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Bruno: “Garante per il sovraindebitamento è una risposta necessaria ad un’emergenza sociale ed economica”

 “Ennesimo tentativo della destra calabrese di moltiplicare le poltrone” “si apra un confronto serio sulle reali priorità della nostra regione» Queste sono le infelici osservazioni dell’On. Bruno capogruppo di Tridico Presidente sulla proposta di legge presenta dall’On.  Orlandino Greco istitutiva del Garante per il sovraindebitamento e la crisi d’Impresa.Osservazioni che risultano non solo politicamente orientate, ma soprattutto tecnicamente superficiali e, in alcuni passaggi, apertamente fuorvianti rispetto al contenuto effettivo del testo normativo e della relazione illustrativa.

In una regione come la Calabria – e più in generale nel Mezzogiorno – il sovraindebitamento non è un tema marginale, ma una vera emergenza sociale. Il legislatore nazionale, con il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, ha introdotto strumenti fondamentali per consentire alle famiglie sovraindebitate di ripartire attraverso l’esdebitazione, permettere a professionisti e piccoli imprenditori di ristrutturare il debito e rientrare nel circuito economico, prevenire fenomeni patologici come l’usura, che trova terreno fertile proprio nelle situazioni di esclusione dal credito. Sostenere, come fa l’onorevole Bruno, che l’istituzione del Garante non risponda a “reali esigenze dei cittadini” significa ignorare – o sottovalutare – la realtà economica del territorio: migliaia di famiglie e imprese non accedono agli strumenti previsti dalla legge semplicemente perché non ne conoscono l’esistenza o incontrano ostacoli operativi insormontabili.

La crisi d’impresa in Calabria non è un fenomeno astratto. Molte aziende chiudono senza aver tentato alcuna procedura di risanamento; licenziano lavoratori pur in presenza di strumenti giuridici che consentirebbero la continuità aziendale; si avvitano in situazioni debitorie irreversibili per mancanza di informazione e coordinamento. La proposta di legge interviene esattamente su questo punto: colmare il gap informativo e organizzativo. Ignorare questa esigenza significa accettare passivamente la perdita di posti di lavoro, la desertificazione del tessuto imprenditoriale,l’aggravarsi delle condizioni sociali.

Una delle critiche più deboli dell’onorevole Bruno riguarda la presunta invasione delle competenze statali. Il testo normativo è inequivocabile: il Garante non esercita funzioni giurisdizionali;non interviene nelle singole procedure; non sostituisce né coordina i tribunali in senso gerarchico. La funzione è altra: monitoraggio, coordinamento, promozione e segnalazione. Si tratta di attività pienamente compatibile con le competenze regionali in materia disviluppo economico, politiche sociali, tutela delle imprese e delle famiglie. La stessa relazione illustrativa chiarisce esplicitamente il rispetto dell’art. 117 della Costituzione. Parlare di “interferenza con l’ordinamento giudiziario” denota, dunque, una lettura quantomeno approssimativa del testo.

Fuorviante inoltre è la presunta duplicazione di funzioni rispetto a:Organismi di composizione della crisi (OCC), Camere di commercio, Difensore civico. Osservazione questa tecnicamente errata. Gli OCC: gestiscono le procedure, operano caso per caso.Il Garante: non gestisce procedure, non si sostituisce agli OCC,ma favorisce il coordinamento tra tutti gli attori del sistema. È esattamente ciò che oggi manca, come evidenziato nella relazione illustrativa: disomogeneità operative, difficoltà di accesso, ritardi,costi non uniformi. Il Garante nasce per superare queste criticità, non per replicare strutture esistenti. La funzione reale del Garante, infatti, è quella di informare, migliorare; Ridurre il Garante a una “poltrona” significa ignorarne completamente la funzione. Il progetto di legge attribuisce al Garante compiti chiari e necessari:diffusione della normativa sul sovraindebitamento; agevolazione dell’accesso alle procedure; istituzione di tavoli tecnici e protocolli operativi; monitoraggio delle criticità; promozione di uniformità applicativa. In una materia complessa e tecnicamente frammentata, queste funzioni rappresentano un fattore decisivo di efficienza del sistema.

L’onorevole Bruno solleva il tema dell’indennità, parlando di contraddizione con la clausola di invarianza finanziaria. Anche qui, la lettura è parziale: l’indennità è limitata alle risorse disponibili; la struttura di supporto è interna all’amministrazione;non è prevista la creazione di nuovi apparati burocratici. Il punto vero è un altro: quanto costa oggi non intervenire? aziende che falliscono, famiglie escluse dal sistema, aumento dell’usura,perdita di gettito e occupazione. Il costo dell’inerzia è enormemente superiore.

Le critiche sui requisiti “troppo circoscritti” e sul conflitto di interessi non trovano riscontro nel testo: sono previsti requisiti elevati e specialistici (esperienza concreta nel settore); esistono incompatibilità chiare con incarichi politici e istituzionali; è disciplinato un sistema di astensione obbligatoria e prevenzione dei conflitti; la violazione comporta decadenza. La scelta di non introdurre una incompatibilità assoluta con la professione è coerente con la natura tecnica dell’incarico e con la normativa nazionale.

Una critica che ignora il problema reale

L’onorevole Bruno afferma di non voler negare l’importanza del sovraindebitamento. Tuttavia, nei fatti ne minimizza la portata, ne trascura le implicazioni sociali, ignora le criticità operativeevidenziate nella prassi. Il risultato è una posizione che appare più ideologica che tecnica. La proposta di legge non rappresenta un “poltronificio”, ma un tentativo concreto di: rafforzare l’efficacia di una normativa già esistente ma poco utilizzata; tutelare famiglie e imprese in difficoltà; prevenire fenomeni gravi come l’usura;salvaguardare il tessuto economico e occupazionale regionale. Le critiche dell’onorevole Bruno, alla luce del testo normativo e della relazione illustrativa, appaiono fondate su una lettura superficiale e non tengono conto delle reali esigenze del territorio. In Calabria, oggi, la vera priorità non è evitare l’istituzione di una figura di garanzia, ma mettere i cittadini nelle condizioni di conoscere e utilizzare strumenti che possono cambiare concretamente la loro vita economica.

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