Un riconoscimento al lavoro di racconto, comunicazione e valorizzazione contemporanea dell’identità arbëreshe. Ettore Bonanno è stato premiato a Plataci nell’ambito di “19 Fuochi” per il percorso sviluppato negli ultimi anni nella narrazione digitale dell’Arbëria, attraverso POP Arbëresh e l’esperienza costruita con Fili Meridiani APS.
“19 Fuochi” nasce a Plataci come spazio di incontro tra idee, esperienze e persone impegnate nella costruzione di nuove prospettive per i piccoli territori, mettendo al centro temi come identità, restanza, spopolamento, coesione sociale, cultura e sviluppo locale.
Anche il nome custodisce un forte legame con la storia del borgo arbëresh del Pollino: i “19 fuochi” richiamano i primi nuclei familiari documentati a Plataci nel XVI secolo, quando il termine “fuoco” indicava un nucleo familiare.
Negli anni il Forum è diventato uno spazio nel quale esperienze e visioni differenti si incontrano per provare a immaginare un futuro possibile per le aree interne: non luoghi da raccontare esclusivamente attraverso le difficoltà e lo spopolamento, ma territori nei quali cultura, identità, innovazione e comunità possono diventare strumenti di crescita.
È in questo contesto che si inserisce il riconoscimento a Ettore Bonanno, per un percorso che utilizza la comunicazione e i nuovi linguaggi come strumenti per mantenere viva e rendere contemporanea l’identità arbëreshe.
Con POP Arbëresh, il racconto passa attraverso interviste, persone, musica, cultura, attualità e storie provenienti dalle diverse comunità, costruendo uno spazio dedicato a un’Arbëria che non vuole essere raccontata esclusivamente attraverso il passato.
A questo si affianca soprattutto il percorso di Fili Meridiani APS, dove la narrazione diventa azione concreta sui territori: eventi, produzioni audiovisive, progetti culturali e didattici, esperienze, attività del MUZÈ – Spazio Arbëria, marketing territoriale e costruzione di nuove relazioni tra le comunità arbëreshe e il mondo albanese e balcanico.
Un percorso che, soprattutto, non è mai stato individuale.
«Questo premio porta il mio nome, ma dentro ci sono tantissimi nomi e tantissime persone. Ci sono innanzitutto i compagni di viaggio con i quali tutto questo ha cominciato a prendere forma: Francesca Liuzzo, Fabio Spadafora e Ursula Basta. Poi è arrivato Alessandro Frontera e, anno dopo anno, tante altre persone hanno scelto di unirsi a Fili Meridiani. Oggi siamo circa 40 persone, ognuna con competenze, sensibilità, idee e storie differenti. È probabilmente questa la cosa più bella che siamo riusciti a costruire: non soltanto eventi o progetti, ma una comunità di persone che ha deciso di dedicare tempo, energie e passione all’Arbëria».
Bonanno lega il riconoscimento anche alle tante tappe che hanno accompagnato questo percorso.
«Abbiamo iniziato con il desiderio di raccontare diversamente i nostri paesi e, quasi senza accorgercene, quel racconto è diventato sempre più grande. Sono arrivati Fili Meridiani, i progetti, il MUZÈ, le esperienze internazionali, gli incontri e POP Arbëresh. Ognuna di queste esperienze mi ha dato qualcosa e ha contribuito a costruire il percorso che mi ha portato fin qui, inoltre l’esperienza con RAI Calabria Arbëreshe, in radio e in tv, rappresenta per me un momento di grande felicità, qualcosa che, quando ho iniziato questo percorso, non avrei mai immaginato.” Un pensiero particolare è rivolto proprio a Plataci e alle persone che hanno voluto il riconoscimento.
«Ringrazio Rossella Stamati e Lucia Brunetti per questo riconoscimento e per l’attenzione e la sensibilità con cui continuano a creare occasioni di incontro e confronto intorno all’Arbëria e alle nostre comunità. E ringrazio tutta la comunità di Plataci, un luogo nel quale torno sempre con grande piacere e dove ogni volta vengo accolto con un calore e un affetto che sento autentici. Per questo ricevere qui questo premio ha per me un valore ancora più speciale».
Il riconoscimento di Plataci supera così la dimensione personale e racconta la crescita di un progetto che negli anni ha saputo aggregare persone, competenze e generazioni intorno a un’idea: l’Arbëria non deve essere soltanto custodita, ma raccontata, vissuta e continuamente reinterpretata.
Podcast, social media, produzioni audiovisive, eventi e nuovi linguaggi diventano strumenti attraverso i quali una minoranza linguistica può rafforzare la propria consapevolezza e, contemporaneamente, aprirsi al mondo.
Da Plataci arriva dunque un riconoscimento che unisce simbolicamente radici, persone e futuro: dai “19 fuochi” che raccontano le origini di una comunità alle circa quaranta persone che oggi compongono Fili Meridiani e che, con esperienze e ruoli differenti, contribuiscono a costruire una nuova narrazione dell’Arbëria.
Perché dietro ogni progetto ci sono persone. E dietro ogni racconto capace di durare c’è una comunità che sceglie di costruirlo insieme.
