“La sicurezza del territorio è una questione seria e non può essere piegata alla propaganda o alla semplificazione politica. Per questo, rispetto alle dichiarazioni diffuse nelle ultime ore sui finanziamenti ministeriali per la mitigazione del rischio idrogeologico, la maggioranza di governo ritiene necessario ristabilire con precisione la verità degli atti.
Il primo dato, incontestabile, è questo: i progetti del Comune di Lamezia Terme non sono stati bocciati e non sono risultati inammissibili. Al contrario, nell’Allegato 1 al decreto ministeriale del 1° aprile 2026, le quattro istanze trasmesse dal Comune risultano regolarmente presenti e riportano tutte la dicitura “Ammissibile: Sì”.
Parliamo degli interventi relativi alla messa in sicurezza e mitigazione del rischio idrogeologico lungo Via Melchiorre Russo; delle zone collinari abitate di Pernazzo, Crozzano e Bucolia; dei tratti viabili e delle opere di presidio nelle località Serra e Annunziata; dell’area adiacente alle sponde del Torrente Piazza, nel tratto compreso tra il Parco urbano “F. Mastroianni” e l’area mercatale di Via Colombo.
Dunque, chi parla di progetti non ammessi, di presunte carenze progettuali o di responsabilità politiche legate alla qualità delle proposte, dimostra di non aver letto con attenzione gli atti o di non averne compreso il meccanismo.
Il punto decisivo è un altro. La graduatoria non è stata costruita sulla base di un giudizio discrezionale sulla qualità dei progetti, ma secondo un criterio oggettivo previsto dalla legge. In presenza di richieste di contributo superiori alle risorse disponibili, l’articolo 1, comma 141, della legge 145/2018 stabilisce che l’attribuzione avvenga in favore degli enti con la minore incidenza del risultato di amministrazione, al netto della quota accantonata, rispetto alle entrate finali.
Tradotto in termini chiari, il parametro determinante non era “quanto fosse buono” il progetto, ma il rapporto contabile tra risultato di amministrazione ed entrate finali. Lamezia Terme ha un rapporto pari al +26,04%; il primo Comune finanziato in graduatoria presenta un rapporto pari addirittura a -385,12%. È evidente, quindi, che il criterio ha favorito prioritariamente gli enti con condizioni contabili più sfavorevoli, non i Comuni con progetti migliori o peggiori.
Non vi è, pertanto, alcuna disfatta amministrativa, alcuna bocciatura tecnica, alcuna prova di superficialità politica. Vi è una procedura nazionale, regolata da criteri oggettivi, nella quale le domande complessivamente presentate dai Comuni italiani hanno superato di gran lunga le risorse disponibili. Il Ministero ha infatti precisato che le istanze pervenute ammontavano a oltre 7,1 miliardi di euro, mentre le risorse assegnabili erano pari a circa 1,385 miliardi di euro. Meno di un quinto delle richieste poteva trovare copertura.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento. Nelle more del perfezionamento del decreto è intervenuta anche una riduzione nazionale delle risorse disponibili, disposta per fronteggiare l’emergenza provocata dagli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito anche la Calabria. Anche questo è scritto negli atti e contribuisce a spiegare il quadro complessivo della procedura.
Appare poi singolare che venga utilizzato come argomento polemico l’inserimento degli interventi nel DUP 2026-2028 e nel Piano triennale delle opere pubbliche. È esattamente il contrario. Quell’inserimento era un requisito richiesto dalla procedura e conferma, sul piano amministrativo e politico, che l’Amministrazione comunale considera quelle opere strategiche, necessarie e meritevoli di finanziamento.
Quelle aree erano, sono e restano una priorità per questa Amministrazione. Non sono state inserite negli strumenti di programmazione in modo occasionale o solo per partecipare a un bando, ma perché esiste una precisa volontà di intervenire sulla sicurezza del territorio, sulla tutela delle comunità residenti e sulla valorizzazione delle zone più fragili della città.
Trasformare un atto dovuto, corretto e necessario in un capo d’accusa significa non conoscere la differenza tra programmazione amministrativa, ammissibilità progettuale e assegnazione effettiva delle risorse.
La maggioranza ribadisce quindi un punto politico essenziale: Lamezia ha candidato interventi importanti, li ha inseriti correttamente negli strumenti di programmazione, li ha trasmessi nei termini e li ha visti riconosciuti come ammissibili. Il mancato finanziamento non deriva da una carenza dei progetti, ma da un criterio nazionale di graduatoria e da una disponibilità di risorse largamente insufficiente rispetto alla mole delle richieste pervenute.
Naturalmente, l’Amministrazione continuerà a lavorare affinché questi interventi possano essere riproposti, finanziati attraverso ulteriori canali e realizzati, perché la sicurezza idrogeologica delle aree fragili della città resta una priorità concreta.
L’opposizione ha pieno diritto di presentare interrogazioni e chiedere chiarimenti. Ma ha anche il dovere di farlo partendo dagli atti, non da ricostruzioni parziali o tecnicamente sbagliate. Su temi delicati come il rischio idrogeologico servono serietà, competenza e responsabilità istituzionale. La maggioranza continuerà a rispondere con i fatti, con gli atti e con il lavoro amministrativo, senza alimentare allarmismi utili solo alla polemica del giorno”.
Così in una nota i Consiglieri comunali di maggioranza del Comune di Lamezia Terme.
