Finanziata nell’ambito del Programma nazionale inclusione e lotta alla povertà, la misura rappresenta una quota strategica dei dieci milioni di euro complessivi che il Ministero ha destinato alle regioni del Mezzogiorno per valorizzare il potenziale delle cittadine di paesi terzi regolarmente presenti sul territorio. L’iniziativa, che si svilupperà nell’arco di ventiquattro mesi, punta dritto al cuore dell’emancipazione femminile, aggredendo quelle sacche di marginalità e subalternità che troppo spesso confinano queste donne in una dimensione di invisibilità.
“Dietro i dati tecnici e i decreti ci sono i volti, le storie e le speranze di donne che hanno affrontato viaggi drammatici e che oggi chiedono solo di poter vivere con dignità e sicurezza nella nostra terra – dichiara con fermezza l’assessore regionale al Welfare e all’Inclusione sociale Pasqualina Straface -. Con questo intervento non ci limitiamo a finanziare dei servizi, ma vogliamo fortemente spezzare l’isolamento e la subalternità, offrendo strumenti reali per costruire una libertà che passa inevitabilmente attraverso la formazione, il lavoro e la sicurezza di una casa. C’è un legame profondo tra l’accoglienza e la legalità, ed è nostra responsabilità proteggere chi è più esposto al rischio di abusi, violenze o sfruttamento lavorativo. La Calabria dimostra ancora una volta il suo volto più umano e inclusivo – sottolinea – mettendo in campo risorse importanti per dare vita ad una rete solidale che non lasci indietro nessuno e che valorizzi il lavoro di cura, trasformando il bisogno in opportunità di autoimprenditorialità e integrazione autentica”.
Il bando disegna una strategia organica che si snoda attraverso tre direttrici fondamentali di intervento tra loro connesse, pensate per rispondere in modo flessibile alle diverse necessità delle destinatarie. Il primo filone è interamente dedicato alla protezione e al reinserimento delle vittime di tratta, grave sfruttamento lavorativo e violenza di genere, per le quali sono previsti percorsi personalizzati di formazione, orientamento all’abitare e misure di conciliazione tra i tempi della vita e del lavoro. La seconda linea d’azione punta invece alla qualificazione del lavoro domestico e di cura, un settore delicatissimo in cui l’obiettivo principale è l’emersione dal sommerso, l’incrocio trasparente tra domanda e offerta e lo stimolo alla nascita di cooperative e nuove attività autonome. Infine, la terza area guarda alle donne migranti disoccupate o che vivono in contesti di forte precarietà, offrendo loro corsi di lingua italiana, orientamento ai servizi territoriali e laboratori di socializzazione capaci di sostenere e dare voce all’associazionismo femminile straniero.
Per tradurre in realtà questa complessa architettura sociale, la Regione Calabria chiama a raccolta le energie migliori del territorio. Possono infatti candidarsi a questa sfida gli enti del Terzo settore, le organizzazioni di volontariato e tutti quei soggetti privati che vantano una comprovata esperienza proprio nei settori dell’accoglienza, del contrasto alla violenza di genere e delle politiche attive del lavoro. C’è tempo quindici giorni a partire dalla data di pubblicazione dell’avviso sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria per presentare le proposte progettuali, che potranno essere formulate anche in modalità associata per unire le forze e le competenze sul territorio.
