È sfociata in dodici misure cautelari l’operazione dei Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria contro la cosca Costa-Filippone, attiva nel territorio di Melicucco. Il provvedimento è stato eseguito questa mattina nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia reggina.
Le persone coinvolte sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, violenza privata aggravata, detenzione illegale di armi e detenzione di sostanze stupefacenti finalizzata allo spaccio.
Sette indagati sono stati condotti in carcere: si tratta di Salvatore Ammagatti, Pasquale Costa, Rosario Costa, detto “Angelo”, Salvatore Costa, Salvatore Magiaruga, Dario Varamo e Carmelo Costa. Per altri cinque, Domenico Antonio Napoli, Gabriele Bruzzese, Domenico Giuseppe Galatà, Giuseppe Politano e Giorgio Varone, è stata invece disposta la misura degli arresti domiciliari.
Al centro della ricostruzione della Procura antimafia c’è il ruolo attribuito a Rosario “Angelo” Costa, indicato dagli investigatori come promotore dell’organizzazione. Secondo l’ipotesi accusatoria, la sua ascesa all’interno degli equilibri criminali di Melicucco sarebbe iniziata nella seconda metà degli anni Novanta, in seguito ai contrasti con la fazione riconducibile a Rocco Santo Filippone, successivamente condannato all’ergastolo.
Proprio in quella fase, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, Rosario Costa avrebbe assunto il controllo del “locale” di Melicucco insieme al fratello Carmelo. Un ruolo che, stando agli atti dell’inchiesta, sarebbe stato successivamente formalizzato attraverso un’investitura attribuita a Carmelo Bellocco, 70 anni, esponente dell’omonima cosca di Rosarno.
L’indagine mira dunque a ricostruire gli assetti e le dinamiche interne alla criminalità organizzata nel territorio di Melicucco, delineando il ruolo che la cosca Costa-Filippone avrebbe assunto negli equilibri mafiosi della zona.
