“Ancora una volta con il caso della Piana di Sibari è stata annientata la dignità dei lavoratori e seppellita ogni forma di diritto. Ben venga la repressione, fatto salvo che siamo in una fase di indagine, ma quello che manca totalmente è la prevenzione”, lo ha dichiarato Francesco Prudenzano, Segretario Generale di Confintesa, a seguito del fermo eseguito dai carabinieri su delega della Dda di Catanzaro con epicentro nella Piana di Sibari. Qui sarebbero state scoperte sue associazioni a delinquere interconnesse composte da 20 cittadini stranieri che avrebbero esercitato un controllo monopolistico sui lavoratori agricoli riducendoli in una condizione simile alla schiavitù. “Ai carabinieri del Comando per la Tutela del Lavoro e alla DDA di Catanzaro va riconosciuto un lavoro di sei anni; agli indagati va riconosciuta la presunzione di non colpevolezza. Ma nelle carte ci sono due numeri da leggere insieme: 40 euro pagati dall’impresa, 23-27 ricevuti dal lavoratore, e retribuzioni più basse per i braccianti sub-sahariani a parità di mansione. È discriminazione salariale su base etnica, e va chiamata così. Secondo gli inquirenti il canale d’ingresso erano i click day, con credenziali ministeriali di operatori di CAF e patronati usate per migliaia di istanze fittizie: non è una categoria a essere sotto accusa, è il regime di accesso a quei sistemi. Chiedo credenziali nominative, tracciate e verificabili, con registri consultabili dall’Ispettorato del lavoro: Confintesa lo accetta per prima sulla propria rete e chiede che valga per tutti. La repressione arriva e funziona. Quello che non arriva mai è ciò che viene prima”, ha chiuso Francesco Prudenzano, Segretario Generale di Confintesa, sull’operazione dei carabinieri nella Piana di Sibari.
Capolarato, Prudenzano (Confintesa): “A Sibari annientati dignità e diritti dei lavoratori”
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