La raccolta differenziata cresce nelle città italiane, ma Reggio Calabria procede in controtendenza. Nel 2024 il capoluogo dello Stretto si è fermato al 36,8%, facendo registrare un arretramento di 5,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente e collocandosi tra le città con le percentuali più basse del Paese.
È uno dei dati che emergono dal rapporto Istat “Ambiente urbano – Anno 2024”, che fotografa una situazione nazionale caratterizzata da un nuovo aumento della produzione di rifiuti, accompagnato però da un generale miglioramento della differenziata.
In Italia, nel corso del 2024, sono state prodotte complessivamente 29,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 2,3% in più rispetto al 2023. In termini pro capite si tratta di 507,7 chilogrammi per abitante, con un incremento di 11,5 chili rispetto all’anno precedente. Il dato supera anche quello registrato prima della pandemia: rispetto al 2019 ogni cittadino produce mediamente cinque chilogrammi di rifiuti in più.
La crescita è ancora più evidente nei Comuni capoluogo. Complessivamente sono state prodotte 9,7 milioni di tonnellate, con un incremento del 3,3%. Ogni residente ha generato mediamente 546,2 chilogrammi di rifiuti, 12,6 in più rispetto al 2023. Per l’Istat si tratta del «valore più alto degli ultimi cinque anni», pur rimanendo al di sotto dei livelli del 2019.
L’aumento interessa tutte le aree del Paese, anche se con intensità differenti. Il Nord-Est registra la crescita maggiore, pari al 4,5%, mentre al Sud la quantità di rifiuti rimane sostanzialmente stabile, con un incremento limitato allo 0,5%.
Parallelamente migliora la capacità delle città di separare i rifiuti. Nei capoluoghi italiani la raccolta differenziata raggiunge nel 2024 il 58,4%, 1,5 punti in più rispetto all’anno precedente. Un risultato che resta però distante dalla media nazionale, pari al 67,7%.
Il divario territoriale continua a essere ampio. Nel Nord-Est la differenziata arriva al 72,9%, mentre nei capoluoghi meridionali non supera complessivamente la soglia del 50%. Proprio il Sud, tuttavia, registra il miglioramento più consistente, con una crescita di 1,9 punti percentuali.
In questo quadro spicca negativamente il risultato di Reggio Calabria. Con appena il 36,8% di raccolta differenziata e una perdita di 5,3 punti in dodici mesi, la città resta lontanissima dall’obiettivo del 65%. Peggio fanno Catania, ferma al 33,4%, e Palermo, con appena il 17,3%.
Sono 68, invece, i capoluoghi italiani che nel 2024 hanno raggiunto o superato il target del 65%. Tra le città metropolitane ci riescono soltanto Bologna, con il 72,8%, e Cagliari, che arriva al 75,9%.
Il rapporto Istat analizza anche le iniziative messe in campo dalle amministrazioni per ridurre la quantità di rifiuti prodotti. Nel 72,9% dei capoluoghi vengono adottate buone pratiche all’interno di scuole e uffici comunali, attraverso misure come la diminuzione dell’utilizzo di carta e plastica. Tra le città metropolitane, le sole eccezioni sono proprio Reggio Calabria e Napoli.
Nel 72% dei capoluoghi sono inoltre presenti punti pubblici per la distribuzione di acqua potabile, strumenti pensati anche per diminuire il consumo delle bottiglie di plastica, sebbene la loro diffusione risulti in calo rispetto al 2022.
Aumentano invece le amministrazioni che puntano sulle campagne di sensibilizzazione per prevenire la produzione di rifiuti: la quota sale al 64,5%. Crescono anche mercatini dell’usato e centri dedicati al riuso, presenti ormai nel 52,3% dei capoluoghi italiani.
