“La reazione del capo ufficio stampa del Comune, Sasà Sorgonà, alle parole pronunciate dal candidato a Sindaco del centrodestra, Francesco Cannizzaro, durante l’apertura della campagna elettorale tradisce più di quanto chiarisca. Quando una semplice ma mirata osservazione politica genera una replica tanto stizzita, significa che è stato toccato un nodo reale, forse il più delicato della macchina comunale: la gestione della dirigenza e il rapporto, troppo spesso opaco, tra politica, burocrazia e risultati amministrativi e tecnici.
Il candidato non ha “minacciato” nessuno, né tantomeno offeso dirigenti e dipendenti. Ha semplicemente richiamato una questione che in città tutti conoscono ma pochi hanno il coraggio di affrontare apertamente: l’apparato burocratico del Comune di Reggio Calabria, in questi anni, non è stato valorizzato né riorganizzato secondo criteri di efficienza, imparzialità e rotazione, pur in presenza di norme precise.
Ad oggi, al Comune risultano in servizio sedici dirigenti. Di questi, cinque sono stati assunti con contratto a tempo determinato ai sensi dell’articolo 110 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico degli Enti Locali), che consente agli enti locali il conferimento di incarichi dirigenziali a contratto e stabilisce che tali incarichi non possano eccedere il mandato elettivo del sindaco. Non serve, dunque, alcun “colpo di penna”: questi incarichi cessano automaticamente con la fine del ciclo amministrativo.
Il punto vero è un altro. Nel frattempo, mentre molte imprese attendono da mesi il pagamento di fatture per lavori e servizi già eseguiti — per somme che complessivamente sfiorano i dieci milioni di euro — all’albo pretorio continuano ad apparire provvedimenti di liquidazione di incentivi tecnici e compensi aggiuntivi che raggiungono cifre considerevoli, superiori in singoli casi a decine di migliaia di euro e, in un atto recentemente pubblicato, con una spesa complessiva evidenziata di 112.089,92 euro per liquidazioni accessorie. Questo è il dato politico che merita spiegazioni, non le dichiarazioni dell’On. Cannizzaro.
Ancora più rilevante è il tema dei dirigenti di ruolo. Qui la questione non è personale, ma istituzionale. Esistono settori in cui gli stessi responsabili permangono da molti anni, in alcuni casi da oltre un ventennio. Eppure la normativa anticorruzione prevede espressamente la rotazione periodica del personale e dei dirigenti nelle aree maggiormente esposte al rischio, proprio per evitare consolidamento di centri di potere, conflitti di interesse e assenza di controllo reciproco.
Il riferimento è alla Legge 6 novembre 2012, n. 190, recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, la quale all’articolo 1, comma 5, lettera b) stabilisce che le pubbliche amministrazioni adottino misure organizzative
finalizzate alla prevenzione della corruzione, tra cui la rotazione dei dirigenti e dei funzionari nei settori particolarmente esposti.
A questa si aggiungono i Piani Nazionali Anticorruzione (PNA) adottati dall’ANAC – Autorità Nazionale Anticorruzione, in particolare il PNA 2016 e i successivi aggiornamenti, che qualificano la rotazione ordinaria come misura prioritaria nei comparti a rischio, quali appalti, lavori pubblici, patrimonio, urbanistica e contratti.
Inoltre, il Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, all’articolo 16, attribuisce ai dirigenti pubblici la responsabilità dell’organizzazione degli uffici e del perseguimento dei risultati, prevedendo che l’azione dirigenziale sia soggetta a valutazione periodica e coerente con gli obiettivi dell’ente. Questo significa che permanenze ultradecennali negli stessi ruoli, senza turnazione e senza reale verifica dei risultati, non sono soltanto una scelta amministrativa discutibile: rischiano di essere una distorsione del principio di buon andamento sancito dall’articolo 97 della Costituzione.
A tale proposito interessante sarebbe comprendere alla luce delle fonti normative e dell’evidenti criticità fatte registrare dalla macchina amministrativa dell’Ente, quali siano state le responsabilità afferenti il Direttore Generale figura prevista dall’art. 108 del TUEL, atteso che per legge è l’effettivo vertice della struttura burocratica che dovrebbe costituire il “ponte” tra l’organo politico e i dirigenti dei vari settori. Infatti a questa importantissima figura spetta: il Coordinamento e la supervisione, l’attuazione degli obiettivi, il potere direttivo, di misurazione e valutazione della performance organizzativa ed individuale dei dirigenti.
Per questo il tema sollevato dal candidato a Sindaco per il cdx, non solo è legittimo, ma appare doveroso. Una futura amministrazione, se davvero vorrà imprimere una discontinuità, non potrà limitarsi alla sostituzione dei cinque incarichi fiduciari destinati a decadere per legge. Dovrà affrontare il riassetto complessivo degli uffici, applicando finalmente il principio della rotazione, rivedendo incarichi di elevata qualificazione e verificando la corrispondenza tra responsabilità, risultati e trattamento economico accessorio.
È questo il vero banco di prova. Perché se in alcuni dei settori più critici dell’ente sono stati collocati dirigenti scelti direttamente dalla politica, e in quegli stessi settori si registrano ritardi, inefficienze e blocchi amministrativi, il problema non è chi denuncia il sistema, ma chi lo difende.
In questa vicenda, il capo ufficio stampa del Comune Sasà Sorgonà, tra l’altro candidato nella lista “Reset” di Falcomatà, ha finito involontariamente per certificare una verità evidente: Cannizzaro ha colpito nel segno, ha individuato un nervo scoperto. E quando si tocca un nervo scoperto, il potere reagisce sempre con fastidio. Ma il fastidio non cancella i fatti. I fatti restano: incarichi che scadono con il mandato, dirigenti che non ruotano da anni, incentivi liquidati regolarmente e una città che aspetta servizi efficienti e pagamenti dovuti.
La discussione, quindi, non riguarda una frase di campagna elettorale. Riguarda il funzionamento stesso della macchina comunale e la capacità della prossima amministrazione di restituire alla dirigenza il ruolo che la legge assegna: servire l’ente e i cittadini, non garantire equilibri consolidati”.
Così Nuccio Azzarà, candidato al Consiglio comunale di Reggio Calabria con la lista “Reggio Protagonista”.
