Francesco Cannizzaro, onorevole e politico di lungo corso nonostante la giovane età, esuberante, può essere polarizzante, ma ha il pregio del fare, dell’azione e con la sua attività parlamentare ha portato in dote alla città centinaia di milioni di euro per opere pubbliche e per il nuovo aeroporto. Per Lamberti Castronuovo e Cannizzaro parlano i fatti, le azioni, le competenze e la loro diversità di approccio culturale e d’azione. Domenico Battaglia, persona perbene, politico stimato, doroteo, ha vinto le primarie del Pd e scala una montagna elettorale.

 

Saverio Pazzano, il professore, un idealista, apprezzabile per la sua visione sociale e “on the road”, dal basso cerca di cambiare o spronare al cambiamento, il suo movimento “La Strada” potrebbe radicalizzarsi sul territorio. Election Day, si conclude lo show di starlette da Photoshop, da candidati alla ricerca del voto spinti tutti da spirito etico e magari strappare uno stipendio da consigliere comunale da tremila euro lordi. Tutto cambierà nei prossimi giorni, perché è un ciclo l’alternarsi della crisi a V. Quando si tocca il fondo bisogna risalire e si risale, il Caos crea la soluzione B e il Risk Management.

Nel silenzio delle urne si decidono le sorti del nostro futuro, sperando che nella cabina elettorale si scelgano le persone competenti e non i parenti di o gli amici vari. “Il futuro appartiene a noi..” era il titolo di una canzone di un gruppo chiamato “La Compagnia dell’Anello” che risuonava nei Campo Hobbit della memoria di una parte culturale nascosta dalla narrazione dominante negli anni settanta. Il nostro futuro è avere un Leader e non Comprimari. Il Leader è colui che trascina, colui il quale si prende le responsabilità, colui il quale è il collante tra istituzioni e popolo. Il Leader è autorevole e non autoritario, vede gli ultimi e  non canterà canzoni consegnate alla storia camminando sulle strade principali. Il Leader è un sognatore.  Dobbiamo ritrovare il senso dell’appartenenza nell’esempio della corretta gestione della cosa pubblica, ripristinando la normalità, ma cercando sempre una Vision e una Mission comune, dove camminano parallelamente bene pubblico, società civile, servizi e occupazione. Questo è l’angolo della strada da svoltare e una canzone diventa più bella e  potremo tutti cantare in coro “Le luci bianche nella notte sembrano accese per me. E’ tutta mia la città.”

*Sociologo

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