Da quando i partiti si sono trasformati in strutture sempre più leggere ed elettorali la politica ha smesso di svolgere una delle sue funzioni fondamentali: essere un luogo di formazione collettiva, di elaborazione culturale e di partecipazione popolare. Una delle più gravi conseguenze è stata la riduzione degli spazi di confronto reale tra le persone. È proprio in relazione a questo senso di svuotamento della dimensione collettiva del pensiero politico che nasce l’esperienza del movimento La Strada. Dall’esigenza cioè di ricostruire, nel proprio contesto cittadino, luoghi permanenti di discussione politica e di partecipazione. Le grandi ideologie e i partiti di massa hanno avuto in passato il merito di creare – all’interno delle sezioni, nelle assemblee, nelle “scuole di partito” – spazi nei quali cittadini, lavoratori, studenti e militanti, mentre si confrontavano sui problemi concreti della società, costruivano visioni del mondo e maturavano una coscienza critica. Oggi la discussione politica si è trasferita nei dibattiti televisivi o sui canali social, diventando sempre più semplificata e conflittuale, allontanando le persone dalla possibilità di sentirsi protagoniste della costruzione di nuovi modelli di società. I tempi lunghi della discussione e del confronto, necessari alla elaborazione e alla espressione di un pensiero coerente, sono finiti, sostituiti dalla reazione istantanea sui social e dagli slogan elettorali in tempo di rinnovo amministrativo.
Oggi sembra che alla politica, soprattutto a quella locale, non venga più chiesto di elaborare una visione di ampio respiro della società o di creare spazi di pensiero collettivo, ma di occuparsi esclusivamente di cose concrete, considerate apparentemente neutre e tecniche. Al contrario, sappiamo bene che nessuna scelta pubblica è davvero neutrale: ogni decisione concreta – dall’urbanistica ai servizi sociali, dalla scuola ai trasporti, dalla cultura all’ambiente – riflette sempre una determinata idea di società, di diritti, di rapporti tra le persone e di priorità collettive. Anche la gestione più “pratica” della città contiene inevitabilmente una visione del mondo.
In questi anni La Strada ha provato a rimettere al centro una proposta di metodo: diventare un luogo permanente di discussione politica, provando ad aprire un varco nella passività, costruendo spazi all’interno dei quali le persone possano riconoscersi come soggetti attivi e protagonisti di una rigenerazione collettiva della società.
Quella de La Strada è un’esperienza che non può essere interpretata come una semplice forma di civismo. Non è una lista elettorale costruita soltanto per partecipare alle competizioni amministrative, né un contenitore neutrale nel quale possano coesistere indistintamente idee incompatibili tra loro.
La Strada è un gruppo politico che possiede una precisa identità culturale e valoriale, chiaramente collocata dentro una tradizione di sinistra, e che ha come obiettivo quello di costruire un luogo nel quale la politica torni ad essere relazione, confronto, costruzione di comunità.
Anna Arcudi (La Strada): “Una proposta di metodo per restituire una dimensione collettiva al pensiero politico”
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