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Klaus Davi traccia il ritratto di Giovanni Muzzupappa ucciso a Nicotera il 26 novembre

Con un dettagliato articolo postato sulla sua pagina Facebook (visibile al link https://www.facebook.com/klausdavi2/posts/pfbid07wVn4JHdiC5mjN9qUkUgkrNpwuCPCLcsk6tmCpHmKobfyCiJErip93M7VWb7Vsgrl), Klaus Davi, massmediologo da anni a caccia delle verità sulla ‘Ndrangheta, ha tracciato il profilo criminoso dell’uomo ucciso a Nicotera la notte del 26 novembre, Giovanni ‘Bocciolo’ Muzzupappa. Davi sottolinea come il giovane affiliato avesse vissuto per anni in Lombardia, nella zona di Milano, secondo fonti certe che lo incontrarono più volte all’ombra del Duomo. Il giornalista ritiene “Prevedibile la sua funzione sul territorio (dati i suoi legami…). Non è un caso che la sua ‘ragnatela’ parentale coinvolgesse anche Giuseppe Campisi detto icasticamente Pino, tratto in arresto dopo una breve latitanza a Roma e nel cui covo furono trovati proprio i libri di Klaus Davi. Per non farsi mancare nulla lo stesso Giuseppe Muzzupappa era a sua volta nipote di Giovanni e Leo Rizzo figlio di Romana Mancuso. Il primo figura come imputato nel maxiprocesso Rinascita Scott maxi indagine a firma Nicola Gratteri”. L’indagine svela anche che era intimo amico di Luigi Aquilano, presunto ras dei Mancuso in Lombardia di cui il giornalista fece un ritratto un mese prima dell’arresto, ed era molto noto nell’hinterland lombardo per la sua attività. La sua entrata ‘strutturale’ nella ‘Ndrangheta avviene sulle orme del cugino Totò Campisi, figlio del defunto Mimmo Campisi.

Secondo il massmediologo, solo da qualche anno Muzzupappa figurava vistosamente nelle cronache giudiziarie. Infatti fu tratto in arresto tre anni fa nei pressi di Gerocarne munito di armi, passamontagna, giubbotti antiproiettile, macchina blindata con sirena e circa 30 mila euro contanti. All’esito dell’arresto gli inquirenti ipotizzarono – rivela Davi – che lo stesso stesse ordendo un agguato nei confronti di un membro del clan Loielo, alleato storicamente al clan Mancuso.

Klaus Davi traccia poi il percorso nella articolata trama parentale del pregiudicato che era un personaggio ‘impegnativo’ per i suoi legami di primo piano, in primis con Salvatore Cuturello sposato con Francesca Mancuso, figlia di Peppe Mbrojja, uscito da poco dopo 24 anni ininterrotti di carcerazione e considerato uno dei vertici del clan. Ma era anche nipote di Roberto Cuturello, fratello a sua volta di Salvatore e primo cugino di Alfonso ed Antonio entrambi coinvolti in importanti indagini antidroga in territorio lombardo.

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