C’è una parola che forse più di ogni altra riesce a raccontare la puntata di
Linea Verde Italia dedicata a Reggio Calabria: “cangiari”.
Cambiare.
Ma cambiare senza dimenticare chi siamo e da dove veniamo.
È questo il filo che Monica Caradonna e Tinto hanno seguito su Rai 1 attraversando Reggio
Calabria e il territorio dello Stretto, restituendo al pubblico nazionale l’immagine di una Calabria
lontana dagli stereotipi: una terra luminosa, ricca di storia e di bellezza, custode delle proprie radici
ma capace di guardare al futuro.
Il viaggio parte dal cuore di Reggio Calabria, dall’Arena dello Stretto e da quel lungomare che
Gabriele D’Annunzio definì, secondo la tradizione, “il più bel chilometro d’Italia”.
Poi la storia.
Al Museo Archeologico Nazionale sono i Bronzi di Riace a ricordare quanto questo territorio sia
stato per millenni luogo d’incontro tra civiltà, popoli e culture. Capolavori arrivati dal mare e oggi
custoditi attraverso tecnologie avanzate, quasi a rappresentare perfettamente lo spirito della puntata:
conservare il passato utilizzando gli strumenti del futuro.
Il racconto si sposta quindi verso Melito Porto Salvo, dove il mare continua a custodire
testimonianze sommerse e l’archeologia subacquea diventa un’altra porta attraverso cui leggere la
storia del Mediterraneo.
Poi Pentimele, con le sue antiche fortificazioni affacciate sullo Stretto e un cielo attraversato dalle
rotte degli uccelli migratori tra Africa ed Europa.
E infine Scilla.
Qui il tempo sembra rallentare tra mare, pesca e mestieri antichi. I maestri d’ascia continuano a
custodire l’arte della costruzione delle imbarcazioni, mentre la liuteria mantiene viva la tradizione
della chitarra battente.
È la Calabria delle mani.
Mani che costruiscono, restaurano, pescano, trasformano.
E inevitabilmente anche mani che cucinano.
Filippo Cogliandro, quando un piatto diventa racconto della
Calabria
Nel mosaico costruito da Linea Verde Italia trova così spazio anche la gastronomia, affidata allo
chef Filippo Cogliandro, patron de L’A Gourmet L’Accademia di Reggio Calabria.
La sua presenza non è soltanto quella di uno chef chiamato a preparare una ricetta davanti alle
telecamere.
Cogliandro porta davanti al pubblico di Rai 1 un modo preciso di intendere la cucina: il piatto
come strumento per raccontare un territorio.
Da anni la sua ricerca gastronomica parte proprio dalla Calabria, dai suoi piccoli produttori, dal
Bergamotto di Reggio Calabria, dai prodotti dell’Aspromonte, dello Stretto e dalle eccellenze che
rischierebbero altrimenti di rimanere confinate nei luoghi in cui sono nate.
Una cucina contemporanea che cambia forme, tecniche e presentazioni, ma continua a riconoscere
nelle proprie radici il punto dal quale partire.
Ed ecco che ritorna ancora una volta quella parola:
cangiari.
Cambiare senza perdere l’identità.
La stessa filosofia attraverso cui la trasmissione racconta Reggio Calabria diventa, nella cucina di
Cogliandro, un piatto.
Un ambasciatore della sua terra attraverso la cucina
Negli anni Filippo Cogliandro ha trasformato il suo lavoro in qualcosa che va oltre le mura del
ristorante.
Ogni occasione fuori dalla Calabria, ogni evento, ogni incontro e ogni apparizione televisiva
diventano un’opportunità per parlare della sua terra, dei suoi prodotti e delle persone che li
producono.
È per questo che definirlo ambasciatore di Reggio Calabria e della Calabria attraverso la
cucina non appare soltanto una formula.
È il ruolo che progressivamente ha costruito attraverso il suo percorso.
Un’ambasciata senza confini e senza incarichi formali, fatta di piatti, racconti, prodotti e soprattutto
di un legame dichiarato e mai interrotto con la propria terra.
«Ogni volta che ho la possibilità di raccontare Reggio Calabria fuori dai nostri confini sento una
grande responsabilità», è il pensiero dello chef. «Non porto mai soltanto un mio piatto. Porto con
me i produttori, i profumi, il mare, l’Aspromonte, il bergamotto e le storie delle persone che fanno
grande questa terra. Vedere Reggio raccontata così bene su Rai 1 è stata forse la soddisfazione più
bella».
Una Calabria diversa da quella che troppo spesso viene
raccontata
Ed è probabilmente questo uno dei risultati più importanti della puntata.
Per quasi un’ora la Calabria entra nelle case degli italiani attraverso la bellezza.
Non quella costruita per la televisione, ma quella che appartiene realmente a questi luoghi.
I Bronzi.
Lo Stretto.
Melito Porto Salvo.
Pentimele.
Scilla.
I pescatori, gli artigiani, i maestri d’ascia, i liutai.
La cucina.
Persone e luoghi differenti che insieme compongono il ritratto di una terra antichissima e, nello
stesso tempo, sorprendentemente contemporanea.
Una Calabria che non rinnega il proprio passato, ma prova a trasformarlo in futuro.
Una terra che sa “cangiari” senza smettere di essere se stessa.
E forse è proprio questa l’immagine più bella lasciata dalla puntata di Linea Verde Italia: una
Reggio Calabria che non ha bisogno di inventarsi nulla per affascinare il pubblico nazionale.
Ha soltanto bisogno di essere raccontata.
E di avere persone capaci di portarne la storia, i sapori e la bellezza oltre lo Stretto.
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Linea Verde Italia, Reggio conquista Rai 1: dallo Stretto a Scilla, fino alla cucina di Filippo Cogliandro
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