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Siamo solo esseri umani, ma a volte siamo anche peggio

di Mariagrazia Costantino* – Lo scorso 9 settembre è stato il 50° anniversario della morte di Mao, figura storica dei cui reati in Italia non si sa quasi niente, perché in Italia interessano a malapena i morti ucraini, figuriamoci quelli cinesi. E per giunta di un’altra epoca. Ma oggi non voglio parlare delle decine di milioni di cinesi che Mao ha fatto imprigionare, torturare, picchiare a morte o “solo” crepare di fame. Oggi voglio parlare di passeri, che però c’entrano con Mao, perché fu lui a lanciare, alla fine degli anni Cinquanta, la campagna contro i “quattro flagelli”: ratti, mosche, zanzare e passeri. I passeri in particolare furono dichiarati “nemici del popolo” perché beccavano i cereali destinati alle persone, così i cinesi vennero mobilitati per giorni, mattina e sera, per uccidere il maggior numero possibile di passeri. Come? Catturandoli a mani nude, colpendoli e facendo rumore con tutto quello che si aveva sotto mano: pentole, tamburi, oggetti di metallo. I passeri, allertati dal continuo fracasso, non potevano poggiarsi da nessuna parte e finivano per schiantarsi a terra sfiniti. Sapete quanti passeri ha fatto eliminare Mao? Otto milioni. Praticamente ha fatto sparire tutti i passeri della Cina. Con la morte dei passeri arrivarono le ben peggiori locuste (di cui gli uccelli si nutrivano), che fecero strage dei raccolti: questo, insieme alle folli politiche agrarie di Mao e della sua cricca, contribuì a scatenare la catastrofica Grande Carestia, che provocò un numero spaventoso di morti, ancora oggi imprecisato perché la Cina non lo conosce e se lo conosce lo tiene nascosto. Qualcuno parla di più di trenta milioni di vittime. Intere regioni spopolate.

Anche Reggio Calabria, che con la Cina ha tante cose in comune a partire dalla propaganda (non di stato, ma di parastato), se la prende con gli animali. Con i gatti in particolare. E con chi si occupa di loro. Tremate, tremate, le streghe son tornate! Ma solo perché è tornato il Medioevo – ammesso sia mai andato via – e con esso la caccia alle streghe e ai loro animali prediletti.

Qualche settimana fa, sulla nota rete locale RTV è andato in onda un servizio riguardante il sito archeologico della Tomba Ellenistica, in cui si imputa alla presenza di colonie feline la persistente condizione di degrado dell’area. Non credo ci sia bisogno di far notare quanto sia assurdo incolpare i gatti e chi si occupa di loro di un “degrado” che non potrebbero creare nemmeno se lo volessero. I volontari animalisti si occupano dei gatti del sindaco (per la legge italiana i gatti del territorio sono suoi) perché hanno a cuore l’ambiente. Prendersi cura di questi animali equivale a prendersi cura del territorio. E per le stesse leggi italiane che qui sembrano essere un optional affidato al capriccio del pubblico ufficiale di turno, i gatti randagi costituiscono patrimonio indisponibile dello Stato, per questo motivo non possono essere spostati o disturbati in alcun modo, salvo ovviamente che non abbiano bisogno di soccorso. Per questo motivo, proprio come gli uccelli, possono andare e stare dove vogliono. Sempre per le leggi italiane – e per quelle europee – i gatti dovrebbero essere sterilizzati dal Comune, in cooperazione con l’Azienda Sanitaria Provinciale, in modo da prevenire la proliferazione incontrollata che danneggia gli animali per primi. Tutto ciò qui non avviene, perché lo stesso Comune non sembra avere i soldi, il tempo e soprattutto la volontà di occuparsi di questo aspetto così fondamentale della gestione del territorio. Perciò sono le associazioni e quei “fessi” dei volontari (compresa la sottoscritta) a occuparsi, a proprie spese, delle sterilizzazioni. In risposta e come ringraziamento per questo sacrificio personale, sono (siamo) accusati di causare degrado, quando è esattamente il contrario: noi del degrado materiale – e aggiungo io morale – siamo l’argine. Noi puliamo quello che passanti o residenti lasciano. I gatti non hanno ancora iniziato a mangiare patatine o bere birra, e io vedo solo reggini, non felini, buttare spazzatura ovunque come se non ci fosse un domani. Buttano mozziconi con la naturalezza con cui ci si gratta, ma non si limitano a quello: ho visto lanciare buste dalle macchine in corsa, pacchi scartati e subito buttati in mezzo alla strada. Ho visto cose che voi umani… (e manco li cani). Ho visto anche diverse persone di nazionalità estera espletare le proprie funzioni fisiologiche dove capita, in pieno giorno: questo può dipendere dal fatto che molti di loro provengono da luoghi dove un comportamento del genere è normale, ma se pensano sia normale farlo anche qui è in parte responsabilità della città e della carenza cronica di educazione al senso civico e al rispetto delle regole basilari del vivere civile.

Che Reggio Calabria sia una città che si vuole male è risaputo, ma non pensavo potesse arrivare al punto da voler male anche alle sue creature più innocue e indifese. È assurdo che qui le colonie feline rappresentino un problema per i siti archeologici, visto che a Roma sono diventati simbolo dei Fori Imperiali e del Colosseo, e nessuno si sognerebbe mai di considerare la loro presenza un elemento negativo o dannoso. Pensate che grazie al titolo di “Città dei Gatti” nelle casse di Istanbul entrano milioni di dollari ogni anno; noi, con l’ignoranza e l’arroganza che ci contraddistingue, facciamo fatica a tenerci quei quattro turisti che traumatizziamo con disservizi e disorganizzazione. Invece di proporre soluzioni sostenibili qui ci si lamenta e basta, o si cerca l’ennesimo alibi per essere sollevati dalle proprie responsabilità: “è Roma”, “i politici corrotti”, “Stato infame che abbandona la Calabria”. Adesso anche gatti e gattare di “m”. Sì perché ho notato che questa locuzione viene usata spesso e volentieri da certi trogloditi misogini che pensano che occuparsi di animali randagi sia qualcosa di cui vergognarsi e che squalifica la persona, specialmente se donna, oltre a essere qualcosa che ne definisce l’identità a 360°. Esiste qualche improvvisato sui generis che lo fa nel modo scorretto, ma mai nelle colonie registrate, e sono le stesse associazioni e i volontari a farglielo notare. Nella stragrande maggioranza dei casi a occuparsi di questi animali sono persone di sensibilità e cultura; al contrario la crudeltà nei confronti degli animali è un segnale inequivocabile di personalità psico- e sociopatica. La stessa che molti qui sembrano ostentare con orgoglio (nemmeno un disadattato come Cetto Laqualunque avrebbe il coraggio di prendersela con animaletti indifesi).

Avete visto lo stato vergognoso in cui versano gli scavi di Piazza Garibaldi? Sono i gatti a buttare la spazzatura che li circonda? Sono i gatti a divellere pali e cordoli in pieno centro per noia e vandalismo? Perché non accusare chi si macchia di questi reati o l’amministrazione colpevole di negligenza? Perché Reggio Calabria non può distinguersi per una volta per una causa virtuosa che favorisca tutti invece delle solite denunce generiche e demagogiche che quasi mai prendono di mira i veri “cattivi”? Il motivo per cui in questa città si continui in modo pervicace e diabolico ad abbassare l’asticella del dibattito pubblico resta un mistero: la cosa certa è che un servizio del genere si tradurrà in ulteriore stigma contro animali innocui, puliti e indifesi. E temo anche in maltrattamenti, peraltro già presenti in abbondanza.

Dovremmo iniziare tutti a occuparci delle vere battaglie, compresa quella contro lo strapotere della ‘Ndrangheta (è notizia tristissima di queste ore il suicidio di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo), dicendo anche cose scomode e impopolari se necessario. Perché è così che si provoca un cambiamento positivo, non prendendosela – letteralmente – con quattro gatti.

*Sinologa e docente universitaria. Ha un Master e Dottorato in Cinema e scrive di Global Media e Geopolitica

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