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Girifalco (Cz), Tari e contenziosi d’inizio mandato: le critiche dell’ex assessore Giampà sulla gestione del bilancio

La gestione dei tributi locali torna al centro del dibattito politico cittadino, innescando una polemica destinata a far discutere. A sollevare il caso è l’ex assessore al Bilancio, Domenico Giampà, che interviene con un’analisi dettagliata sull’invio degli avvisi di pagamento dell’acconto TARI 2026, recapitati ai cittadini prima dell’ufficiale approvazione del Piano Economico Finanziario (PEF). Secondo Giampà, l’operazione non può essere liquidata come un semplice e veniale cavillo procedurale, bensì va letta come una precisa scelta politica e amministrativa di cui la compagine di governo attuale deve farsi pienamente carico. Nel mirino dell’ex assessore c’è soprattutto la narrazione difensiva emersa in queste ultime settimane, che tenderebbe ad attribuire la responsabilità dei ritardi ai tempi tecnici dell’insediamento della nuova giunta — avvenuto a fine maggio — e alla mancata validazione del PEF da parte dell’ente competente. Argomentazioni che, per Giampà, appaiono più come tentativi di giustificazione che come risposte risolutive. “Chi sceglie di candidarsi e assumere la guida di un Comune, osserva l’ex amministratore, sa perfettamente di ereditare un impianto fatto di scadenze fisse, adempimenti obbligatori e procedimenti già avviati. Governare significa proprio prenderne le redini senza soluzione di continuità, visto che il passaggio di testimone non concede, per sua natura, alcuna “immunità” o periodo di sospensione delle responsabilità”. Forte della conoscenza diretta della macchina comunale e delle sue dinamiche contabili, Giampà sottolinea come la stesura del PEF e il calcolo delle relative tariffe siano da sempre processi articolati e soggetti a fitte interlocuzioni tecniche. Proprio per questa complessità, il compito di chi amministra dovrebbe essere quello di esercitare un monitoraggio costante, sollecitare gli organi preposti per tempo e informare la cittadinanza qualora emergessero criticità o intoppi burocratici. La contestazione principale riguarda il metodo adottato: “chiedere ai contribuenti di versare delle somme sulla base di iter procedurali non ancora perfezionati rischia di far percepire i cittadini come una sorta di “istituto di credito” a cui attingere in caso di necessità. Un approccio che, secondo l’ex assessore, capovolge la logica istituzionale secondo cui gli atti andrebbero prima definiti e approvati nelle sedi preposte e solo successivamente tradotti in richieste di pagamento. Il punto centrale del ragionamento riguarda quindi le azioni concrete messe in campo prima di arrivare al termine del 31 luglio: la sollecitazione formale degli atti fermi e l’adozione di misure preventive per evitare il ritardo. In materia fiscale, conclude Giampà, la trasparenza e la chiarezza non rappresentano concessioni facoltative, ma doveri primari dell’agire pubblico. La cittadinanza non si aspetta soluzioni miracolose, quanto piuttosto un atteggiamento rigoroso e trasparente fin dalle primissime battute del mandato amministrativo”.

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