Il nuovo Regolamento comunale per la disciplina della sosta a pagamento e del piano urbano della sosta, approvato dalla Commissione Straordinaria con deliberazione n. 30 dell’11 febbraio 2026, sta già producendo effetti rilevanti sul tessuto cittadino, generando un diffuso disagio tra residenti, lavoratori e attività economiche.
È opportuno chiarire fin da subito che il potere dei Comuni di disciplinare la sosta nei centri abitati è pienamente riconosciuto dall’articolo 7 del Codice della Strada, che consente di istituire parcheggi a pagamento, limitazioni e regolazioni della circolazione . Tuttavia, lo stesso impianto normativo impone che tali scelte siano esercitate nel rispetto di principi fondamentali quali proporzionalità, equilibrio e adeguata motivazione.
In questo contesto emergono alcune criticità evidenti.
Il regolamento presenta una struttura eccessivamente demandante, rinviando a successivi atti amministrativi la definizione di elementi essenziali quali tariffe, orari e individuazione delle aree. Ciò determina un ampliamento significativo della discrezionalità amministrativa, con il rischio di indebolire la certezza del diritto e la trasparenza dell’azione pubblica.
Un secondo elemento riguarda il principio di equilibrio tra sosta a pagamento e sosta gratuita. La normativa nazionale prevede che, in presenza di parcheggi a pagamento, debbano essere garantite adeguate aree libere nelle immediate vicinanze . La mancata individuazione puntuale e verificabile di tali spazi può tradursi, nella pratica, in una compressione eccessiva del diritto alla sosta.
Ulteriori profili di criticità emergono nella disciplina delle sanzioni e delle modalità applicative, che appaiono in alcuni passaggi non perfettamente allineate ai principi di tipicità e chiarezza richiesti dall’ordinamento, con possibili ricadute in termini di contenzioso.
Non meno rilevante è l’impatto sociale del provvedimento. Il sistema delineato incide direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini, introducendo condizioni che, per una realtà come Tropea, caratterizzata da forte pressione turistica e limitata disponibilità di spazi, rischiano di alterare equilibri consolidati tra esigenze dei residenti e dinamiche economiche locali.
È proprio questo il punto centrale: la regolamentazione della sosta, in questo caso, non è più una semplice questione tecnica, ma assume una chiara dimensione sociale.
In tale quadro, occorre una riflessione istituzionale sulla natura stessa dell’organo che ha adottato il provvedimento. La Commissione Straordinaria svolge un ruolo fondamentale di garanzia della legalità e della continuità amministrativa, ma non è, per sua natura, il luogo della mediazione politica tra interessi contrapposti. Scelte che incidono in modo così diretto sulla comunità richiedono un confronto ampio e una sintesi che solo un’amministrazione pienamente rappresentativa può assicurare.
Per queste ragioni, appare necessario un atto di responsabilità istituzionale: sospendere l’entrata in vigore del regolamento, avviando una fase di approfondimento e ascolto del territorio, al fine di evitare tensioni sociali, contenziosi diffusi e un progressivo allontanamento dei cittadini dalle istituzioni.
Tropea ha bisogno di equilibrio, non di rigidità. Ha bisogno di soluzioni condivise, non di provvedimenti calati dall’alto.
La regolamentazione della sosta deve essere uno strumento di ordine e vivibilità, non un fattore di divisione.
Così Antonio Piserà, ex Consigliere Comunale di Tropea.
