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Osservatorio delle Due Sicilie: “La destra storica, la Calabria è atavica”

“Il periodo compreso tra il 1861 ed il 1876 coincide con l’egemonia politica della cosiddetta “Destra storica” e fu caratterizzato dalla nascita, in Calabria, delle teorie lombrosiane, i cui effetti purtroppo ancora oggi, talvolta, trovano riscontro. Ezechia Lombroso da Palmi nel 1862 iniziò a scrivere della presunta “razza meridionale”.
Nella sua catalogazione dell’aspetto tipico del criminale, Lombroso fece rientrare perfettamente l’uomo calabrese: “Il tipo calabrese è bruno, di statura mediocre, con cranio piccolo, fronte sfuggente, zigomi sporgenti, mascella forte. Somiglia più all’arabo e al berbero che al lombardo. È un tipo che ricorda le razze primitive.” (Espressione riprodotta in una scena del film “Li chiamarono… briganti”, diretto da Pasquale Squitieri – 1999).
Come si può approfondire nell’opera l’Uomo Delinquente (oltre che in vari articoli), scritta a partire dal 1876 in 5 stesure fino al 1897 (ultima versione, venne pubblicata dalla figlia), per Lombroso in Italia esistevano due razze:
Razza aria (poi verosimilmente divenne ariana) proveniente dal nord (Celti, Galli, Longobardi, Franchi)
Razza africana proveniente dal sud (Fenici, Bizantini, Arabi, Albanesi)
Per quanto riguarda invece i delinquenti Lombroso li divide in due gruppi:
Delinquenti atavici (delinquenti nati, razza inferiore africana)
Delinquenti per caso, occasionali.

Le teorie prevalenti a quel tempo ritenevano la razza africana meno evoluta rispetto a quella ariana; anche per Lombroso le “razze” umane si collocavano a differenti stadi evolutivi. I bianchi europei (soprattutto i nordici) venivano posti all’apice, mentre i popoli considerati “selvaggi”, come alcuni gruppi africani o australiani, erano giudicati più “primitivi” o “atavici”, e quindi percepiti come più vicini alle scimmie. Per il medico veronese i delinquenti erano “ritorni atavici” a stadi evolutivi inferiori (come i meridionali e, nello specifico, i calabresi). I “negri” e le cosiddette “razze inferiori”, secondo Lombroso, avrebbero posseduto una maggiore inclinazione a delinquere a causa di una presunta “inferiorità biologica”.
Questo segnò l’inizio del pregiudizio che lentamente si insinuò nei salotti scientifici, fra la classe dirigente e politica dell’epoca ed, ovviamente, tra ranghi dell’esercito piemontese: il meridionale (che fosse calabrese o meno) era considerato primitivo e appartenente a una “razza inferiore”.
La Destra storica italiana, guidata da uomini come Cavour, Minghetti, Farini, La Marmora, trovò nelle teorie di Lombroso un utile strumento per legittimare la propria azione politica repressiva nel Sud Italia post-unitario. Se ne elencano, di seguito, alcuni aspetti:
1. Legittimazione della repressione del brigantaggio.
Argomento “biologico”: la Destra usò l’idea di “atavismo” di Lombroso per dipingere i briganti come “relitti” di una civiltà inferiore, non come ribelli politici o contadini oppressi.
Esempio: nel dibattito parlamentare sulla Legge Pica (1863), il governo Minghetti sostenne che il brigantaggio era un fenomeno “biologico” tipico delle “popolazioni barbare” del Sud, giustificando così la repressione militare.: “Queste popolazioni del Sud, abituate a vivere in condizioni di barbarie, non conoscono la legge se non come oppressione. Il brigantaggio è un male antico, un prodotto della loro atavica ferocia”
2. Giustificazione dell’autorità centralizzata.
Sud “incivile” verso Nord “progredito”: le teorie di Lombroso rafforzavano l’idea che il Sud fosse arretrato e avesse bisogno dell’autorità centralizzata dello Stato per essere “civilizzato”.
Esempio: il tanto lodato L. C. Farini in una lettera nel Dicembre 1861 a Marco Minghetti scrisse: “Il paese è in condizione di paese conquistato, e va trattato come tale. Non si può usare coi napoletani i riguardi che si usano coi piemontesi o coi lombardi.”
3. Rafforzamento degli stereotipi sul Meridione.
Razzismo scientifico: le descrizioni di Lombroso sul “tipo calabrese” (cranio stretto, mascella prominente, ecc.) vennero usate per legittimare pregiudizi razziali e culturali contro il Sud.
Esempio: giornali come Il Giornale di Napoli (1863) scrissero di “calabresi selvaggi” e “atavici” usando termini lombrosiani.
4. Politica del “pugno di ferro”.
Ordine prima di tutto: la Destra usò Lombroso per sostenere che il Sud avesse bisogno di disciplina e repressione, non di riforme sociali.
Esempio: il generale Enrico Cialdini, inviato nel Sud, scrisse che i contadini calabresi erano “gente feroce” da “domare” con la forza, in linea con le idee di Lombroso.
Le teorie lombrosiane contribuirono a rappresentare il brigantaggio meridionale non come conflitto sociale e politico nato dall’unificazione forzata, ma come manifestazione biologica di devianza congenita; questa lettura offrì una legittimazione pseudo-scientifica alla repressione violenta della Destra storica nel Mezzogiorno postunitario.
La destra storica dopo aver imposto tasse, sottratto capitali e terreni, creò il falso mito, ancora oggi tristemente esistente in alcuni discorsi anche in aule parlamentari, dell’inferiorità del “meridionale” che, come verrà affrontato in un successivo articolo, diventerà la “razza maledetta”. …. altro che il benessere della popolazione e sua civilizzazione!”.

Così in una nota il Direttivo Associazione Osservatorio delle Due Sicilie.

 

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