di Paolo Ficara – La foto di tale articolo è frutto dell’intelligenza artificiale. Probabilmente non rappresenta la realtà, ma ha funzione di balsamo. Dopo lo scambio di convenevoli, targhe e magliette avvenuto tra Ballarino ed i principali esponenti dell’amministrazione comunale. Per tre lunghi anni. In virtù di strane frasi – non dovute e non richieste – su ringraziamenti da riservare all’attuale proprietà, l’augurio è di non rivedere le medesime scene con Ciccio Cannizzaro.
Al di là delle parole, conteranno i fatti.
Avevamo scritto, ad un certo punto, che difficilmente la Reggina sarebbe stata ceduta prima delle elezioni. Adesso le urne si sono chiuse, seppur da poco. Non è che ci aspettavamo una fumata bianca immediata. Ma è stato Cannizzaro ad affermare che il dossier Reggina, sarà il primo di cui si occuperà. Se la matassa non verrà sbrogliata per inizio giugno, bisognerà considerare soluzioni drastiche.
Perché, in quel caso, vorrebbe dire che si è parlato a titolo di slogan elettorale. Crediamo e speriamo non sia stato così.
Ad alimentarci un pizzico di pessimismo, tuttavia, è il continuo circolare di qualche bluff. Accostare il proprio nome alla Reggina, magari per gente che domani farà scrivere di essere in trattativa per acquistare l’Arsenal o il Chelsea, è pur sempre una bella pubblicità. Dall’altro lato, fa gioco a chi deve mostrare di avere pronto chissà quale compratore importante. Per alzare il prezzo.
Un prezzo che ad oggi, non c’è.
Per via politica e con l’interessamento dei fratelli Occhiuto, si è trovato un acquirente nella Capitale. Lo abbiamo scritto a più riprese. Così come abbiamo riportato i nomi di un paio di calciatori, già contattati per indossare la maglia della Reggina nella prossima stagione. Ci sentiamo di aggiungere che, sempre in caso di effettivo ingresso di questa nuova proprietà, la presidenza potrebbe essere affidata ad un ex dirigente Rai.
La tanto vituperata imprenditoria locale segue con attenzione gli sviluppi, sui vari tavoli. Pronta a corroborare economicamente qualsiasi frontman, anche se si trattasse di Saddam Hussein. Purché ci liberi dall’attuale incubo. Se ad oggi non si è giunti ad un accordo totale, la questione è indubbiamente legata alle richieste. Su tale tema ci siamo espressi più volte, da oltre un anno. E non insistiamo, solo per non risultare noiosi.
Gli interessamenti che non nascono da contatti politici, sicuramente esistono. Ma altrettanto sicuramente attenderanno che salti il tavolo di cui sopra, per poi aspettare. Ed aspettare. Finché l’acqua non arriverà alla gola.
Un sindaco deve però comprendere quelli che sono i suoi strumenti. Non Cannizzaro, dunque. Ma chiunque al posto suo. La politica deve stare fuori dal calcio. Favorire l’ingresso di investitori ritenuti adatti, sicuramente sì. Ma se Ballarino riterrà di dover chiedere Marte, Saturno e tutto il sistema solare per cedere la Reggina, è democraticamente libero di farlo.
Ciò che dovrebbe considerare il sindaco, quindi Cannizzaro in questo caso, è di intervenire sulle strutture. A mali estremi, estremi rimedi. Per quanto concerne il “Granillo”, la precedente amministrazione ha concesso la rateizzazione del debito a tutte le società sportive, per tutte le strutture comunali utilizzate. Ma il Sant’Agata è di competenza della Città Metropolitana.
E Cannizzaro è anche il sindaco metropolitano.
C’è una convenzione temporanea, sottoscritta nel luglio 2024. Per un periodo limitato e, soprattutto, per un uso limitato del centro sportivo. Passi per il tacito rinnovo, non essendo ancora giunti a bando. Ma c’è un Sant’Agata utilizzato in toto, altro che i soli campi 2 e 3. Lo sanno anche le pietre. E c’è una bolletta della luce, puntualmente pagata dalla Città Metropolitana a titolo di anticipo. Ormai da tre anni.
Cannizzaro dispone, dunque, dello strumento per buttare fuori Ballarino quando e come vuole. O con le buone, o con le cattive maniere. Il “quando” però, è importante. E spieghiamo perché.
Arrivare a ridosso della data di iscrizione in Serie D – metà luglio – senza aver ceduto la società, diventerebbe pericoloso. L’attuale proprietà dovrà ottemperare ai pagamenti necessari. Sperando disponga delle risorse necessarie. Eventuali scherzetti, che non converrebbero a nessuno, costringerebbero la Reggina ad una fine ancor più umiliante.
Che Ballarino non abbia intenzione di andare avanti, allo stesso modo, è innegabile. Al limite, potrebbe smentirlo solo Ballarino. Con i fatti, però. Quindi versando interamente le somme utili all’iscrizione. O estinguendo i debiti da lui stesso creati. E magari dichiarando pubblicamente che Torrisi è confermato – anche in virtù del rinnovo automatico per la qualificazione ai playoff – e che se ne infischia della contestazione dei tifosi.
Ma di tutti questi passaggi, non ci risulta ne sia avvenuto neanche mezzo.
O Cannizzaro interviene nell’unica maniera in cui può intervenire, ossia pretendendo il saldo delle somme – corrente inclusa – dovute per il Sant’Agata. Oppure alimenterà anche lui chiacchiericci, dato il passaggio da sinistra a destra – in barba alle decantate opposizioni ai cambi di casacca – del famoso Califano. Parente di Virgilio Minniti e già con diversi ruoli alle spalle durante l’amministrazione Falcomatà.
La gente è stanca di leggere di giochetti politici, negli articoli in cui si parla di Reggina. Noi insistiamo solo su un aspetto: tabula rasa al Sant’Agata, possibilmente senza operazioni nostalgia. Ci segnalano la presenza del solito ambiguo soggetto, già vicino allo studio Tonucci, tra le migliaia di persone accorse a congratularsi con Cannizzaro per l’elezione a sindaco. Si trattava di una strada pubblica, quindi non di certo un locale con selezione all’ingresso. Ci auguriamo che l’esperienza Saladini abbia insegnato qualcosa.
