“Al referendum del 12 e 13 giugno 2011, 26 milioni di cittadini italiani, i sì furono il 96% dei votanti, si espressero con chiarezza contro la privatizzazione dell’acqua e che su di essa non si sarebbe potuto più fare profitto: acqua bene comune!
Il referendum ha rappresentato una clamorosa sconfitta delle scelte del centrodestra e del centrosinistra, che forsennatamente hanno portato avanti il processo neoliberista delle privatizzazioni.
Ma, come spesso capita, quella vittoria referendaria non ha prodotto la ripubblicizzazione dell’acqua. Il referendum, puntualmente, è stato tradito dalle forze politiche di centrosinistra e centrodestra, infatti, la gestione dell’acqua continua a essere affidata a spa e multiutilities quotate in borsa.
L’acqua rappresenta la principale fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il benessere di tutti gli esseri viventi;
Ad oggi circa 2 miliardi di persone al mondo (1 persona su 4) non hanno accesso ad acqua potabile gestita in modo sicuro.
L’acqua è un diritto umano fondamentale e un bene comune essenziale, non una merce. La sua gestione deve essere pubblica, partecipata e sostenibile, garantendo l’accesso universale al “minimo vitale” e rifiutando la logica del profitto.
Il diritto all’acqua come bene comune sancisce che l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici è un diritto umano universale, essenziale per la vita e la dignità. Non è una merce, ma una risorsa finita e di appartenenza collettiva che deve essere gestita in modo sostenibile e sottratta alle logiche di mercato.
Per queste ragioni sosteniamo la proposta che il Comitato Civico Cittadino Pro Acqua Pubblica “nell’interesse della collettività cittadina e a tutela di un bene essenziale alla vita”, ha avanzato al Consiglio Comunale di Catanzaro, di integrazione dello Statuto Comunale “per il riconoscimento dell’acqua quale diritto umano essenziale, per la tutela del minimo vitale e per la salvaguardia della salute pubblica”.
L’urgenza di approvare la proposta avanzata dal Comitato, sta nel previsto subentro di SoRiCal nella gestione diretta del servizio idrico, a partire dal secondo semestre del 2026, che rappresenta un momento di straordinaria importanza sociale, civile e istituzionale.
Non si tratta semplicemente di un aspetto organizzativo, ma di una decisione che influisce direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini, garantendo l’accesso a un bene essenziale e promuovendo la salvaguardia della salute pubblica.
Per questo motivo, riteniamo indispensabile e urgente che il Comune di Catanzaro si doti, prima di procedere al passaggio alla SoRiCal, di un quadro statutario chiaro che stabilisca e protegga principi fondamentali: considerare l’acqua un bene comune, garantire il diritto universale all’accesso, assicurare un quantitativo minimo vitale e vietare qualsiasi misura che possa minare la dignità delle persone o compromettere l’igiene pubblica
SoRiCal, rammentiamo, ha rappresentato un sistema che ha arricchito le multinazionali a danno dei cittadini calabresi. Come non citare la sentenza della Corte Costituzionale n. 246/2009, che ha sancito che le tariffe applicate dalla SoRiCal sono illegittime, ma ai cittadini calabresi non è mai stato restituito un soldo.
Tariffe, ricordiamo, che dovevano rimanere bloccate e la decisione su eventuali aumenti non spettava alla SoRiCal. Esse sono aumentate con percentuali dal 10 fino al 17%.
Per queste ragioni, oltre alla proposta di modifica dello Statuto comunale, è necessario riprendere la mobilitazione per rivendicare il ritorno al carattere interamente pubblico della gestione dell’intero ciclo dell’acqua”.
E’ quanto si legge in un comunicato stampa di Potere al Popolo Catanzaro.
