Ci sono cambiamenti che iniziano quando una città comincia lentamente a rimettere in discussione il modo in cui guarda alcune persone, alcuni luoghi e perfino alcune parole. È quello che sta attivando il percorso di Intrecci Abitiamo il Lametino a Lamezia Terme, il progetto che accompagna il superamento delle condizioni di marginalità vissute per oltre quarant’anni nell’area di Scordovillo e che, parallelamente al lavoro sull’abitare diffuso, sta costruendo occasioni di incontro e conoscenza reciproca tra cittadini rom e non rom.
Perché l’obiettivo del progetto non riguarda soltanto il tema cruciale della casa, ma anche quello delle relazioni e la possibilità di creare spazi in cui persone che per anni sono rimaste distanti possano finalmente incontrarsi fuori dagli stereotipi, dalle paure e dalle narrazioni semplificate che hanno segnato il dibattito pubblico sulle comunità rom.
È dentro questa idea che si inseriscono le ultime attività promosse dal progetto, come la presentazione del libro promossa da comunità Progetto Sud “Irriducibili. Alterità dell’anima zingara” di Dijana Pavlović e “Paratapop”, la Residenza Liquida di Teatro in strada e ritmo, a cura della storica compagnia TeatroP.
Da una parte il confronto pubblico e la riflessione, dall’altra i corpi, il gioco, la creatività e la condivisione degli spazi. Due esperienze diverse ma unite dalla stessa direzione: costruire una città più consapevole, capace di conoscersi meglio e di riconoscere nelle differenze una possibilità di crescita collettiva.
Durante la presentazione del suo libro, Dijana Pavlović ha parlato soprattutto dello sguardo con cui le comunità rom vengono raccontate in Italia. Uno sguardo che, ha spiegato, continua troppo spesso a fermarsi alla superficie, alla paura, all’emergenza, senza voler vedere la complessità umana delle persone.
Nel corso dell’incontro ha ricordato come per anni i cittadini rom siano stati trasformati in un racconto pubblico fatto quasi soltanto di allarme sociale, degrado o incompatibilità, mentre raramente si parla delle loro storie, delle culture, delle discriminazioni vissute o delle responsabilità istituzionali che hanno prodotto marginalità.
Uno dei passaggi più forti dell’intervento ha riguardato proprio il linguaggio dell'”inclusione”. Pavlović ha invitato a interrogarsi su cosa significhi davvero costruire convivenza, spiegando che troppo spesso si chiede alle persone rom di adattarsi completamente a un modello dominante, senza che esista un reale riconoscimento reciproco. Non basta spostare delle persone da un luogo a un altro, se poi restano identiche le distanze culturali, sociali e simboliche.
Ed è proprio qui che l’esperienza di Lamezia Terme assume un significato particolare.
Nel dialogo con l’autrice si è parlato infatti del percorso avviato da Intrecci – Abitiamo il Lametino, che sta accompagnando il passaggio dal campo di Scordovillo a forme di abitare diffuse nella città. Pavlović ha sottolineato quanto sia importante che processi di questo tipo non si limitino a risolvere un’emergenza abitativa, ma riescano a produrre relazioni nuove, riconoscimento reciproco e partecipazione reale.
Perché, come emerso durante l’incontro, il rischio è che il superamento dei campi venga vissuto soltanto come uno “spostamento” e non come una trasformazione culturale condivisa.
Da qui anche il forte richiamo alla responsabilità dei media, delle istituzioni e del linguaggio quotidiano nel continuare ad alimentare immagini stigmatizzanti.
Secondo Pavlović, la dignità delle persone passa anche dalla possibilità di liberarsi dai marchi che la società continua a cucire addosso alle comunità rom: l’idea del “corpo estraneo”, della minaccia, della diversità incompatibile.
L’intervista completa all’autrice è disponibile sul canale YouTube del progetto al link seguente: https://www.youtube.com/watch?v=nj8EDJPd8Ho.
Se il libro ha aperto uno spazio di riflessione e ascolto, Paratapop ha provato invece a tradurre concretamente quell’idea di incontro dentro lo spazio pubblico.
Per due giorni, sabato 2 e domenica 3 maggio, bambini, ragazzi, adulti e famiglie hanno partecipato insieme a laboratori di teatro di strada, giocoleria, equilibrio, musica e poliritmia brasiliana nell’ambito della seconda edizione del Festival Restart promosso dalla cooperativa sociale Inrete e da Arci Servizio Civile Lamezia – Vibo.
Senza prevedere nessuna divisione, nessuna distinzione tra pubblico e artisti, tra chi guarda e chi partecipa, l’arte del teatro di strada è riuscita ad abbattere confini, portare le persone nello stesso spazio e creare relazione prima ancora dello spettacolo.
Nella stessa direzione si inseriscono anche le attività laboratoriali di Vacantusi, promosse in collaborazione con Mammut Teatro e International Cultural Foundation, che attraverso il teatro, i linguaggi espressivi e la partecipazione attiva stanno creando ulteriori occasioni di incontro tra bambini, ragazzi e famiglie del territorio. Laboratori pensati come spazi aperti e condivisi, in cui la creatività diventa strumento di relazione, ascolto e conoscenza reciproca.
Ed è forse proprio questa una delle intuizioni più importanti del progetto: capire che la costruzione di una comunità passa anche attraverso esperienze semplici e condivise, attraverso il tempo trascorso insieme, attraverso il corpo, il gioco, la musica, la conoscenza reciproca.
Le attività promosse in queste settimane mostrano infatti come Intrecci Abitiamo il Lametino stia lavorando su più livelli contemporaneamente per provare lentamente a spostare il punto di vista: non chiedersi soltanto “come si risolve un problema”, ma che tipo di comunità vuole diventare Lamezia Terme nei prossimi anni.
Il progetto è realizzato grazie ai fondi europei della Regione Calabria, nell’ambito della programmazione PR Calabria FESR FSE+ 2021–2027.
