“La realtà non è altro che un 'paesaggio nella nebbia': misterioso e tutto da scoprire” - Theo Anghelopoulos
HomeCalabriaPISA 2025, CNDDU: "760.000 studenti in 91 paesi: la tenuta italiana non...

PISA 2025, CNDDU: “760.000 studenti in 91 paesi: la tenuta italiana non basta, occorre investire sulla qualità dell’apprendimento”

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sui risultati dell’indagine OCSE PISA 2025, pubblicati l’8 settembre 2026 e presentati in Italia da INVALSI contestualmente alla diffusione internazionale, che delineano un quadro caratterizzato da una significativa contrazione delle competenze degli studenti, particolarmente evidente nella lettura e nella matematica. La portata del fenomeno impone di superare la logica delle graduatorie tra Paesi e di considerare la qualità degli apprendimenti quale indicatore essenziale dell’efficacia delle politiche scolastiche e dell’impiego delle risorse pubbliche destinate all’istruzione.
In un contesto OCSE complessivamente negativo, l’Italia manifesta una sostanziale capacità di tenuta. In scienze, ambito principale della rilevazione 2025, gli studenti italiani raggiungono 483 punti rispetto ai 482 della media OCSE; anche gli esiti negli altri ambiti restituiscono un sistema che ha contenuto il deterioramento osservato in numerosi Paesi. È un risultato significativo, al quale concorre il lavoro delle istituzioni scolastiche e del personale docente, ma che richiede una lettura prudente: mantenere le proprie posizioni mentre la media internazionale arretra non equivale necessariamente a un miglioramento strutturale della qualità dell’istruzione.
Permangono, infatti, criticità sulle quali appare necessario concentrare le future politiche educative. In scienze soltanto il 4% degli studenti italiani raggiunge i livelli più elevati di competenza, rispetto al 7% della media OCSE. Il dato assume rilievo non soltanto sul piano didattico, ma anche sotto il profilo economico e strategico. Un sistema produttivo sempre più dipendente dalla ricerca, dall’innovazione e dalle competenze scientifiche avanzate necessita di una scuola capace di contrastare le fragilità senza rinunciare alla valorizzazione delle potenzialità più elevate. Equità ed eccellenza devono pertanto essere perseguite all’interno della medesima programmazione educativa.
Anche la relazione tra condizioni socioeconomiche e risultati scolastici richiede attenzione. In Italia lo status socioeconomico incide per circa l’11% sulla variabilità delle prestazioni in scienze. La capacità perequativa del sistema scolastico costituisce un elemento positivo, ma le condizioni di partenza continuano a influire sugli esiti formativi. Diventa quindi essenziale orientare la distribuzione delle risorse in rapporto ai fabbisogni effettivi delle scuole, alla complessità dei territori e alla verifica dell’efficacia degli interventi finanziati.
Un ulteriore elemento riguarda la distrazione digitale. Il 37% degli studenti italiani dichiara che i compagni sono frequentemente distratti dall’uso dei dispositivi digitali durante le lezioni di scienze, rispetto al 28% della media OCSE. Il fenomeno permane nonostante la crescente estensione delle limitazioni all’impiego degli smartphone nelle istituzioni scolastiche. La regolamentazione è necessaria, ma non può costituire l’unica risposta. Alle disposizioni sull’utilizzo dei dispositivi devono accompagnarsi azioni educative capaci di rafforzare concentrazione, lettura approfondita, autonomia nello studio e uso responsabile delle tecnologie.
La medesima esigenza interessa l’intelligenza artificiale generativa, ormai presente nelle pratiche di studio di una parte consistente degli studenti. La sua progressiva diffusione rende necessario un quadro regolativo e didattico nel quale l’innovazione rimanga funzionale agli obiettivi formativi e non determini una delega delle attività cognitive. Gli investimenti nella digitalizzazione acquistano effettivo valore educativo soltanto se accompagnati dalla formazione del personale, da criteri di utilizzo definiti e dalla valutazione degli effetti prodotti sugli apprendimenti.
PISA 2025 pone, pertanto, una questione che investe direttamente la programmazione delle politiche pubbliche. In una fase caratterizzata da vincoli finanziari e da una crescente competizione internazionale sulle competenze, la spesa per l’istruzione deve mantenere carattere prioritario, ma deve essere accompagnata da una rigorosa valutazione della sua efficacia. Livelli insufficienti di preparazione in lettura, matematica e scienze producono conseguenze che oltrepassano il sistema scolastico e incidono sulla qualificazione professionale, sulla produttività, sulla capacità di innovazione e sulla competitività del sistema Paese.
Il CNDDU ritiene quindi che la tenuta registrata dall’Italia debba essere assunta non come un risultato acquisito, ma come il presupposto per una politica scolastica di medio e lungo periodo. Occorre consolidare gli investimenti, valutarne con maggiore precisione l’impatto sugli apprendimenti, rafforzare la professionalità docente e destinare risorse e interventi sulla base delle effettive condizioni formative e territoriali. La stabilità dei risultati, in una fase di arretramento internazionale, rappresenta un segnale positivo; il passaggio successivo deve essere la crescita della qualità.
PISA 2025 pone quindi una responsabilità precisa alle istituzioni: trasformare la capacità di tenuta della scuola italiana in capacità di avanzamento. Il parametro non può essere soltanto la posizione dell’Italia rispetto a sistemi che registrano risultati peggiori, ma l’incremento effettivo delle competenze degli studenti nel tempo. È su questo terreno che dovranno essere misurate l’efficacia delle politiche scolastiche, la qualità della spesa pubblica e la capacità del sistema di istruzione di concorrere alla formazione del capitale umano necessario allo sviluppo economico, scientifico e tecnologico del Paese. Per il CNDDU, è questa la prospettiva nella quale i risultati PISA 2025 devono essere letti e, soprattutto, tradotti in scelte conseguenti.

Articoli Correlati