di Paolo Ficara – Titoli di coda. Non solo sul campionato di Serie D, del quale dovremo sorbirci i pleonastici playoff per il terzo anno consecutivo. Ma con ogni probabilità, anche sull’ignominiosa gestione societaria della Reggina. Ricevuta in dono nel settembre 2023. E tenuta praticamente in ostaggio per quasi tre anni, appunto. Ma arriva il momento in cui l’ostaggio è logoro a tal punto, che conviene restituirlo.
Gli ostaggi, più li trattieni e più li devi mantenere. Anche a pane ed acqua, ma li devi mantenere.
Tra fiscalità e mensilità a calciatori e staff, che si tratti di arretrati o di pendenze, per iscrivere la Reggina al prossimo campionato bisognerà sborsare non meno di 700.000 euro. Una cifra che il socio di maggioranza Ballarino Antonino detto Nino, ex osservatore territoriale dell’Empoli, avrebbe già valutato come eccessiva per effettuare un altro giro di giostra. Motivo per cui immediatamente dopo il tonfo interno contro l’Acireale, salvo altri accenni non esternati alcune settimane prima, anziché pensare di raggiungere ancora il primo posto ha preferito dichiarare pubblicamente la disponibilità a trattare.
Sarebbero almeno tre le proposte arrivate in varia maniera all’attuale socio di maggioranza. Tra queste, non ci risulta presente alcuna forza imprenditoriale riconducibile ai buoni uffici di Gianni Infantino, numero uno del calcio mondiale. Era venuto a Reggio lo scorso settembre, lui che a Reggio ha casa, per dire che voleva fare qualcosa di importante per la Reggina. Lo abbiamo fatto scappare. Letteralmente.
Qualsiasi persona con un briciolo di buon senso, ammesso e non concesso che apprendesse le intenzioni di Infantino tramite quelle dichiarazioni rese a Palazzo San Giorgio, si sarebbe stesa a pelle d’orso davanti a lui. Pur di non farsi sfuggire l’occasione di lasciare la Reggina in mani eccellenti, e di brillare al cospetto del presidente della FIFA. È come se Kim Basinger ci scrivesse il proprio numero di telefono sul parabrezza, col rossetto, e noi non ci degnassimo di chiamarla.
Alla Reggina ed alla città di Reggio, non sappiamo se ricapiterà l’occasione.
Ma di sicuro non ricapiterà ai vari Ballarino, Minniti ed annessi. Che la vergognosa contestazione indirizzata ad Infantino sia stata pilotata, quella sera al “Granillo”, non dobbiamo spiegarlo certo noi a chi intrattiene rapporti persino con Donald Trump. Basti vedere le mancate o le tardive reazioni, dopo quei fischi ignobili. Non ci resta che “ringraziare” questi quadrupedi, per aver fatto perdere alla Reggina la possibilità di avere una proprietà straordinaria. Con già preventivati investimenti in città.
Maledetti.
Tornando all’attualità, a “spuntarla” potrebbe essere un imprenditore cui la pulce nell’orecchio sarebbe stata messa da persone vicine a Claudio Lotito, sollecitato a sua volta dal governatore Roberto Occhiuto. Già in ampio preallarme dei dirigenti che conoscono la piazza e/o la categoria, chiamati ad allestire una squadra che vinca al primo colpo il girone I.
E chiamati, probabilmente, anche a non ripetere gli errori di Ballarino circa le persone da cui farsi circondare. Partendo dall’ovvio, cioè che non debba rimanere traccia di tutti coloro il cui cognome inizia per P e finisce con aticò, al Sant’Agata il repulisti deve essere totale. Su certe scrivanie ci sono le ragnatele, con gente inutile o dannosa che sopravvive ai presidenti ed ai fallimenti da troppo tempo. Bisogna cambiare anche le matite.
Dopodiché, andrà eliminata ogni forma di commistione con gli elementi più viziati – e viziosi – di tifoseria e classe giornalistica. Vera fonte di quella sorta di guerra civile, scatenata a Reggio negli ultimi anni. Non si potrà e non si dovrà sbagliare questo passaggio. L’immagine della Reggina è stata sbertucciata ovunque. A livello nazionale, sicuro. Ma in primis in città.
La stragrande maggioranza della tifoseria decomparizzata non vede l’ora di accogliere una proprietà ed una dirigenza forte. Ora dipenderà dalle pretese. Anche qui, va ribadito un concetto a proposito dei complici di cui sopra: vergognoso tifare per la tasca di un pensionato di Castel di Judica. A dicembre 2018 si fecero avanti Luca Gallo ed Angelo Mario Moratti, per rilevare la Reggina moribonda in Serie C, con i calciatori in sciopero ed una sentenza di fallimento bella e pronta. La rilevò Gallo, pagando. Questo significa che Moratti fosse meno abbiente? Oggi la Reggina è in D, i debiti ci sono. Anche 100.000 euro dati in più per l’acquisizione societaria, in quanto non dovuti, pesano. Sarebbe l’ingaggio di un buon attaccante, quello che non hanno mai preso in tre campionati.
Aggrapparsi ancora al prossimo pronunciamento del Tribunale Federale sul caso Messina, dopo che lo stesso organo ha ridicolizzato in tutti i suoi aspetti il ricorso della Reggina, è sintomo di malafede. Ed è altresì sintomo che ancora c’è voglia di giocare al rialzo, millantando un possibile salto di categoria d’ufficio per aumentare il valore del club che oggi è zero. Ipotesi inesistente. Non ci sarebbe da sorprendersi, dunque, se la fumata bianca arrivasse prima dei playoff. Onde evitare altre magre figure sugli incassi.
