Un incontro tra memoria e contemporaneità. Ieri sera il Museo San Giovanni di Catanzaro ha ospitato Carnival, appuntamento della XXIII edizione del Festival d’Autunno ideato e diretto da Antonietta Santacroce. Al centro della serata il progetto di GNMR, nome d’arte di Gianmaria Coccoluto, che ha riletto le poesie epistaltiche di Mimmo Rotella, già sonorizzate negli anni Novanta dal padre Claudio Coccoluto, restituendole al pubblico attraverso una nuova sensibilità musicale.
Più che un semplice dj set, quello andato in scena è stato un dialogo tra generazioni e linguaggi diversi. Le opere di Rotella, rielaborate musicalmente hanno trovato una nuova dimensione grazie al lavoro compiuto da Gianmaria Coccoluto, sui materiali già incisi dal padre con Rotella e dei quali detiene i diritti, che hanno ulteriormente sottolineato il significato di un percorso che ha incrociato gli affetti personali con la memoria artistica e la ricerca musicale.
«Essere qui oggi non è solo un grandissimo piacere, ma qualcosa di ancora più importante» ha spiegato GNMR. «Mi sento investito di un ruolo di connessione che va da Rotella a mio padre Claudio, passando dall’ideazione dei poemi fonetici fino alla musica house contemporanea. Mio padre aveva iniziato a lavorare su questi materiali alla fine degli anni Novanta, utilizzando la voce di Rotella come uno strumento musicale e percussivo. Quello che abbiamo cercato di fare è riportare quei lavori in un contesto capace di unire cultura, memoria e intrattenimento».
Il racconto si è inevitabilmente intrecciato con quello del padre. Non tanto attraverso il ricordo nostalgico, quanto attraverso l’eredità di un metodo e di una visione. GNMR ha spiegato come il dono più prezioso ricevuto da suo padre non sia stato un insegnamento tecnico, ma il valore dell’indipendenza.
«Quando si parla di eredità si pensa spesso a una continuazione diretta. Io credo che possa essere soprattutto un’eredità etica e morale. Mio padre mi ha insegnato l’autonomia, lasciandomi sperimentare, sbagliare e trovare una strada personale. Questo è stato il suo insegnamento più grande: permettermi di volare con le mie ali».
Particolarmente interessante è stata anche la riflessione sull’evoluzione della figura del dj e della musica elettronica. Nel ricordare il lavoro di Claudio Coccoluto, Gianmaria ha evidenziato come siano cambiati il modo di costruire i set e il rapporto stesso con il pubblico.
«Mio padre apparteneva a una generazione in cui il dj seguiva un percorso più legato alla melodia e all’armonia. Oggi la musica elettronica tende a essere più astratta e libera. Non si costruisce attorno alla singola canzone, ma attorno a un flusso emotivo continuo dentro cui il pubblico può immergersi».
Per Antonietta Santacroce, la serata ha rappresentato uno degli appuntamenti più significativi di questa edizione del Festival: «Carnival ha interpretato perfettamente lo spirito della nostra rassegna, che quest’anno mette in dialogo memoria e contemporaneità. Portare Gianmaria Coccoluto nella città di Mimmo Rotella ha significato far incontrare due percorsi creativi diversi ma profondamente legati dall’idea di ricerca e innovazione. È stata una serata che ha mostrato come l’arte continui a trasformarsi e a trovare nuovi modi per parlare al presente».
