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Oltre 7 milioni investiti in dieci anni: il GAL Terre Vibonesi apre una nuova stagione per imprese e territorio

Dopo dieci anni il punto non è più soltanto quante risorse siano state spese, ma quanto valore e quanta nuova occupazione quelle risorse siano riuscite a lasciare sul territorio. Il GAL Terre Vibonesi chiude il primo ciclo con oltre 7 milioni di euro investiti, 152 beneficiari finanziati, più di 60 imprese sostenute, 57 nuove attività extra-agricole e il 100% delle risorse disponibili utilizzato. Da qui parte ora la programmazione 2023-2027, con circa 2,5 milioni di euro e una variazione di impostazione: accanto ai bandi, progetti più complessi a regia diretta, costruiti mettendo insieme imprese, competenze, filiere e servizi. Il Gal Terre Vibonesi intende dunque porsi come consulente e “incubator” per i nuovi progetti e i nuovi finanziamenti prestando la propria esperienza ai beneficiari.

È il dato economico attorno al quale si è chiusa la prima edizione del Festival Terre Vibonesi, che in due giorni ha riunito a Villa Klopè, a Francavilla Angitola (VV), circa 500 partecipanti tra imprese, istituzioni, enti, altri GAL, associazioni e mondo della ricerca.

«Un finanziamento fa partire un’impresa. Affinché sia duratura nel tempo servono clienti, competenze, relazioni e servizi. È su questo che vogliamo insistere: sulla capacità di trasformare un investimento in reddito e lavoro stabile», ha detto il presidente Vitaliano Papillo. L’idea centrale del Gal Terre Vibonesi è fondamentalmente questa: fare in modo che l’investimento pubblico non si esaurisca nel contributo, ma lasci dietro di sé attività in grado di competere sul mercato, lavoro, competenze e relazioni economiche.

La nuova programmazione destina 2,5 milioni a imprese e nuove attività, filiere identitarie, turismo rurale, recupero del patrimonio produttivo, infrastrutture e servizi. Ma soprattutto prova a collegare strumenti finora spesso separati: dal Rural Hub Calabria, che mette in rete i 13 GAL regionali, al Biodistretto del Parco delle Serre, fino al percorso verso la prima DOC del Vibonese e al Marchio di Qualità. 

Sul tavolo sono entrati così temi che superano il perimetro locale. L’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo ha rilanciato il nodo della remunerazione dei produttori e annunciato l’intenzione di aprire con il Ministero un confronto sul prezzo minimo garantito alla produzione. Sul fronte degli aiuti alle imprese agricole, la Regione ha inoltre individuato 10.200 aziende beneficiarie dei ristori per il caro carburante.

Al Festival sono intervenuti anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, con un videomessaggio, e il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio. Quest’ultimo, reduce dal TTG di Rimini, ha indicato nell’interesse raccolto dalla Calabria da parte del mercato italiano e internazionale un segnale di crescita che ora va tradotto in economia stabile: «Siamo sulla buona strada», ha dichiarato Centinaio.

La parte operativa si è aperta con i Cantieri di Futuro: circa cinquanta partecipanti hanno lavorato su filiere, collaborazione pubblico-privato, servizi e strumenti comuni. Gli esiti confluiranno entro un mese in un documento di restituzione, con l’obiettivo di rendere permanenti i tavoli di confronto.

Dentro questa stessa idea di sviluppo si collocano anche i due riconoscimenti assegnati durante il Festival. Il Premio Terre Vibonesi 2026 è andato a Franca Melfi, pioniera della chirurgia toracica robotica, per un percorso internazionale che ha riportato in Calabria competenze, ricerca e formazione. Il Premio Donna Rurale delle Terre Vibonesi è stato assegnato invece a Maria Grazia Greco, imprenditrice agricola di Maierato, per avere trasformato produzione, biodiversità e recupero del grano Rosìa in un’esperienza contemporanea di impresa e filiera. Due traiettorie diverse, accomunate dalla capacità di tradurre competenze e patrimonio in valore che resta e si rinnova nel territorio.

«I prossimi anni ci chiedono di passare dai progetti al progetto», ha concluso Papillo. È la linea che il Festival lascia aperta: non aggiungere misure una all’altra, ma costruire una direzione comune capace di tenere insieme investimenti, imprese, lavoro e servizi.

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