Neanche il tempo di archiviare le immagini della piazza silenziosa di Catanzaro che martedì scorso è stata attraversata insieme da sindacati, lavoratori, associazioni datoriali e istituzioni, che la Calabria torna ancora una volta a fare i conti con un’altra morte sul lavoro. Stavolta a Vibo Valentia, dove un operaio di 63 anni ha perso la vita durante operazioni di taglio alberi in un’area boschiva isolata nella località Chalet Pozzetti, a pochi chilometri dal centro abitato. L’uomo stava lavorando per conto di una ditta di legnami quando sarebbe stato colpito dalla caduta di un ramo.
A intervenire in merito alla vicenda, esprimendo solidarietà alla famiglia e all’intera comunità vibonese, è il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente.
«Alla famiglia del lavoratore morto a Vibo Valentia rivolgo il mio pensiero più sincero e il sentimento di profondo cordoglio e solidarietà in un momento di dolore devastante. È terribile pensare che una persona possa uscire di casa per lavorare e non fare più ritorno».
Bruno richiama poi il significato della mobilitazione promossa nei giorni scorsi a Catanzaro da Cgil, Cisl e Uil Calabria insieme a Unindustria e Ance.
«Neanche pochi giorni fa eravamo in piazza a Catanzaro per chiedere più sicurezza, più prevenzione e più dignità per chi lavora – afferma – e oggi ci ritroviamo ancora una volta a commentare un’altra tragedia. Questo dimostra quanto sia grave e strutturale l’emergenza che stiamo vivendo».
Secondo il consigliere regionale, il rischio più grave è l’assuefazione collettiva davanti a tragedie che ormai si ripetono con frequenza impressionante.
«In Calabria e nel Paese continuano a morire troppi lavoratori e lavoratrici. E la cosa più grave è che spesso ci si abitua a queste tragedie come se fossero inevitabili. Non lo sono. Dietro ogni morte sul lavoro ci sono responsabilità, carenze nei controlli, mancata prevenzione, formazione insufficiente e troppe condizioni di precarietà».
Bruno sottolinea come la presenza unitaria in piazza di sindacati, rappresentanze datoriali e istituzioni abbia rappresentato un segnale importante che ora però deve tradursi in azioni concrete.
«La marcia di Catanzaro non può restare un gesto simbolico. È stato un momento forte perché il mondo del lavoro ha parlato con una voce sola davanti a una strage silenziosa che continua a colpire famiglie e comunità. Ma adesso servono risposte vere: più ispettori, più controlli, più formazione e una battaglia seria contro ogni forma di sfruttamento e precarizzazione».
Per il capogruppo di Tridico Presidente, il tema della sicurezza continua troppo spesso ad emergere soltanto dopo gli incidenti mortali.
«Non possiamo continuare a intervenire solo dopo le tragedie. La sicurezza sul lavoro non può essere considerata un costo o un semplice adempimento burocratico. È un diritto fondamentale e una società civile si misura dalla capacità di proteggere chi lavora».
Infine, Bruno ribadisce il significato politico e civile della mobilitazione di Catanzaro.
«Dobbiamo smettere di considerare inevitabile ciò che inevitabile non è. Fermare questa strage continua è un dovere morale, sociale e istituzionale. Nessuno dovrebbe perdere la vita semplicemente mentre sta lavorando».
