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LabEC a Catanzaro, bilancio positivo per il progetto di inclusione sociale promosso da Dedalo

Un bilancio estremamente positivo per la prima edizione di LabEC – Laboratorio aperto di espressione creativa per giovani persone con trisomia 21 e autismo, nel contesto storico culturale di un insediamento urbano antico”, progetto promosso da Dedalo Società cooperativa e sostenuto dalla Regione Calabria – Dipartimento Turismo, Marketing Territoriale, Trasporto Pubblico Locale e Mobilità Sostenibile, nellambito della Linea dintervento L.I.2 – POC 2014/2020 – Azione 6.8.3.

Unesperienza che ha intrecciato arte, inclusione, partecipazione e valorizzazione del centro storico, portando nel quartiere Pianicello di Catanzaro un percorso laboratoriale pensato per offrire ai partecipanti uno spazio di espressione, sperimentazione e relazione attraverso i linguaggi dellarte.

Sono stati dodici i giovani coinvolti nel progetto, affiancati da artisti, tutor, educatori e figure di coordinamento. Attraverso il lavoro di gruppo e la sperimentazione di diverse tecniche artistiche, LabEC ha puntato non soltanto sullapprendimento di nuovi linguaggi espressivi, ma soprattutto sulla possibilità di sviluppare creatività, manualità, autonomia, capacità relazionali e consapevolezza del proprio contributo allinterno di unesperienza collettiva.

«Siamo molto soddisfatti del percorso realizzato attraverso LabEC e, soprattutto, della risposta che abbiamo raccolto da parte dei ragazzi e delle loro famiglie – sottolinea il presidente di Dedalo, Guido Mignolli -. Il bilancio è assolutamente positivo perché abbiamo visto concretamente come larte possa diventare uno strumento straordinario di inclusione, relazione e partecipazione. Il valore del progetto non sta soltanto nel risultato artistico prodotto, che pure rappresenta una testimonianza importante del lavoro svolto, ma nel percorso che ha portato alla sua realizzazione: incontrarsi, lavorare insieme, sperimentare, scegliere, confrontarsi, rispettare i tempi e le sensibilità degli altri e, allo stesso tempo, sentirsi protagonisti».

«LabEC – prosegue Mignolli – ci ha consentito di costruire un contesto nel quale ciascun partecipante ha potuto esprimere la propria personalità e le proprie capacità, senza che la diversità diventasse un limite. Al contrario, la diversità è stata il punto di partenza per costruire qualcosa di comune. Abbiamo visto emergere sensibilità differenti, modalità diverse di approcciarsi ai materiali e alle forme, ma anche una crescente capacità di collaborare e di riconoscere il valore del lavoro dellaltro. È proprio questo, a nostro avviso, uno degli aspetti più significativi dellesperienza: aver trasformato lattività artistica in uno spazio concreto di socializzazione e di crescita».

Le attività, coordinate dallartista Massimo Sirelli, sono state dedicate alla conoscenza dei materiali e delle tecniche artistiche proposte dalle artiste-tutor Lisa Russo e Silvana De Santis. I partecipanti – Lorenzo Barberio, Diego Leopardi Ciriaco, Vittoria Cossu, Maira Di Domenico, Salvatore Dolce, Laura Lamanna, Francesca Mignoli, Nicole Muleo, Luigi Piscioneri, Francesco Scalese, Andrea Solimeo e Miryam Tremoliti – affiancati dal coordinatore di aula Francesco Nicotera e dalle educatrici Luana Colicchia, Sonja Giglio e Rosaria Vono, hanno avuto lopportunità di sperimentare pittura, collage, stencil, incollaggio, colorazione e composizione materica, avvicinandosi gradualmente a un linguaggio espressivo fondato sulla manualità, sulla libertà creativa e sulla scelta consapevole di forme e colori.

«Un altro elemento che consideriamo particolarmente importante – evidenzia Mignolli – è il fatto che non abbiamo voluto proporre semplicemente unattività occupazionale, ma un vero percorso creativo, nel quale i ragazzi fossero chiamati a fare delle scelte e a lasciare una traccia personale. L’obiettivo era creare le condizioni perché ciascuno potesse sentirsi parte dell’esperienza e riconoscersi nel risultato finale. È stato molto significativo osservare come, incontro dopo incontro, la familiarità con i materiali e con le tecniche abbia lasciato spazio a una maggiore libertà espressiva e a una partecipazione sempre più consapevole».

Ogni incontro ha rappresentato un momento di apprendimento e sperimentazione, in cui le tecniche artistiche sono diventate strumenti per raccontarsi, confrontarsi e sviluppare una propria modalità espressiva.

Il risultato di questo percorso è rappresentato da un mosaico-puzzle, presentato nellambito della seconda edizione di Vicoli darte”, proprio nel quartiere Pianicello. Dal punto di vista visivo, lelaborato si presenta come una grande composizione suddivisa in pezzi di puzzle uniti tra loro. Ogni porzione è caratterizzata da colori, forme e interventi differenti, a rappresentare le diverse anime” artistiche dei dodici partecipanti. Il puzzle diventa così una metafora concreta dellintero percorso: ogni ragazzo ha portato una propria firma, una propria presenza, un proprio modo di abitare lopera, contribuendo alla costruzione di un risultato unitario.

«Il puzzle rappresenta perfettamente lo spirito di LabEC – afferma ancora il presidente di Dedalo –. Ogni tessera è diversa dalle altre, ha una propria forma, un proprio colore e una propria identità, ma acquista pienamente significato quando entra in relazione con le altre. È una metafora semplice ma molto potente di ciò che significa inclusione: non chiedere a tutti di essere uguali, ma mettere nelle condizioni ciascuno di esprimere ciò che è e, attraverso questa unicità, contribuire a un progetto comune. Crediamo che questo sia uno dei messaggi più importanti che LabEC lascia sul territorio».

Liniziativa ha intrecciato dimensioni diverse: quella artistica, attraverso la creatività e la sperimentazione di nuovi linguaggi; quella sociale, promuovendo inclusione, partecipazione attiva e relazioni; quella culturale, attraverso la valorizzazione di un patrimonio storico spesso poco conosciuto; e quella turistica, aprendo a nuove forme di fruizione esperienziale del centro storico. Particolare attenzione è stata inoltre dedicata alla sostenibilità ambientale, attraverso lutilizzo di materiali ecocompatibili, il recupero di superfici urbane esistenti e ladozione di pratiche a basso impatto energetico.

«LabEC ha avuto anche il merito di dimostrare come inclusione e valorizzazione del territorio possano procedere insieme – sottolinea Mignolli –. Portare unattività di questo tipo nel quartiere Pianicello significa infatti lavorare contemporaneamente sulle persone e sui luoghi, creando occasioni di incontro e di partecipazione e contribuendo a restituire centralità a una parte importante del patrimonio storico e culturale della città. Larte, in questo senso, diventa un ponte: mette in relazione persone, generazioni, competenze e territorio».

Per Dedalo, il valore dellesperienza risiede quindi nella capacità di aver messo in relazione dimensione creativa e dimensione sociale, trasformando il laboratorio in un’occasione concreta di partecipazione: «Il risultato raggiunto ci incoraggia a proseguire su questa strada – conclude Mignolli -. Siamo convinti che progetti come LabEC abbiano un valore che va oltre la singola attività laboratoriale, perché contribuiscono a costruire una cultura dellinclusione e della partecipazione. La soddisfazione maggiore è aver visto i ragazzi protagonisti, averli visti lavorare insieme e riconoscere progressivamente il proprio ruolo allinterno del gruppo. Ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, a partire dagli artisti, dai tutor, dagli educatori e dal coordinamento, oltre naturalmente alle famiglie e ai partecipanti. Il bilancio che tracciamo è dunque pienamente positivo e conferma la bontà di una scelta progettuale che ha saputo mettere insieme arte, inclusione, cultura e territorio».

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