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Indagine su tre ultras della Reggina: ricatti e pressioni sul club per ottenere denaro

Tre ultras della Reggina sono indagati dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria con le accuse di associazione per delinquere ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Secondo quanto emerso dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari, i tre avrebbero esercitato pressioni sulla precedente dirigenza del club per ottenere somme di denaro periodiche, formalmente destinate anche a coprire spese legali legate a procedimenti penali o amministrativi degli appartenenti al gruppo. Per gli inquirenti, tuttavia, solo una parte minima dei fondi sarebbe stata utilizzata per le attività del tifo organizzato.

Al centro dell’inchiesta il gruppo “Diffidati liberi – Curva Sud Reggio Calabria”, che avrebbe condizionato prima la società La Fenice Amaranto e successivamente l’As Reggina 1914, riconducibile all’ex patron Antonino Ballarino e al presidente Virgilio Salvatore Minniti.

Tra le richieste contestate figurano il finanziamento di una coreografia, la consegna di materiale ufficiale della squadra e la gestione della vendita dei biglietti per la Tribuna Sud dello stadio “Oreste Granillo”. Secondo la Dda, questa attività avrebbe permesso agli indagati di ottenere un profitto illecito e di agevolare l’ingresso allo stadio di tifosi sottoposti a Daspo, senza regolare biglietto e senza identificazione da parte degli steward.

Gli investigatori avrebbero ricostruito almeno venti episodi avvenuti tra febbraio 2024 e aprile 2025, durante i quali i dirigenti della società avrebbero consegnato denaro agli indagati. La capacità intimidatoria del gruppo, secondo l’accusa, sarebbe stata legata alla possibilità di coinvolgere circa duecento tifosi attraverso contestazioni, striscioni, campagne sui social, minacce di diserzione dello stadio o manifestazioni pubbliche con possibili ripercussioni economiche e d’immagine per il club.

L’aggravante mafiosa contestata deriva, secondo gli inquirenti, dalla forza intimidatrice del gruppo e dai rapporti di alcuni componenti con ambienti criminali del quartiere Gebbione, ritenuto sotto l’influenza della cosca Labate.

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