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Palmi celebra San Francesco a 800 anni dalla morte: accesa la lampada votiva

Una celebrazione nel segno della spiritualità francescana, a ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi. La comunità di Palmi ha rinnovato la propria devozione al Patrono d’Italia nella parrocchia Maria SS.ma del Rosario, attraverso un momento di preghiera che ha richiamato l’attualità di un messaggio fondato sull’umiltà, sulla povertà e sulla fraternità.

Alla Santa Messa ha preso parte l’Amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Giovanni Calabria, dall’assessora all’Ambiente e ai Lavori pubblici Lucia Muscari, dall’assessore alla Cultura Carmelo Ciappina e dal vicesindaco e assessore al Bilancio Salvatore Celi. Presenti anche le autorità civili e militari.

Uno dei momenti più significativi della celebrazione è stato l’accensione della lampada votiva davanti all’altare di San Francesco da parte del sindaco Calabria, che ha accompagnato il gesto con una preghiera di affidamento della città e dell’Italia al Serafico Padre.

«O serafico Padre San Francesco, incomparabile patrono d’Italia, che rinnovasti il mondo nello spirito di Cristo, ascolta la nostra preghiera», ha recitato il primo cittadino, richiamando la povertà francescana come «autentica ricchezza», l’amore per il creato e quella fraternità che portò Francesco a chiamare fratelli e sorelle gli uomini e le cose.

La lampada è diventata così simbolo della fiducia nella protezione del Santo: «Attira su di noi, sulla nostra città di Palmi e su tutta l’Italia la tua larga benedizione». Nella preghiera anche un pensiero rivolto alla responsabilità di chi governa, con l’invocazione a suscitare «nel cuore dei suoi figli desideri fecondi di bene e nei suoi governanti saggi intenti di pace».

Al centro della celebrazione anche l’omelia del parroco fra Massimiliano Di Pasquale, che ha preso le mosse proprio dagli ottocento anni trascorsi dalla morte del Poverello d’Assisi.

«Sono passati 800 anni da quel giorno santissimo in cui Francesco d’Assisi, presso la chiesa della Porziuncola, rese l’anima a Dio. E dopo 800 anni non è finito tutto, ma anzi è iniziata una nuova storia».

Da qui una domanda: perché, dopo otto secoli, Francesco continua ad attirare così tante persone?

Fra Massimiliano ha cercato la risposta nelle fonti francescane e nei Fioretti, ricordando l’episodio di fra Masseo che domandò a Francesco perché tutto il mondo lo seguisse e lo cercasse, nonostante non fosse bello né di nobile origine. È nella consapevolezza della propria piccolezza davanti a Dio che emerge uno degli aspetti più profondi della figura del Santo.

«Ciò che attira, ancora oggi, della figura di Francesco d’Assisi non era la sua bellezza esteriore, ma la sua bellezza interiore», ha sottolineato fra Massimiliano, rivolgendo alla comunità dei frati e ai fedeli l’augurio di «essere belli nello spirito».

Perché la bellezza esteriore passa, mentre ciò che rimane è quello che si è interiormente. A distanza di otto secoli, di Francesco si ricordano soprattutto l’umiltà, la povertà e la radicalità con cui scelse di vivere il Vangelo.

A racchiudere il senso della sua esistenza sono state le parole dell’antifona ricordate durante l’omelia: «Francesco, povero e umile, entra ricco nel cielo». Una ricchezza che non coincide con il possesso: l’unica vera ricchezza cercata da Francesco fu il Signore.

Fra Massimiliano ha quindi richiamato l’immagine del Santo che, davanti al vescovo di Assisi e al padre Pietro di Bernardone, si spoglia dei propri abiti. «Francesco si spoglia di tutto quello che non appartiene più a lui, perché si vuole lasciar rivestire di Cristo».

Un gesto trasformato in un invito rivolto a ciascuno: «Spogliarci e rivestirci di Cristo». Francesco, ha ricordato il frate, «non ha fatto niente di straordinario: si è sforzato quotidianamente di mettere in pratica il Vangelo», fino a diventare alter Christus e a portare sul proprio corpo, attraverso le stimmate ricevute sul monte della Verna, i segni della sofferenza di Cristo.

La povertà, dunque, non riguarda soltanto i beni materiali. È anche la capacità di liberarsi di ciò che appesantisce interiormente l’uomo: «Quante invidie, quante gelosie, quante cattiverie a volte per qualcosa, per niente!». L’invito è quello di spogliarsi di tutto ciò che impedisce di vedere Dio, per diventare «ricchi del Signore Gesù».

Al termine della celebrazione, il momento di preghiera è proseguito all’esterno. Dalla parrocchia si è snodata una breve processione verso il monumento dedicato a San Francesco, dove l’Amministrazione comunale ha deposto una corona di fiori in omaggio al Patrono d’Italia.

Un gesto che ha concluso una celebrazione nella quale memoria religiosa e partecipazione della città si sono incontrate nel segno di Francesco. A ottocento anni dalla sua morte, la lampada accesa davanti all’altare e la corona deposta ai piedi del monumento hanno accompagnato un messaggio che continua a interrogare il presente: spogliarsi di ciò che allontana dall’essenziale e riscoprire quella bellezza interiore che, a differenza di quella esteriore, resiste al tempo.

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