di Roberta Mazzuca – “Vorrei che questo fascicolo giudiziario lo guardassimo tutti, perché la cosa più sorprendente è proprio questa. Un’enfatizzazione eccessiva, con cui viene presentata una situazione assai compromessa dell’amministrazione e della casa comunale di Rende. Su 70 capi d’imputazione, 62 sono stati rigettati, e 8 accolti parzialmente”. Così commenta il sindaco di Rende, Marcello Manna, la recente inchiesta che lo ha visto coinvolto, riguardante, ancora una volta, soggetti ricoprenti cariche istituzionali e dipendenti del Comune da lui stesso guidato, nonché imprenditori e professionisti. Intervistato questo pomeriggio a Villa Rendano, poco prima dell’incontro che lo ha visto protagonista, insieme ad altri cinque sindaci del Cosentino, in un confronto sul tema del PNRR e dell’autonomia differenziata, parla di narrazioni sbagliate, anche in riferimento alla precedente inchiesta denominata “Reset” esplosa nel mese di settembre: “Provengono tutte e due dallo stesso organo giudiziario, sono sempre le intercettazioni disposte dalla Procura di Cosenza trasmesse poi alla Dda per quanto riguarda i reati di presunto scambio elettorale, ma è l’identica indagine”.
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Un terremoto giudiziario che, allora, aveva portato lo stesso Sindaco ai domiciliari, e che oggi, “in una narrazione fatta unilateralmente dagli inquirenti”, come da lui definita, torna a scuotere il Comune di Rende, destinatario di un blitz che, proprio nella mattinata di ieri, è costato al primo cittadino il divieto di dimora e al vicesindaco Annamaria Artese una misura interdittiva. L’ex assessore Pino Munno è finito, invece, ai domiciliari insieme ad altre due persone. Tutti gli indagati sono accusati, a vario titolo, di corruzione, rivelazione di segreto di ufficio, falso in atto pubblico, turbativa d’asta, frode in pubbliche forniture, peculato, abuso in atto d’ufficio.
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“E’ normale dimettersi sulla base del nulla?” – risponde indignato sulla possibilità di rinuncia all’incarico. “Non ho sentito nessuno chiedere scusa al presidente Oliverio, e anche a lui avevano chiesto le dimissioni mi pare di ricordare” – afferma in riferimento alla recente assoluzione dell’ex presidente della Calabria, Mario Oliverio, dalle accuse di peculato. Si scaglia contro la bassa politica, contro la spettacolarizzazione delle inchieste, contro notifiche fatte senza sobrietà e riservatezza, contro la gogna mediatica, e un utilizzo improprio delle intercettazioni, annunciando prossimamente una conferenza stampa in cui chiarirà la sua posizione. “Sicuramente c’è un teorema, una volontà politica che sovraintende a tutto questo” – prosegue. “Però quando vai a vedere non trovi nulla, ed è evidente che c’è qualcosa che non funziona”.
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E alla stampa dice: “Come in tutti i mestieri, c’è anche qualcuno che fa il maggiordomo delle Procure. La Calabria ha bisogno di serietà”.
