“Le imminenti elezioni comunali a Reggio Calabria rappresentano un passaggio importante per una città che non può più essere raccontata soltanto attraverso i suoi problemi, né può limitarsi a gestire l’ordinario come se l’ordinario fosse già una visione.
Il dibattito pubblico di questi giorni, dalle aperture delle campagne elettorali ai primi confronti con il mondo delle imprese, dell’artigianato e delle professioni, ha fatto emergere un dato chiaro: Reggio Calabria chiede normalità, efficienza, servizi, manutenzione, decoro, trasparenza e capacità amministrativa.
Ma la normalità, da sola, non basta.
Da presidente nazionale dell’Unsic, associazione datoriale che rappresenta imprese, lavoratori autonomi, professionisti, agricoltori, artigiani e operatori del commercio e dei servizi, e da uomo nato nella provincia reggina, profondamente legato a questa terra per origini, storia personale e impegno professionale in Calabria, sento il dovere di rivolgere un’attenzione particolare a Reggio Calabria e al suo futuro. Non è una scelta di parte, né un intervento localistico: è la consapevolezza che il destino di una città strategica come Reggio incide sull’intero sistema economico, sociale e produttivo calabrese e meridionale.
Non entro nel merito delle appartenenze politiche. Mi interessa, invece, il destino produttivo, sociale e occupazionale di Reggio Calabria.
Chiunque sarà chiamato a guidare la città nei prossimi cinque anni dovrà certamente occuparsi dei problemi quotidiani: servizi efficienti, manutenzione, strade, acqua, rifiuti, depurazione, decoro urbano, sicurezza, trasparenza amministrativa, sanità, periferie, mobilità e qualità della vita.
Sono temi essenziali, perché una città che non funziona nel quotidiano non può essere attrattiva, non può sostenere le imprese, non può trattenere i giovani e non può competere.
Ma Reggio non può fermarsi a questo.
Una città come Reggio Calabria non può essere pensata come una città statica, ripiegata su sé stessa, condannata a rincorrere emergenze. Reggio ha una posizione geografica straordinaria, una bellezza naturale riconosciuta, una storia culturale profonda, una tradizione artigiana e commerciale da riscoprire, un patrimonio agricolo e agroalimentare da valorizzare, un affaccio strategico sul Mediterraneo e una vocazione internazionale che deve diventare politica pubblica, non semplice retorica.
Il vero tema è trasformare le potenzialità in opportunità concrete.
In questi giorni si parla di porto, aeroporto, turismo, waterfront, Museo del Mare, sistema crocieristico, mobilità dell’area dello Stretto, poli fieristici e congressuali, strutture balneari, brand territoriale, economia del mare, università, giovani, artigianato, commercio, cultura e agroalimentare.
Sono temi importanti. Ma non devono restare slogan elettorali o singole opere isolate.
Devono diventare una strategia organica.
Reggio Calabria ha bisogno di un progetto che tenga insieme ciò che esiste, ciò che è stato già avviato, ciò che va migliorato e ciò che ancora manca. Ogni opera, ogni infrastruttura, ogni investimento pubblico deve essere valutato per la sua capacità di generare lavoro, attrarre imprese, migliorare i servizi, rafforzare la legalità, creare indotto e restituire fiducia alla comunità.
Turismo, porto, aeroporto, waterfront, sistema crocieristico, cultura, formazione, università, artigianato, commercio, agricoltura di qualità, economia del mare, servizi alle imprese, innovazione digitale e nuove professioni devono entrare in un’unica strategia di sviluppo.
Reggio deve saper costruire un proprio modello di crescita: moderno, mediterraneo, europeo, fondato sull’identità e orientato al futuro.
Penso al valore del “Made in Reggio”: il bergamotto, l’agroalimentare, l’artigianato, le produzioni locali, la cultura, il mare, la nautica, la ristorazione, il turismo esperienziale, le professioni, i servizi e le competenze imprenditoriali diffuse. Tutto questo può diventare economia vera, se sostenuto da una pubblica amministrazione efficiente, tempi certi, semplificazione, accesso al credito, formazione professionale e promozione coordinata del territorio.
Anche il Ponte sullo Stretto, al di là delle diverse opinioni, non può essere vissuto passivamente. Reggio deve pretendere di governarne gli effetti, intercettarne le opportunità, tutelare il territorio, ottenere opere compensative utili, valorizzare le filiere locali, creare lavoro qualificato e costruire una nuova centralità nello scenario mediterraneo ed europeo.
La sfida non è subire i grandi cambiamenti. La sfida è prepararli, orientarli e trasformarli in sviluppo.
La stessa sanità deve diventare una priorità strategica: non solo diritto alla cura, ma anche capacità di attrarre professionisti, trattenere competenze, rafforzare strutture, integrare ospedale e territorio e fare di Reggio un punto di riferimento, non una città da cui partire per curarsi o per lavorare altrove.
Una città che vuole crescere deve avere una sanità forte, una scuola forte, una formazione forte e un sistema universitario capace di dialogare con le imprese, con la ricerca, con le professioni e con le nuove economie.
Il tema dei giovani è centrale. Non basta dire ai ragazzi di restare. Bisogna costruire le condizioni perché possano farlo: scuola di qualità, formazione professionale, università collegata alle imprese, lavoro digitale, apprendistato, start-up, cultura d’impresa, accesso al credito, spazi di aggregazione, meritocrazia e fiducia.
Reggio deve passare dalla speranza di restare alla certezza di potersi realizzare.
Per questo serve un grande patto cittadino per lo sviluppo, che coinvolga Comune, Città Metropolitana, Regione, Governo, università, scuole, ordini professionali, associazioni datoriali, imprese, terzo settore, sistema bancario e comunità locali.
Serve una città capace di dialogare con tutte le istituzioni, senza isolamento e senza contrapposizioni sterili. Lo sviluppo non ha colore politico quando riguarda il lavoro, le imprese, i giovani, la sanità, la mobilità, la sicurezza, la legalità e il futuro di una comunità.
L’impresa non è un interesse di parte. L’impresa è lavoro, reddito, legalità, innovazione, presidio sociale, dignità delle famiglie e futuro dei territori.
Il prossimo governo cittadino non dovrà scegliere tra normalità e ambizione. Dovrà garantire la normalità per rendere possibile l’ambizione.
Reggio Calabria può essere molto più di ciò che oggi appare. Può diventare una città moderna, produttiva, attrattiva, europea, mediterranea, aperta ai giovani e alle imprese.
Una città capace di valorizzare ciò che ha, correggere ciò che non funziona e costruire ciò che manca.
La sfida vera, per tutti, è questa: non amministrare semplicemente Reggio, ma liberarne finalmente l’energia”.
Così in una nota Domenico Mamone, Presidente nazionale Unsic.
