Il diritto alla cittadinanza italiana rappresenta un patrimonio da tutelare e preservare per le generazioni future. È da questa convinzione che prende le mosse l’iniziativa del consigliere regionale, delegato ai rapporti con i calabresi nel mondo e presidente della Prima Commissione consiliare permanente, Orlandino Greco, che ha presentato una mozione al Consiglio regionale della Calabria per chiedere una revisione della Legge 23 maggio 2025, n. 74, la cosiddetta “Legge Tajani”, intervenuta in materia di cittadinanza italiana iure sanguinis.
Per Greco, restringere il diritto alla cittadinanza dei discendenti degli emigrati italiani significa compromettere un legame storico, culturale e identitario costruito in oltre un secolo di emigrazione. «È difficile accettare che un bisnonno italiano non possa più trasmettere la propria cittadinanza ai propri discendenti. Significherebbe spezzare un legame storico, culturale e identitario che unisce milioni di italiani nel mondo alla loro terra d’origine», afferma il consigliere regionale, ribadendo il suo netto e convinto no alla riforma.
La mozione evidenzia come le modifiche introdotte dalla nuova normativa abbiano profondamente ridimensionato il principio dello iure sanguinis, imponendo limiti generazionali più restrittivi, nuovi requisiti per la trasmissione della cittadinanza e adempimenti documentali che rischiano di escludere migliaia di discendenti degli emigrati italiani dal riconoscimento della cittadinanza.
Particolare attenzione viene riservata all’impatto sulla Calabria, una delle regioni italiane con la più ampia diaspora nel mondo. Secondo Greco, il riconoscimento della cittadinanza non costituisce soltanto un diritto giuridico, ma rappresenta un elemento essenziale di appartenenza, memoria e identità per milioni di calabresi e loro discendenti residenti all’estero. La mozione sottolinea infatti il rischio che le nuove disposizioni interrompano un rapporto storico tra la Regione e le proprie comunità emigrate, indebolendo legami culturali, familiari ed economici consolidati nel tempo.
Nel documento viene inoltre richiamata l’ordinanza del Tribunale di Campobasso del 6 febbraio 2026, che ha rimesso alla Corte costituzionale la valutazione di alcune disposizioni della legge, ritenendo che possano emergere profili di illegittimità costituzionale. Un passaggio che, secondo Greco, conferma la necessità di un intervento urgente del Parlamento per correggere una riforma che rischia di compromettere diritti consolidati e creare profonde disparità di trattamento.
Con la mozione, il presidente della Prima Commissione consiliare chiede al Consiglio regionale di sollecitare il Parlamento a modificare la normativa, eliminando i limiti più restrittivi introdotti dalla legge, salvaguardando i procedimenti già avviati e rafforzando le iniziative di sostegno e assistenza rivolte ai cittadini di origine calabrese residenti all’estero. L’obiettivo è preservare il principio dello iure sanguinis e rafforzare il rapporto tra la Calabria e la sua vasta comunità nel mondo, riconoscendo nella cittadinanza non solo uno status giuridico, ma un elemento fondamentale della storia e dell’identità del popolo calabrese.
