Una rete criminale capace di rinnovarsi continuamente, attraverso la creazione di nuove società e l’adozione di schemi sempre diversi, per garantire servizi illeciti a gruppi mafiosi di diversa provenienza. È il quadro delineato dal gip di Milano Luca Milani nell’ordinanza di oltre 500 pagine che ha portato all’esecuzione di 30 misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia milanese.
Al centro dell’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Piscitello e dai pm Pasquale Addesso e Grazia Colacicco, c’è una struttura finanziaria clandestina che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe messo a disposizione di ‘ndrangheta, camorra e della cosiddetta “quarta mafia”, riconducibile alla criminalità organizzata foggiana, un sistema di supporto basato su fatture false e operazioni di riciclaggio internazionale.
Il cuore dell’organizzazione sarebbe stato individuato negli uffici di una società di autonoleggio a Pero, nell’hinterland milanese. Un luogo che, secondo quanto riportato dal giudice, costituiva la “base operativa” del gruppo e rappresentava “un luogo di riferimento per un’ampia schiera di criminali di elevato spessore”, oltre che teatro di “incontri tra ‘ndranghetisti”.
Le indagini, condotte dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Milano e dai colleghi della Gdf di Monza, avrebbero permesso di ricostruire il funzionamento di un’organizzazione dotata di una notevole capacità di adattamento, definita dal gip come una struttura con capacità “rigenerativa”, in grado di ricorrere a “sempre nuovi schemi e sempre nuove società” per proseguire le proprie attività.
A dirigere il sodalizio sarebbe stata una “triade” composta da Giuseppe Piscioneri, Paolo Pelaggi e Luigi Mercadante. Per tutti e tre è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Mercadante, in particolare, risulta già condannato in passato per la sua appartenenza al clan camorristico dei Casalesi.
Nell’ordinanza trovano spazio anche i contenuti di un’intercettazione ambientale del 20 novembre 2025, durante la quale Piscioneri, già condannato in passato come affiliato alla locale di Pioltello, avrebbe fatto riferimento ai propri legami con la cosca calabrese dei Bellocco. L’uomo avrebbe rivendicato rapporti “apicali con i Bellocco”, arrivando a vantarsi “di essere considerato il tredicesimo fratello del defunto Giulio Bellocco”. Nel corso della conversazione avrebbe affermato: “Lui ha dodici fratelli (…) io sono il tredicesimo, per il bene che ci dividiamo”.
Tra le persone che avrebbero frequentato gli uffici di Pero figura anche Salvatore Morabito, descritto dagli investigatori come “legato all’omonimo clan”. Anche nei suoi confronti è stata adottata una misura cautelare in carcere.
La ricostruzione investigativa colloca l’operatività del gruppo nell’arco di tre anni in Lombardia, evidenziando come la rete di relazioni criminali avrebbe consentito di consolidare e mantenere attivi i rapporti tra soggetti appartenenti a differenti organizzazioni mafiose.
Secondo quanto emerge dal provvedimento, gli indagati avrebbero agito nella consapevolezza che la ‘**ndrangheta rappresenta un vero e proprio sistema di potere”, capace di intrecciare relazioni con ambienti “economici, politici e imprenditoriali”. Legami che, stando alle valutazioni contenute nell’ordinanza, non si sarebbero limitati a dinamiche “non solo di carattere corruttivo, ma anche di vicinanza”.
L’inchiesta avrebbe inoltre fatto emergere contatti con esponenti delle “forze delle ordine, avvocati e dipendenti amministrativi”, delineando una rete di rapporti che, secondo l’accusa, avrebbe contribuito a sostenere le attività del gruppo e ad ampliare la sua capacità di interazione con ambienti esterni alla criminalità organizzata.
