Il 6 giugno 2023, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, a conclusione di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Dott. Giovanni Bombardieri, hanno dato esecuzione, in Francia e Germania, ad una misura cautelare personale in carcere nei confronti di 4 cittadini afghani, ritenuti a vario titolo responsabili di favoreggiamento pluriaggravato dell’immigrazione clandestina e di esercizio abusivo dell’intermediazione finanziaria. Sono stati sequestrati, inoltre, il veicolo utilizzato per il trasporto dei migranti e il denaro profitto del reato.
L’indagine è stata sviluppata avvalendosi dei canali di cooperazione internazionale, con particolare riguardo a Eurojust, sul lato giudiziario, che ha coordinato l’esecuzione di diversi ordini di indagini europei, comprese attività intercettive all’estero, nonché le rogatorie internazionali, così come – in maniera omologa per lo scambio di polizia – Europol ha fornito apporto di analisi e il contributo delle banche dati in uso all’Ufficio europeo di polizia.
A collaborare i carabinieri reggini, in Germania, il Direttorato per la lotta al crimine della Bundespolizei e, in Francia, la Police Nationale, le Brigate Mobili di ricerca della Direzione Centrale della Polizia di frontiera di Bordeaux e Marsiglia.
I carabinieri hanno arrestato gli afghani Mohammad Younos Yawar di 43 anni, Mohammad Salim Ghafouri (53), Narbhai Ahmadi (33) e Mohammad Javid Attae (42). Quest’ultimo è stato catturato in Germania, mentre i primi tre indagati sono stati arrestati in Francia.
L’inchiesta è iniziata nell’ottobre 2020, quando i carabinieri hanno notato uno dei quattro arrestati, Mohammad Younos Yawar, che con un furgone con targa francese si trovava a Bova Marina nei pressi di un centro di accoglienza dove i migranti appena arrivati in Italia, durante il periodo della pandemia, venivano tenuti in isolamento sanitario temporaneo. Gli accertamenti investigativi, disposti dalla Direzione distrettuale anti-mafia (Dda), hanno consentito di registrare i movimenti dell’afghano che, dopo avere fatto salire a bordo 10 connazionali, ha percorso l’intero territorio nazionale, facendo tappa in Abruzzo, in Lombardia e in Liguria, uscendo successivamente dall’Italia.
Prima di fare ingresso nel traforo del Frejus, però, Yawar ha lasciato i migranti in montagna a pochi chilometri dal confine. Subito dopo, l’uomo è stato fermato dai carabinieri della stazione di Bardonecchia ed era l’unico occupante del mezzo.
Sui sedili posteriori del mezzo c’erano alcuni bagagli dentro i quali sono stati trovati pannolini per bambini e vestiti non appartenenti all’indagato. Il furgone, inoltre, era dotato di un vano, creato ad hoc nella parte posteriore, per nascondere le persone.
L’abbandono dei migranti, tra cui alcuni minori, in montagna, al freddo e alle intemperie, ha indotto la Procura reggina a contestare anche le aggravanti di aver esposto le persone trasportate a pericolo per la loro vita. Dalle intercettazioni, inoltre, è emerso che per salvare i migranti abbandonati sulle Alpi l’indagato avrebbe preteso di essere pagato prima del viaggio.
“Ora vado a prenderli se mi date 1.300 euro”, avrebbe affermato Mohammad Younos Yawar, che il 4 novembre 2020 è stato arrestato dalla polizia francese a Montgenevre mentre tentava di oltrepassare il confine con sei connazionali clandestini. All’indagato è stato contestato, infine, l’aggravante di avere riservato ai migranti un trattamento inumano e degradante per averli nascosti nel furgone.
