La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità sollevate sulla normativa che prevede l’interdizione decennale per amministratori e sindaci ritenuti responsabili del dissesto finanziario di un ente locale.
La decisione è contenuta in una sentenza depositata oggi, con la quale la Consulta ha respinto i rilievi avanzati dalla sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Calabria.
Al centro della questione vi era l’articolo 248, comma 5, del Testo unico degli enti locali, norma che stabilisce una misura interdittiva della durata di dieci anni nei confronti degli amministratori considerati responsabili del dissesto dell’ente.
I giudici contabili avevano contestato in particolare “la rigidità della durata decennale prevista dalla norma”, ritenendo che l’automatismo della sanzione potesse presentare profili di incompatibilità costituzionale.
La Corte costituzionale, tuttavia, ha ritenuto le questioni non ammissibili, lasciando dunque invariato il quadro normativo attualmente in vigore.
La disposizione continua quindi a prevedere che sindaci e amministratori riconosciuti responsabili del dissesto finanziario di un Comune possano essere colpiti da un’interdizione di dieci anni dalle cariche pubbliche, misura introdotta per rafforzare la responsabilità nella gestione degli enti locali.
