L’imputato “mi consegnò 1 milione e mezzo di euro in contanti mentre eravamo in una saletta interna della filiale Mps di piazza Tolomei a Siena”, saletta “che mi fu data in uso dopo una telefonata ad un’amica della banca” e “al momento della consegna non era presente nessun funzionario di Mps”. Così la testimonianza a un processo per riciclaggio nella città del Palio della legale rappresentante di una cooperativa di Chiusdino che ad agosto 2007 vendette terreni agricoli e immobili rurali ad un imprenditore della Calabria.
La compravendita era per un totale di 5 milioni e mezzo di euro ed è finita sotto la lente della Dia di Firenze e ora è tema di un processo in corte d’assise in corso a Siena di fronte al collegio presieduto dal giudice Simone Spina. La teste si riferiva a uno dei due imputati del processo.
Secondo l’accusa sostenuta dal pm Antonino Nastasi, due calabresi, Francesco Saporito e Edo Commisso, sono indagati, a vario titolo, per riciclaggio aggravato da finalità mafiosa e agevolazione di associazione mafiosa, per aver impiegato nella propria attività economico-imprenditoriale in agricoltura denaro riconducibile alla cosca di ‘Ndrangheta ‘Grande Aracri’ di Cutro, nel Crotonese, e a quella di Petilia Policastro ad essa affiliata. “La consegna del denaro contante avvenne a fine 2006, poco prima dell’accordo preliminare di vendita – ha detto la legale rappresentante della cooperativa sentita in udienza nella forma di testimone assistito – Il denaro mi fu portato all’interno di una borsa e io lo misi in uno zaino che mi ero portata; il resto della cifra mi fu dato successivamente con un assegno da 2,5 milioni di euro e con assegni circolari”.
“Mi fu detto che i soldi i contanti erano il frutto della vendita di un altro terreno in Calabria – ha detto la donna che, alla domanda della difesa di uno degli imputati – Non ho mai pensato ad un coinvolgimento della malavita, mi sembrava gente tranquilla”. Prossima udienza il 14 maggio.
