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Cgil: “La spesa sociale dei Comuni accentua le disuguaglianze”. Calabria agli ultimi posti per investimenti

La distribuzione delle risorse destinate ai servizi sociali continua a evidenziare profonde disparità tra i territori italiani, con differenze che incidono direttamente sulla qualità dell’assistenza garantita ai cittadini. È quanto emerge dal report “La spesa dei Comuni per i servizi sociali”, realizzato dall’Area Stato Sociale e Diritti della Cgil nazionale sulla base degli ultimi dati Istat.

A commentare i risultati dell’indagine è la segretaria confederale della Cgil, Daniela Barbaresi, che denuncia un sistema di finanziamento incapace di garantire pari diritti su tutto il territorio nazionale.

«Se l’articolo 3 della Costituzione assicura il principio di uguaglianza sostanziale, i bilanci dei Comuni italiani e i dati sulla spesa sociale raccontano un’altra storia: un sistema eccessivamente basato solo sulle risorse proprie degli enti locali, che sta allargando la forbice delle diseguaglianze nel Paese, lasciando indietro chi ha più bisogno di protezione: non solo persone povere, marginalizzate, disabili, anziane, non autosufficienti, migranti, minori e famiglie fragili, ma sempre più spesso anche chi ha bisogno di lavorare per vivere e un lavoro lo ha», afferma Barbaresi.

Nel 2022 i Comuni italiani hanno destinato ai servizi sociali e socio-educativi circa 8,9 miliardi di euro. A questa cifra si aggiungono 1,2 miliardi rimborsati dal Servizio sanitario nazionale e 812 milioni di euro derivanti dalla compartecipazione degli utenti, per un volume complessivo di risorse pari a 10,9 miliardi di euro.

L’investimento medio nazionale si attesta intorno ai 150 euro per abitante, ma il report evidenzia forti squilibri territoriali. Il dato più elevato si registra nella Provincia autonoma di Bolzano, con 607 euro pro capite, mentre il valore più basso riguarda i Comuni della provincia di Vibo Valentia, dove la spesa media si ferma a 18 euro per abitante, tra i livelli più bassi dell’intero Paese.

Secondo la Cgil, il principale elemento di criticità risiede nella struttura del finanziamento dei servizi sociali: circa la metà delle risorse proviene infatti dai bilanci comunali, mentre la restante parte arriva da fondi regionali, nazionali ed europei.

L’analisi prende in esame anche i destinatari degli interventi, che nel complesso coinvolgono circa 8,9 milioni di persone. La quota più consistente delle risorse è destinata a famiglie e minori, con 3,3 miliardi di euro rivolti a 2,7 milioni di utenti, quasi la metà dei quali impiegati per asili nido e servizi educativi.

Seguono gli interventi dedicati alle persone con disabilità, che assorbono 2,4 miliardi di euro a favore di 883 mila beneficiari, quindi gli anziani, con 1,3 miliardi destinati a circa 1,5 milioni di utenti. Al contrasto della povertà e del disagio sociale sono stati riservati 800 milioni di euro per 1,4 milioni di persone, mentre 452 milioni hanno finanziato servizi rivolti ai migranti, interessando circa 445 mila utenti. Più contenute le risorse destinate all’area delle dipendenze, pari a 27 milioni di euro per 99 mila beneficiari, ai quali si aggiungono ulteriori 528 milioni di euro impiegati per altri interventi sociali.

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