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Assemblea PSI, Franz Caruso: “Il socialismo non si usa, si vive”

“Ci sono momenti in cui il rispetto non è solo forma, ma sostanza. E quando viene meno, non è solo sgradevole: diventa un segnale politico preciso, che va chiarito fino in fondo”. È quanto afferma il segretario provinciale del PSI di Cosenza, Franz Caruso, all’indomani dell’assemblea socialista svoltasi a Rende alla presenza del segretario nazionale Enzo Maraio. “Ho appreso solo dopo il mio intervento – prosegue Franz Caruso – con sorpresa, ma fino a un certo punto, della presenza di Giacometto Mancini alla nostra assemblea, su invito di chi ha avuto responsabilità nella mia Giunta, poi venute meno per evidenti divergenze politiche. Una presenza, quella di Giacometto Mancini, che appare tutt’altro che neutra ed assai strumentale, atteso che lo stesso conduce da tempo una battaglia apertamente ostile a un’amministrazione, quella cosentina, chiaramente collocata nel perimetro del centrosinistra e del campo riformista e progressista. È una contraddizione politica evidente, che merita di essere sottolineata seppur immediatamente chiara a quanti conoscono cose e uomini di certa miseria umana. Ancora più sorprendente, però, è il tentativo di Giacometto Mancini di richiamarsi ai valori socialisti. Un richiamo che suona francamente fuori luogo, perché quei valori non si evocano a convenienza: si rispettano e si praticano con coerenza. E quando, in passaggi decisivi, si è scelto di abbandonarli per qualche incarico regionale avvicinandosi a valori ed ideali opposti, diventa difficile oggi rivendicarli con credibilità. La storia socialista è una cosa seria, non un argomento da utilizzare in modo strumentale per fini personali o per attacchi politici. C’è un limite che non può essere superato: quello tra il legittimo confronto politico e il tentativo di minare, dall’interno, l’unità di una comunità politica e di una coalizione che ha scelto con chiarezza da che parte stare. Quando si lavora non per costruire ma per dividere, non per rafforzare ma per logorare, si esce dal perimetro dei valori socialisti e riformisti. Io quei valori non li ho mai traditi. Da oltre cinquant’anni rappresento con orgoglio una storia fatta di coerenza, di appartenenza, di battaglie difficili ma sempre dalla stessa parte: quella della giustizia sociale, della dignità delle istituzioni, della lealtà politica. Non ho mai ceduto alle scorciatoie, né ho mai inseguito opportunità personali cambiando campo o alleanze. Non ho mai ascoltato il canto delle sirene di chi offriva incarichi in cambio di una resa politica e ideale. Per questo trovo francamente inaccettabile che si provi a fare la morale richiamando una “storia” che, nei fatti, è stata abbandonata per ottenere incarichi regionali in una coalizione di centrodestra. Non è evocando simboli o memorie familiari che si ricostruisce una credibilità politica: quella si costruisce con le scelte, giorno dopo giorno. E mi preoccupa, lo dico con franchezza, un certo modo di organizzare momenti che dovrebbero essere di confronto e partecipazione e che invece rischiano di trasformarsi in operazioni opache, poco inclusive, lontane dallo spirito unitario che dovrebbe animare la nostra coalizione. Colpisce, in particolare, l’assenza dei segretari regionali degli altri partiti del centrosinistra: un’assenza significativa, che indebolisce il senso stesso di un’iniziativa che dovrebbe essere invece luogo di confronto largo e condiviso. Il Partito Socialista è e deve essere una forza politica che si misura con gli altri partiti del centrosinistra, che dialoga e costruisce insieme, che non si chiude in contesti ristretti alimentando dinamiche correntizie e relazioni riservate. Quando mancano interlocutori fondamentali della nostra parte politica, il messaggio che passa è esattamente l’opposto di quello di cui abbiamo bisogno. Sono certo, peraltro, che il segretario nazionale non fosse pienamente al corrente né delle modalità organizzative né di ciò che è seguito all’assemblea, che ha assunto contorni ben diversi da quelli di un momento politico aperto e inclusivo. Il Partito Socialista non può essere terreno di regolamenti di conti personali né strumento per ridefinire equilibri di potere. È, e deve restare, una comunità politica fondata su valori chiari: libertà, democrazia, solidarietà, coerenza, lealtà e rispetto delle istituzioni e delle persone. A questi valori io continuerò a rispondere, con determinazione e senza ambiguità. Perché il socialismo, quello vero, non si usa: si vive”.

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