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Quel bidone di gasolio sottratto al prossimo, che ci ricorda quanto facciamo schifo e il parassitismo delle varie Conf-nullità

di Claudio Cordova – Cos’è che definisce una comunità? Il senso di appartenenza, sicuramente. Ma, soprattutto, il senso di solidarietà. Che non è un concetto buonista e peloso, ma la capacità di fare rete, di sentirsi vicini. Nella vita di tutti i giorni e, soprattutto, nelle emergenze. Fa ridere ripensare agli anni della pandemia da Covid-19 e a quelle frasi come “ne usciremo migliori”. Il mondo, ogni giorno, ci dimostra che non sia affatto così, sui macro-temi, così come su vicende più insignificanti.

Insignificanti, come quello che sta accadendo in Calabria.

Si badi bene, non perché si voglia sottovalutare la situazione. Anzi. I giorni e le ore che stiamo vivendo e che vivremo, con l’emergenza carburanti sono evidentemente qualcosa di grave, che va a incidere sulla carne viva della gente. In primis dei manifestanti. Agricoltori, autotrasportatori, tutti coloro che utilizzano un mezzo per il proprio lavoro. Fiaccati dai rincari degli ultimi mesi, da politiche nazionali che, pur potendo facilmente prevedere dove si sarebbe andati a finire per via di guerre, fisiche ed economiche, non hanno puntato minimamente su forme di energia alternative.

Insignificanti perché è insignificante la Calabria. Perché se quello che sta accadendo sul nostro territorio fosse avvenuto in qualsiasi altra parte d’Italia, si sarebbe mobilitata la grande informazione e, di conseguenza, tutto sarebbe diventato un caso nazionale. La stragrande maggioranza del trasporto di merci, infatti, sul territorio italiano, si muove su gomma. Il che evidenzia, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanto il nostro Paese sia un Paese vecchio, moribondo, ancorato a dinamiche del secolo scorso. Mentre il resto del pianeta corre.

Una crisi endemica, in cui, mai, le associazioni di categoria hanno provato a modernizzare il Paese, hanno pensato al bene collettivo, che dovrebbe essere anche uno degli equilibri da contemplare, dimostrando tutta la propria inutilità. O, meglio, utilità per pochi, per la conservazione delle proprie posizioni di privilegio. Unico obiettivo: arraffare più soldi possibili. E nei modi più creativi.

Anche in queste ore di caos sulle strade calabresi, è assordante il silenzio di Confindustria e di molte altre associazioni di categoria, in questo caso incapaci di anche solo di pensare ai propri interessi. Perché se i tir si fermano, si fermano anche i rifornimenti di merce, per ogni tipo di attività economica e imprenditoriale. Aprendo le porte (potenzialmente, ma forse già concretamente) anche a forme di speculazione da parte dei fornitori, che potrebbero gonfiare i propri prezzi, puntando sullo stato emergenziale, e facendosi pagare di più anche per dei trasporti di tipo ordinario.

Tutto questo non sembra importare al mondo economico calabrese che, a questo punto, verrebbe da dire, gioca con regole di mercato ignote a chi scrive e che, eventualmente, dovrebbe indagare chi di competenza.

Ma, ovviamente, i rincari sul costo dei carburanti hanno colpito, in questi mesi, i cittadini tutti. Così come il blocco oggi deciso dai tir, va a impattare pesantemente sulla vita di chiunque abbia un mezzo sotto il proprio sedere.

E la reazione del cittadino medio è stata la più classica: mors tua, vita mea.

La psicosi, le lunghe file ai distributori, hanno ben presto fatto finire le scorte che, se consumate con oculatezza e quel senso di comunità di cui sopra, sarebbero potute bastare fino al 20 ottobre, giorno in cui, al momento, dovrebbero finire i blocchi di rifornimento. Magari qualche distributore avrebbe dovuto chiudere per esaurimento liquido. Ma non tutti. Non in poche ore.

File interminabili, nelle scorse ore. Il pieno anche quando non necessario. I bidoni riempiti e portati via, al sicuro. Così una situazione di sicuro disagio è stata trasformata in caos nel giro di poche ore, portando le persone a pensare o meno se utilizzare l’auto per andare al lavoro o agli scaffali dei supermercati desolatamente vuoti. Perché non importa cosa accade alla comunità. Come te la caverai tu, non è affar mio. Io penso a me stesso, non badando a quelle che possano essere le conseguenze.

La reazione del cittadino medio è stata quella di mettere in primis al sicuro la propria auto. Per cosa, poi? Come se tutti, nel week end ormai iniziato, dovessero attraversare l’Italia su gomma. Il risultato non può che essere il caos. Già oggi. E i prossimi giorni non saranno sicuramente migliori.

Migliori, come ne saremmo dovuti uscire…

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