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“Mamma: primo nome dell’amore. Viaggio tra presenza, dono e tenerezza”

“Mamma: primo nome dell’amore. Viaggio tra presenza, dono e tenerezza” è stato il titolo dell’incontro dedicato alla Festa della Mamma vissuto nell’hospice, una mattinata intensa di emozioni, musica, testimonianze e riflessioni sul significato della cura, dell’accoglienza e della maternità come forma universale di amore.
L’iniziativa si è inserita nel percorso di SpazioCultura… la cultura che cura, progetto ideato, realizzato e coordinato dalla dottoressa Francesca Arvino e promosso dalla Fondazione “Via delle Stelle”, amministrata dal dottore Vincenzo Nociti, Presidente della Fondazione VdS, che nel tempo ha trasformato l’Hospice in un luogo dove cultura, ascolto e vicinanza diventano strumenti autentici di cura umana.
L’evento è stato realizzato in collaborazione con le classi 5ª B, 4ª B e 4ª A del Liceo Classico Tommaso Campanella, diretto dall’avv. Dssa Lucia Zavettieri, DS del Polo liceale “T. Campanella – M. Preti Frangipane” di Reggio Calabria, accompagnati dalla professoressa Alessandra Corigliano. Presenti anche Vittoria Bruzzano, responsabile mamma della Casa Famiglia S. Filippo Neri, e Giovanni Fortugno, responsabile della comunità di accoglienza minori Casa dell’Annunziata.
La mattinata, moderata con pathos dalla profssa Cristina Caridi, si è aperta con la voce di Alessia Genua, accompagnata dalla chitarra di Fabio Moragas, che attraverso musica e poesie dedicate alla mamma hanno creato un clima di profonda partecipazione emotiva. Significativi gli interventi del Presidente dr Vincenzo Nociti, che ha richiamato il valore umano di iniziative capaci di portare relazione e bellezza nei luoghi della fragilità, e della DS dssa Lucia Zavettieri, che con sensibilità ha raccontato il lavoro educativo svolto sul tema dei migranti e dell’accoglienza. Il riferimento alla mostra “L’invisibile Mediterraneo” dell’artista Tina Parisi e al Progetto Civitas, con la ricostruzione simbolica della spiaggia legata alla memoria della Strage di Cutro, ha attraversato profondamente il silenzio dell’Hospice.
La Responsabile del servizio di psicologia dell’Hospice, dssa Francesca Arvino, ha invitato i presenti a riflettere sul senso più profondo della maternità intesa come capacità di accoglienza, cura, prossimità e dedizione verso l’altro. Nel contesto dell’Hospice, questi valori assumono un significato particolare: accompagnare la fragilità significa riconoscere la dignità di ogni persona e contrastare la solitudine e l’indifferenza.
La presenza della Casa famiglia e del Centro di accoglienza per immigrati, della Comunità Papà Giovanni XXIII, testimonia concretamente come la cura e l’attenzione verso chi è più fragile possano diventare espressione autentica di umanità e responsabilità condivisa.
Particolarmente toccanti le testimonianze di Vittoria Bruzzano e Giovanni Fortugno, che hanno condiviso la storia della loro famiglia, una famiglia nata non soltanto dai legami del sangue ma dalla scelta quotidiana di aprire la propria casa e il proprio cuore a ragazzi provenienti da storie e paesi diversi.
Profonda la testimonianza di Vittoria nel raccontare le loro scelte di vita e il cammino interiore che le ha accompagnate.
Con grande semplicità ha condiviso come il Signore abbia trasformato quelli che inizialmente erano “no” dettati dalla paura, dalla fatica e da situazioni percepite come troppo grandi, in piccoli e coraggiosi “sì”.
Giovanni Fortugno ha avuto modo di rendere partecipi i presenti dello spirito e delle attività che animano il centro accoglienza Casa dell’Annunziata, dove i minori vengono accolti e seguiti nel loro progetto educativo fino alla maggiore età, avvalendosi di Educatori formati e competenti, che con grande umanità e sensibilità accompagnano i ragazzi e le ragazze accolte nel rispetto della loro cultura di origine.
Significativa anche la testimonianza del giovane Musa Touray, ragazzo accolto all’età di 14 anni, che ha deciso di rimanere e diventare lui stesso Operatore di Casa dell’Annunziata. Ha condiviso il dolore della perdita del padre, la povertà e il viaggio affrontato per sostenere la propria famiglia, esprimendo però gratitudine per l’accoglienza ricevuta e per essersi sentito riconosciuto come figlio.
Le esperienze personali veicolate tramite le accorate testimonianze degli invitati hanno creato un dialogo profondo con le riflessioni collettive offerte dalla lettura dei brani e poesie e dai brani musicali appositamente scelti dagli studenti del Liceo Classico reggino, che hanno contribuito a rendere ancora più suggestive le riflessioni sul tema della maternità. A fare da cornice, la riflessione della professoressa Alessandra Corigliano sul significato della parola “cura”, intesa come attenzione e responsabilità verso la vita dell’altro.
A seguire il volontario Francesco Nocera ha accompagnato i presenti nel significato autentico delle cure palliative, ricordando il valore della dignità e dell’umanità fino all’ultimo tratto della vita. Commovente anche l’intervento di Mimmo, marito di una ospite, che ha raccontato con semplicità la forza di un amore capace di restare accanto nella malattia e nella fragilità nonché il riconoscere l’Hospice come “casa”.
La conclusione, a cura degli studenti del Liceo Classico con la “Preghiera alla Vergine” tratta dal XXIII Canto del Paradiso, ha lasciato un commovente messaggio di speranza e luce.
Un ringraziamento speciale è rivolto alla volontaria Flora che con creatività ha donato un pensiero per le Ospiti della struttura, ad Alessia Genua e a Fabio Moragas per le loro melodie avvolgenti, ed ai volontari Angela, Antonella, Donatella, Francesco, Giovanna, Maria Assunta, Nuccio e Nicola, che con la loro presenza hanno contribuito a custodire la bellezza e l’umanità della giornata.
Un grazie particolare va a tutti gli Operatori dell’Hospice “Via delle Stelle” che, ogni giorno, con competenza, dedizione e umanità, rendono questo luogo un vero presidio di vita e a tutti coloro che con professionalità e spirito di collaborazione, hanno contribuito a rendere possibile la realizzazione di questa speciale festa della mamma.

 

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