Le grotte di Tremusa sono state scelte dalla stilista messinese Cristina Cucinotta per un servizio fotografico affidato alla meliota Cetty Romeo, formatasi presso la locale Accademia di Belle Arti. Ad indossare le creazioni della Cucinotta due modelle nostrane, la reggina Nene Tsertsvadze e la scillese Elena Vita. Il trucco è stato curato da Valeria Calabretta, make up artist giunta dal crotonese.
«Ho iniziato a collaborare con Cetty e volevo omaggiare un qualcosa per lei identitario, un luogo spirituale in cui riflettere e trovare se stessi. All’immagine delle Grotte di Tremusa le ho detto subito andiamo ed eccoci qui a scattare a Melia – spiega Cristina Cucinotta – Attraverso la sartoria cerco di ricostruire le vite del Sud, storie di vero vissuto, cosa su cui molto ha influito la figura di mia nonna, una donna profondamente religiosa immersa nel peccato quotidiano, come può esserlo il semplice spettegolare. Gioco molto sulle contrapposizioni, trasmettere un’immagine apocalittica in uno scenario di pace estasiante, folgorare l’abisso dentro ognuno di noi attraverso lo sguardo di un volto angelico. Sento di fare arte quando vado oltre al committente, quando provo a realizzare abiti di cui la gente non chiede perché ancora non sa di avere bisogno. Tentare è bellissimo e quando ci si riesce è gratificante quanto meraviglioso».
Mentre si studia come cogliere al meglio la luce naturale e si osservano le sfumature cromatiche dal verde muschioso delle grotte ai grigi e neri mescolati al marrone della frana nella strada per Tremusa franata da oltre un anno, Valeria Calabretta mescola creme e polveri per accompagnare senza stravolgere i lineamenti delle modelle, valorizzandole.
«La fotografia è uno specchio che interroga chi è fotografato ed ancor più chi fotografa, questa mia passione e professione è sorretta da una profonda volontà di volere raccontare la vita e le storie delle persone e dei luoghi attraverso degli scatti istantanei – spiega Cetty Romeo – Ho iniziato il mio percorso qui al paese, la mia tesi triennale è stata concentrata sugli anziani della nostra comunità, poi con la magistrale ho lavorato sui volti dei docenti dell’Accademia. La fotografia è una pulsione, un qualcosa di cui sento di avere bisogno, una parte irrinunciabile di me. Quando scatto allontano la negatività e sento me stessa realizzata. Essere artisti, qualunque forma d’arte, nel nostro territorio è difficile, non si è percepiti come professionisti e ciò è degradante e demoralizzante. Il fotografo è un raccoglitore di storie ed un creatore di dialoghi. Il mio sogno è quello di restare qui nella mia terra, consapevole di tutte le difficoltà, perché credo che se tutti andiamo via, se i migliori abbandonano questa terra, allora chi resterà qui a curare l’eredità del nostro passato?».
