“Il pensiero porta l’uomo dalla schiavitù alla libertà” - Henry Wadsworth Longfellow
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Rosarno: la preside Mariarosa Russo in volo alla New York School Department of Education

Abstract
La presente relazione rielabora, dal punto di vista di una dirigente scolastica calabrese, le
questioni emerse nel pilastro “media” della Relazione sullo Stato di diritto Media liberi,
pluralismo dell’informazione e formazione critica non sono domini separati: in un territorio
segnato dalla ’ndrangheta, la capacità dei giovani di leggere criticamente i media è una
questione di democrazia vissuta e di acquisizione di una coscienza civica libera e indipendente.
1. Una voce dal Meridione
La mia storia: da più di un ventennio, dirigo l’IIS “Raffaele Piria” di Rosarno, ubicato nel
cuore della Piana di Gioia Tauro. Come Socrate, ogni mattina mi alzo e, prima di arrivare a
scuola e di confrontarmi con i miei compagni di viaggio, mi chiedo: “cos’è la virtù e come si
trasmette?”. Ciò non è mera retorica, bensì il cuore pulsante del mio lavoro.
Nella Relazione 2025 della Commissione europea ho riconosciuto la nostra quotidiana realtà
meridionale tradotta in linguaggio istituzionale. Ho dedotto che media e scuola non vivono in
sfere separate ma si nutrono o si avvelenano a vicenda, nell’altalenarsi di una sfida binaria che
mette in crisi gli attori di questo teatro tragicomico.
2. Il quadro europeo
Dall’Europa al Mezzogiorno: l’EMFA (Reg. UE 2024/1083) e la Direttiva anti-SLAPP (UE
2024/1069) sono due tra i tentativi più ambiziosi dell’UE di tradurre in obblighi vincolanti
alcuni punti, quali la trasparenza della proprietà, l’assegnazione equa della pubblicità statale,
l’indipendenza editoriale, la protezione dei giornalisti. Dal Media Pluralism Monitor 2024
emerge, tuttavia, che sette Stati membri sono in fascia di rischio medio-alto, brancolando nel
buio della caverna di Platone, dove una fioca luce fa intravedere che tra norma e applicazione
si apre uno spazio in cui vivono le distorsioni documentate nella Relazione e che si riverberano
fino all’estremo capo dell’Italia, investendo il nostro Mezzogiorno.
3. Il caso italiano: l’erosione silenziosa
L’Italia chiama: la Relazione tratteggia per l’Italia un quadro di “erosione silenziosa”, tradotta
in inerzia legislativa, conflitti di interesse irrisolti, concentrazione mediatica che non si declina
in censura aperta ma produce un’agenda selettiva. La legislazione italiana sui conflitti di
interesse per i titolari di cariche politiche è citata ancora come “pendente”. Tutelare la libertà
di stampa significa, tuttavia, offrire una minima possibilità di autocorrezione a una democrazia
che a volte rischia di incepparsi, fino a minare la qualità della democrazia stessa.
4. La scuola al Sud: formare lettori critici in territorio di ’ndrangheta
La scuola di Rosarno risponde: a Rosarno la ’ndrangheta non è solo criminalità organizzata
ma è una struttura sociale e un sistema alternativo allo Stato. In questo contesto, formare
ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni significa confrontarsi con messaggi contraddittori ogni giorno. TikTok, Instagram, YouTube non sono nemici della scuola. Ma oggi, più che mai, i
media sono una realtà comunicativa in cui gli studenti vivono 365 giorni l’anno. Alla luce di
tali premesse, la media education diventa uno strumento di liberazione nel senso più concreto,
un processo di formazione di un esercito di lettori critici e pensanti, liberi di parlare, scrivere,
leggere e scegliere da che parte stare.
5. I 14-19 anni: una fascia d’età che non perdona errori educativi
Educare a pensare: utilizzo le parole di Erik H. Erikson per descrivere l’adolescenza
caratterizzata da crisi che investono identità e generano confusione di ruolo. Ogni giorno
osservo giovani studenti in cerca di specchi in cui riconoscersi, e i media digitali ne offrono a
profusione, molti dei quali distorcono l’immagine riflessa su monitor asettici e anaffettivi.
Nella Piana di Gioia Tauro, in aggiunta, la ’ndrangheta offre ai giovani un modello di
riconoscimento immediato, drammaticamente amplificato dai social media. La sfida,
parafrasando Orazio “aut prodesse aut delectare”, in bilico tra educazione e diletto, consiste
nell’essere più attraenti della distrazione digitale, non rincorrendola ma dandole una forma
critica. Talvolta, basta soltanto analizzare un video virale o decostruire una notizia falsa per
fare media education e antimafia culturale nello stesso momento.
6. Media, scuola e ’ndrangheta: un triangolo complesso
Educare ad agire: la Commissione rileva che la pubblicità statale viene spesso distribuita
premiando i media compiacenti. In Calabria questo si declina localmente: la piccola editoria
locale è economicamente dipendente da reti di interessi che non sempre coincidono con
l’interesse pubblico. Gli studenti del “Piria” crescono in un ecosistema informativo dove
WhatsApp funziona come agenzia di stampa alternativa e la voce di una persona di fiducia –
talvolta un mafioso rispettato – vale più di qualsiasi organo di stampa. Ma la loro voce, nella
mia scuola, diventa un urlo corale che si diffonde attraverso la Radio Web, un media messo a
disposizione dei miei studenti che, come Peppe Valarioti e Peppino Impastato, sono la voce
della coscienza collettiva di un popolo libero di scegliere consapevolmente da che parte stare.
7. La dirigente come sentinella democratica
Territorio e istituzioni: una dirigente scolastica deve guadagnarsi l’autorità e l’autorevolezza
ogni giorno, vestendosi di coerenza e mediando tra i valori proclamati e le scelte ponderate.
Questo significa, nel concreto, selezionare i progetti di media education con criteri pedagogici
reali, formare i docenti sulla dimensione critica del digitale, aprire la scuola al territorio,
stendendo il tappeto della legalità a forze dell’ordine, a magistrati antimafia, a giornalisti
d’inchiesta o ad associazioni impegnate come Libera. Nella triplice veste di dirigente, madre e
nonna, conosco bene la fatica dell’adulto che suggerisce di aspettare prima di agire, di
verificare prima ancora di condividere, di fungere da sentinella democratica prima ancora di
mettere in ordine i frammenti di una deriva istituzionale e educativa.

8. Verso una proposta: la scuola come ecosistema dell’informazione critica
Una scelta ecologica e sostenibile: al “Piria”, io e i miei compagni di viaggio lavoriamo su tre
assi: curricoli verticali di media literacy dall’ingresso alla maturità; collaborazioni strutturate
con giornalisti, magistrati e attivisti per portare in classe narrazioni autentiche; un ambiente
scolastico che sia esso stesso modello di trasparenza e accountability. Per noi, che siamo andati
a lezione di Cicerone, la res publica è res populi, la nostra è una scuola che forma cittadini
consapevoli dei media e costruisce la cosa pubblica sui banchi di scuola.
Non è retorica: è la cosa più concreta e rivoluzionaria che possiamo fare.
Conclusioni
Lo Stato siamo Noi: la Relazione afferma che «lo Stato di diritto non può mai essere dato per
scontato». Sostituirei Stato di diritto con democrazia vissuta e direi la stessa cosa ai miei
studenti ogni mattina: la democrazia non si eredita ma si pratica, si impara, si difende.
Rosarno, la Calabria, il Sud non sono periferia di questa storia: ne sono il banco di prova più
autentico. Dove le istituzioni sono state più deboli, dove la ’ndrangheta ha riempito i vuoti, è
là che la posta in gioco di un’educazione ai media è più alta.
Le norme europee, EMFA e Direttiva anti-SLAPP, da cui sono partita per redigere la presente
relazione, non sono solo strumenti preziosi per decifrare i messaggi di una società che rischia
la deriva, ma il vero motore e la convinzione ostinata che educare alla libertà e alla legalità sia
l’atto politico più radicale e più rivoluzionario che esista

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