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“Voi siete gli angeli della terra”. Il vescovo Savini in visita alla protesta degli agricoltori

Nella Piana di Cerchiara, nei pressi di Francavilla Marittima, Mons.Francesco Savino si schiera accanto ai lavoratori in protesta: «Dove sono i diritti di queste persone?». Un appello alla politica e alla società affinché nessuno venga lasciato solo.

Ci sono momenti in cui la presenza vale più di tante parole. Momenti in cui esserci, ascoltare e guardare negli occhi chi lotta ogni giorno per il proprio futuro diventa un gesto di autentica solidarietà.

È quanto accade nella Piana di Cerchiara, non lontano da Francavilla Marittima, dove monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), si è recato al fianco degli agricoltori e degli autotrasportatori impegnati nella protesta contro il carovita e il caro carburanti.

Una presenza significativa, che porta al centro dell’attenzione le difficoltà di chi lavora, produce, trasporta e oggi si trova a fare i conti con costi sempre più pesanti, margini sempre più ridotti e un futuro che appare incerto.

Il vescovo non si limita a osservare la protesta da lontano. Sceglie di stare accanto alle persone, di ascoltare le loro ragioni e di richiamare tutti a una domanda fondamentale: che valore ha una democrazia se non riesce a garantire ascolto e risposte a chi fatica a vivere del proprio lavoro?

«La democrazia è fatta di diritti e doveri. Ma dove sono i diritti di queste persone?»

È una domanda che interpella le istituzioni, la politica e l’intera società. Perché dietro ogni trattore e ogni camion fermo ci sono storie di sacrifici, famiglie da mantenere, aziende da salvare e lavoratori che chiedono di poter continuare a svolgere dignitosamente la propria attività.

La democrazia non può essere richiamata soltanto quando si parla di doveri. Deve saper riconoscere anche i diritti, tutelare chi produce ricchezza e garantire condizioni che consentano alle persone di vivere del proprio lavoro.

Il caro carburanti e l’aumento del costo della vita pesano su chiunque, ma per agricoltori e autotrasportatori possono trasformarsi in un ostacolo concreto alla sopravvivenza economica. Quando i costi diventano insostenibili, non è in gioco soltanto il bilancio di una singola impresa: è in gioco un intero sistema produttivo.

La protesta, dunque, non può essere liquidata come un semplice problema di viabilità. Occorre comprenderne le ragioni, ascoltare le richieste dei lavoratori e aprire un confronto serio per individuare risposte concrete, nel rispetto di tutti.

«Voi siete gli angeli della terra»

Sono parole che racchiudono il senso più profondo della vicinanza di monsignor Savino agli uomini e alle donne che lavorano nei campi e sulle strade.

《Voi siete gli angeli della terra»: un riconoscimento rivolto a chi, attraverso il proprio lavoro quotidiano, contribuisce a garantire il cibo sulle nostre tavole, a far circolare le merci e a tenere viva l’economia dei territori.

Gli agricoltori custodiscono la terra, ne coltivano i frutti e preservano tradizioni che attraversano le generazioni. Gli autotrasportatori assicurano collegamenti essenziali tra produttori, imprese, mercati e cittadini. Sono professioni diverse, ma unite da una responsabilità comune: sostenere la vita quotidiana delle comunità.

Eppure, troppo spesso, proprio queste persone si sentono dimenticate. Si chiede loro di continuare a produrre, consegnare e garantire servizi, mentre le difficoltà economiche rendono sempre più complicato andare avanti.

Riconoscere il loro valore significa fare molto più che pronunciare parole di apprezzamento. Significa ascoltarli, difenderne la dignità e lavorare affinché possano continuare a svolgere il proprio mestiere senza essere schiacciati da costi insostenibili.

Togliete l’agricoltura alla Calabria: cosa resta?

È una domanda che dovrebbe far riflettere tutti, a partire da chi ha responsabilità politiche e istituzionali.

L’agricoltura, in Calabria, non è soltanto una voce dell’economia. È identità, cultura, paesaggio, tradizione e presidio del territorio. È il lavoro di migliaia di persone, il sostentamento di tante famiglie e una risorsa fondamentale per le aree rurali.

Senza agricoltura, la Calabria perderebbe una parte essenziale della propria storia e del proprio futuro. Si indebolirebbero le filiere produttive, si aggraverebbero le difficoltà di molte comunità e diventerebbe ancora più difficile offrire opportunità alle nuove generazioni.
E cosa accadrebbe ai territori se gli agricoltori, messi alle strette dai costi di produzione, fossero costretti a ridurre o abbandonare le proprie attività? Chi continuerebbe a coltivare la terra? Chi custodirebbe le campagne? Chi garantirebbe continuità a un patrimonio costruito con il lavoro e i sacrifici di intere generazioni?
Lo stesso vale per l’autotrasporto. Senza chi movimenta le merci, l’economia rallenta, le imprese incontrano maggiori difficoltà e le conseguenze ricadono sull’intera collettività.
Difendere agricoltori e autotrasportatori significa, quindi, difendere il lavoro, la produzione e la possibilità stessa di mantenere vivi i territori.

Una protesta che non può cadere nel silenzio

A preoccupare, oltre alle difficoltà economiche denunciate dai lavoratori, è il rischio che la loro protesta passi inosservata.
La popolazione sembra spesso distratta, mentre la politica appare lontana da una realtà che meriterebbe maggiore attenzione. Il pericolo è che, dopo i primi momenti di visibilità, tutto torni come prima e le richieste di aiuto rimangano senza risposta.

Apriamo gli occhi. Non possiamo accorgerci del valore dell’agricoltura soltanto quando i prezzi aumentano, né ricordarci dell’importanza degli autotrasportatori soltanto quando le merci non arrivano a destinazione.
Dietro questa protesta ci sono persone che chiedono di essere ascoltate. Ci sono lavoratori che non vogliono rinunciare alla propria attività, ma che chiedono condizioni economiche sostenibili e interlocutori disposti ad affrontare concretamente i problemi.

Le ragioni della protesta meritano attenzione e risposte. Allo stesso tempo, è necessario che il confronto con le istituzioni proceda attraverso il dialogo, cercando soluzioni che tutelino i lavoratori e riducano i disagi per la collettività.

L’indifferenza, invece, non risolve nulla. Allontana le persone dalle istituzioni e alimenta la sensazione di essere state abbandonate.

Il vescovo: «Sono con voi e contatterò chi di dovere»

La presenza di monsignor Francesco Savino vuole rappresentare un segno di vicinanza concreta a chi sta vivendo una fase difficile.
Il vescovo si fa prossimo agli agricoltori e agli autotrasportatori, ascolta il loro disagio e manifesta la volontà di contattare gli interlocutori istituzionali competenti, affinché le loro istanze possano essere portate all’attenzione di chi ha la responsabilità di intervenire.
Un impegno che richiama il ruolo di una Chiesa capace di stare accanto alle persone, soprattutto a quelle che rischiano di non avere voce nei luoghi in cui si prendono le decisioni.
Non si tratta soltanto di solidarietà umana e cristiana. Si tratta di riconoscere che la dignità del lavoro, la giustizia sociale e la tutela delle famiglie devono essere parte integrante di qualsiasi progetto di sviluppo.
La vicinanza del vescovo non sostituisce le responsabilità delle istituzioni, ma lancia loro un messaggio chiaro: queste persone non possono essere lasciate sole.

Dalla civiltà dell’amore a una società che deve ritrovare la solidarietà. Paolo VI parlava di «civiltà dell’amore», indicando un orizzonte nel quale la dignità della persona, la solidarietà e il bene comune diventano principi concreti della vita sociale. Oggi, davanti alle difficoltà di chi lavora e rischia di perdere ciò che ha costruito con anni di sacrifici, viene spontaneo chiedersi quanto di quella civiltà sia ancora presente nella nostra società. Una civiltà dell’amore non si misura soltanto nelle parole, nelle celebrazioni o nelle dichiarazioni di principio. Si misura nella capacità di non voltarsi dall’altra parte, di ascoltare chi soffre, di riconoscere le ingiustizie e di impegnarsi per correggerle. Si misura nella vicinanza a chi è in difficoltà, ma anche nella volontà di trasformare quella vicinanza in interventi concreti. È questo il messaggio che arriva dalla Piana di Cerchiara: non basta riconoscere il valore degli agricoltori e degli autotrasportatori. Bisogna creare le condizioni affinché possano continuare a lavorare e vivere dignitosamente. La Calabria non può essere lasciata sola La presenza di monsignor Savino riporta al centro una questione che riguarda l’intera comunità calabrese e non soltanto i protagonisti della protesta. Quale futuro può esserci per una terra se chi la coltiva e chi ne trasporta i prodotti non riesce più a sostenere i costi del proprio lavoro? Quale fiducia possono avere i cittadini nelle istituzioni se le loro difficoltà non trovano ascolto? E quale significato può avere la democrazia se ai doveri non corrisponde un’effettiva attenzione ai diritti? Sono domande che non possono rimanere senza risposta. Gli agricoltori e gli autotrasportatori chiedono attenzione, sostenibilità economica e la possibilità di guardare al futuro senza essere costretti a vivere nell’incertezza. Le istituzioni sono chiamate ad ascoltare, confrontarsi e individuare misure adeguate alle difficoltà denunciate. Dalla Piana di Cerchiara parte un appello alla Calabria e all’Italia intera: non lasciamo soli gli angeli della terra. La loro battaglia riguarda il lavoro, il cibo, l’economia e la dignità delle persone. Riguarda il futuro delle famiglie e la sopravvivenza di attività fondamentali per i nostri territori. La democrazia è fatta di diritti e doveri, ma anche di ascolto, partecipazione e responsabilità. La solidarietà deve diventare azione, la vicinanza deve trasformarsi in impegno e le parole devono lasciare spazio alle risposte. Apriamo gli occhi prima che sia troppo tardi. Perché senza agricoltura, senza lavoro e senza solidarietà, la Calabria rischia di perdere una parte fondamentale della propria anima. E la civiltà dell’amore, ricordata da Paolo VI, comincia proprio da qui: dal non lasciare indietro nessuno.

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