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L’assessore regionale Calabrese ricorda Rosario Livatino

“Il sacrificio del giudice Livatino ci insegna ad avere coraggio, essere credibili e fare scelte difficili a beneficio della comunità. Oggi parliamo di coraggio in questa sala intitolata a Falcone e Borsellino, accanto a molti studenti, mentre ieri al Consiglio regionale abbiamo approvato la legge De Masi, un uomo che ha avuto il coraggio di denunciare e proporre un cambiamento per le imprese in Calabria. Se la Calabria ha 160 mila persone che sono andate via nell’ultimo ventennio, ci sono poche aziende che investono nella nostra terra, è per colpa di quella ‘ndrangheta e sopraffazione mafiosa che hanno arrestato lo sviluppo e il futuro. Solo vivendo rispettando le leggi e facendo scelte coraggiose riusciamo ad opporci a questo destino. E la Regione Calabria sta andando verso questa direzione e la conferma arriva con l’approvazione della legge ispirata dall’imprenditore Nino De Masi, da parte del Consiglio regionale della Calabria, che ieri ha dato seguito alla proposta sul sostegno reale da parte delle istituzioni che assegna un punteggio aggiuntivo del 10% alle imprese guidate da testimoni di giustizia o vittime di mafia, usura o estorsione”.

Lo ha detto l’assessore regionale al lavoro e formazione professionale, Giovanni Calabrese, intervenendo oggi all’Università Magna Grecia di Catanzaro – Dipartimento di giurisprudenza, economia e sociologia – durante l’incontro con gli studenti in occasione del convegno e dell’inaugurazione della mostra “Sub tutela Dei. Il giudice Rosario Livatino”.

“In un territorio come il nostro – ha proseguito -, è fondamentale riproporre all’attenzione, soprattutto ma non esclusivamente delle generazioni più giovani, i valori umani e cristiani incarnati da Rosario Livatino. Il suo esempio deve aiutare tutti noi ad avere il coraggio, e mi rivolgo soprattutto a voi studenti, a non cadere nel tranello del compromesso, piuttosto prendiamo in mano la nostra vita dando il meglio per il cambiamento della nostra terra. Ed è la semplicità con cui ha operato Livatino, definito dal Papa, l’uomo della porta accanto, lui che non voleva nemmeno la scorta, che ci insegna a non tirarci indietro di fronte al potere mafioso. Era il “giudice ragazzino”, il cui impegno professionale, nonostante la sua giovane età, rappresenta un luminoso esempio di battaglia per la legalità e la giustizia”.

“Mi trovo di fronte ad una platea di uomini e donne che stanno portando avanti gli studi, le passioni per un futuro lavorativo che vi vedrà, domani, impegnati nel mondo del lavoro. Avrete cariche importanti, una missione importante attraverso i vostri studi e le ricerche. Stiamo lavorando molto con il presidente Roberto Occhiuto per ridare dignità e leggi adeguate al settore dell’occupazione in Calabria; puntiamo molto alla formazione professionale e alla parità dei diritti. Ci troviamo, a volte, a fare delle scelte impopolari ma agiamo nel rispetto delle regole e agiamo per la collettività. Sono stato sindaco di una Città – ha infine affermato l’assessore Calabrese – e credetemi che di scelte impopolari, di decisioni importanti ce ne sono state. Non è stato sempre facile ma ringrazio Dio per avermi dato la forza e il coraggio. Ho seguito la coscienza ma soprattutto mi sono affidato e fidato delle Istituzioni, delle Forze dell’ordine e della Magistratura”.

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