Trentaquattro poesie pubblicate da Prometeo, con prefazione dell’autore e presentazione di Luigi Troccoli. L’ex docente di Lettere e Filosofia, preside e già sindaco di Castrovillari, affida al verso la memoria e l’esperienza per interrogare il senso dell’esistenza e condividere un’esperienza che lascia il segno
CASTROVILLARI – C’è un momento in cui la poesia smette di essere soltanto parola e diventa domanda. È da questo spazio, sospeso tra ciò che l’uomo conosce e ciò che continua a sfuggirgli, che nasce “Pensieri in Rime”, la raccolta di Franco Blaiotta, pubblicata da Prometeo, con la prefazione dell’autore e la presentazione di Luigi Troccoli, amico di lungo corso.
Trentaquattro componimenti nei quali la scrittura poetica si fa innanzitutto esercizio di ascolto interiore. Blaiotta attraversa memoria, emozione, sogno e realtà per tornare alla domanda essenziale che accompagna ogni esistenza: perché siamo qui e quale senso ha il nostro esserci?
È una domanda che non appartiene soltanto all’autore. Ed è proprio questo passaggio dall’esperienza individuale alla dimensione universale a dare alla raccolta la sua cifra più autentica.
Docente di Lettere e Filosofia, preside negli Istituti superiori di 2° grado dal 1982 al 2010 e sindaco della Città di Castrovillari dal 2002 al 2012, oltre che antesignano della formazione informatica, Blaiotta porta nella poesia la stratificazione di una vita trascorsa tra studio, insegnamento, responsabilità pubblica e osservazione della realtà. Ma non costruisce un diario personale. Le esperienze, i ricordi e le emozioni diventano piuttosto materia attraverso la quale interrogare una condizione umana più ampia.
Il libro si muove così sul confine tra il desiderio di comprendere e la consapevolezza del limite. L’uomo guarda il mondo, cerca di penetrarne il significato, si misura con l’immensità del cosmo e con la precarietà della propria esistenza. E scopre che non tutto può essere spiegato.
La poesia nasce esattamente in quel punto.
Non per sostituirsi alla filosofia né per fornire risposte definitive, ma per dare una forma alla domanda. Il mistero non viene risolto: viene abitato. L’infinito non diventa una certezza: resta un orizzonte verso il quale continuare a guardare.
Nella prefazione, Blaiotta offre al lettore una propria chiave interpretativa. Troccoli, nella presentazione, ne accompagna il percorso con una lettura che mette in evidenza il valore dell’emozione. È l’emozione, infatti, a consentire all’esperienza di fissarsi nella memoria, sottraendo un istante al consumo della quotidianità.
La parola poetica diventa allora una forma di conservazione dell’esperienza: trattiene ciò che passa, dà un nome a ciò che si avverte e spesso non si riesce a dire, trasforma una sensazione in memoria condivisibile.
Anche la struttura dei componimenti contribuisce a questa immediatezza. Sono poesie brevi, spesso costruite attraverso rime baciate, nelle quali immagini apparentemente semplici aprono significati più profondi. Il linguaggio non cerca l’oscurità, ma la riconoscibilità: il lettore può entrare nel testo attraverso un’immagine, un ricordo, una sensazione, e da lì procedere verso una riflessione più ampia.
È una poesia che chiede, dunque, di essere letta e riletta.
Tra i simboli che attraversano la raccolta ci sono le fate dei nostri monti, protagoniste del primo componimento. L’autore immagina di aver danzato con loro e le colloca in una dimensione nella quale natura e civiltà sembrano incontrarsi. Sono creature di confine, capaci di evocare un mondo originario davanti alla fragilità di quello costruito dall’uomo, «fragile e bello» e, proprio per questo, destinato a finire.
Il Folletto rappresenta invece ciò che resiste alla razionalizzazione: l’imprevedibile, l’irrazionale, quella componente misteriosa della natura e dell’animo umano che nessuna conoscenza riesce a governare completamente.
Con l’Ippogrifo, il cavallo alato della tradizione cavalleresca, il verso prende il volo. Qui l’immaginazione diventa possibilità di oltrepassare il dato quotidiano, di cercare nell’impossibile una via verso una conoscenza diversa e, forse, verso una parte più autentica di sé.
Nel Mare d’Oriente il viaggio assume un’altra dimensione. Il mare è l’ignoto, qualcosa da attraversare senza la certezza della destinazione; l’Oriente è invece la luce che nasce, l’inizio di una nuova possibilità. Il viaggio esteriore diventa così metafora di quello interiore: per conoscere il mondo occorre, in qualche misura, misurarsi con se stessi.
Ancora più delicata è “La morte del Canarino”, dove la scomparsa dell’animale e il ricordo del suo canto diventano immagine della precarietà. La commozione individuale si allarga alla percezione della vita come realtà fragile, capace di interrompersi improvvisamente e di lasciare, proprio attraverso la perdita, una traccia profonda.
E nella memoria di una «indimenticabile primavera», con i suoi brividi di sensi e pensieri, affiora invece il tema della rinascita. È il risveglio di una sensibilità che accompagna le esperienze decisive: l’amore, l’ispirazione, la scoperta, una nuova consapevolezza di sé.
Sono immagini diverse, ma tutte sembrano convergere verso una stessa figura: il fuoco dell’inquietudine che illumina la notte dell’ignoto.
È forse qui che si trova il centro ideale della raccolta. Il fuoco è la coscienza che cerca, la curiosità che non si arrende, il desiderio di sapere e di andare oltre. La notte è invece ciò che rimane fuori dalla nostra presa, il territorio del mistero e del limite.
La luce non elimina la notte. La rende visibile.
In questa tensione tra luce e oscurità si colloca la poesia di Blaiotta: una poesia che non pretende di risolvere la contraddizione dell’esistenza, ma accetta di starci dentro. Il limite non viene rimosso; diventa, al contrario, materia di pensiero.
E proprio questa consapevolezza restituisce alla raccolta una dimensione che supera il dato autobiografico. Le esperienze di Blaiotta appartengono alla sua storia, ma le domande che ne scaturiscono appartengono a tutti.
“Pensieri in Rime” è, in definitiva, un libro sulla ricerca più che sulla risposta. Un percorso nel quale la poesia torna a essere uno strumento conoscitivo: non perché possa dire tutto, ma perché riesce a dare forma a ciò che ancora non sappiamo spiegare.
La parola poetica diventa così il luogo dell’incontro tra memoria e presente, tra esperienza e immaginazione, tra ragione e mistero. E l’inquietudine, anziché rappresentare soltanto una condizione di smarrimento, si trasforma nella forza che mantiene aperta la ricerca.
Alla fine, il viaggio verso l’universo lontano e ignoto si rivela per quello che era fin dall’inizio: un viaggio dentro l’uomo. Un viaggio che parte dalla memoria personale di Franco Blaiotta per approdare a una domanda universale, quella tensione verso una promessa di felicità e verso un compimento che l’uomo continua a cercare, senza mai smettere di interrogare il mistero della propria esistenza. A ottobre la presentazione del libro per condividere un cammino interiore tutto da scoprire.
