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Sull’orlo della bancarotta ecologica. La lectio magistralis del principe Alberto di Monaco a Reggio Calabria: “Serve nuovo modello economico contro crisi climatica ed energie fossili”

di Walter Alberio – “Occorre sviluppare un intero modello economico. Un modello che, innanzitutto, metta al primo posto la lotta al cambiamento climatico e abbandoni le energie fossili. Questo modello comporta anche la lotta contro l’inquinamento che sta devastando i mari. Sono convinto che questo nuovo modello porterà con sé progressi dei quali beneficeranno i più vulnerabili e le generazioni future, tracciando un percorso diretto dalla scienza alla costruzione di un avvenire comune”. Dall’Aula Magna “Antonio Quistelli” dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, il principe Alberto II di Monaco ha lanciato il suo monito carico di preoccupazione e speranza per il futuro del pianeta e delle prossime generazioni.

In occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2022-23 dell’Ateneo reggino, il Capo di Stato monegasco ha ricevuto dalle mani del Rettore, Giuseppe Zimbalatti, la laurea magistrale honoris causa in Scienze forestali ed ambientali per il suo impegno nel campo della tutela delle foreste, degli oceani e della biodiversità, portato avanti negli anni attraverso le sue fondazioni. 

LA RISPOSTA ALLA DOMANDA FONDAMENTALE SULLA VITA. Quarantadue. Questa è la risposta che il computer Pensiero Profondo, in “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams, dà alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto. Il momento limite per il riscaldamento climatico potrebbe verificarsi entro l’anno 42 del nostro secolo. Questo è invece il risultato di uno studio, pubblicato sulla rivista Climate Dynamics, condotto dagli esperti della McGill University e dell’Alfred-Wegener-Institut di Potsdam, in Germania. Gli scienziati che hanno sviluppato lo “Scaling Climate Response Function” (SCRF), un nuovo e più preciso modello di previsione del riscaldamento globale, prevedono infatti una finestra di irreversibilità molto più ristretta delle stime precedenti.

I cambiamenti climatici, i cui effetti si sono resi evidenti negli ultimi anni, hanno fatto da sfondo a una pandemia e a una guerra alle porte dell’Europa ancora in corso. Ma i time lapse del collasso del pianeta non sono purtroppo screensaver che si possono cancellare muovendo il mouse. Serve perciò agire e in fretta, con la consapevolezza che tutto è collegato e connesso. Siccità e caldo anomalo, eventi tropicali ed episodi di maltempo estremo, virus (di origine animale) e crisi energetica: sono tutti fenomeni distruttivi correlati e hanno a che fare con il rapporto che abbiamo con ciò che ci circonda. In che modo ci muoviamo, come produciamo e anche cosa mangiamo sono aspetti della vita quotidiana su cui occorre ormai avviare una rapida riflessione, nonché un cambiamento radicale. Non c’è altra scelta, se non quella di un modello nuovo e cioè sostenibile, che non sia – per esempio – quello degli allevamenti intensivi e della spropositata domanda di carne su larga scala, strettamente collegati a disboscamento, consumo di acqua  e gas serra. 

SIAMO PARTE DEL TUTTO. Accorata è stata la Laudatio del coordinatore del corso di studi magistrale in Scienze forestali e ambientali, Giuseppe Bombino, il quale ha posto l’accento sulla complessità e le connessioni che caratterizzano il nostro pianeta. “Ogni singola parte compone il Tutto e nel Tutto si salva la singola parte”. Per comprendere questo “bisogna entrare in una foresta”, perché essa “educa alla complessità”. Bombino ha elogiato il principe Alberto proprio per il suo impegno verso la foresta e la sua attenzione nei confronti della Calabria e dell’Aspromonte, non molto tempo fa sovrastato dagli incendi boschivi. 

La foresta come “‘compendio’ della biodiversità’ è l’esempio di come vi sia una religiosità laica nell’organizzazione e nelle relazioni dei viventi, e di come nessuno tra questi, grande o piccolo che sia, possa andare perduto, la semplificazioni, di contro ne sacrifica molti. Questi insegnamenti suggeriscono l’opportunità di sperimentare, finalmente, quel modello di economia dell’uomo e per l’Uomo, in cui la conservazione della Natura e la rinuncia alla cultura dello scarto, l’etica, la dignità e la solidarietà rappresentino i principali fattori della produzione”.

Occorre, dunque, secondo il docente dell’Università “Mediterranea”, un “rinnovato pensiero” e un “profondo ripensamento sulle deriva iper-antropocentriche che hanno caratterizzato questo secolo”. Scuotere le coscienze “di quanti negano la gravità delle cause che generano profondi sconvolgimenti del pianeta e che si rifiutano di riconoscere gli accordi sul clima di Parigi”.

I CAMBIAMENTI CLIMATICI E IL RUOLO DELLA SCIENZA. Non c’è casualità nella devastazione dell’ambiente ha voluto ribadire Alberto di Monaco nella sua lectio magistralis: “I violenti incendi che hanno colpito l’Europa, la California, l’Africa sub-sahariana, l’America Latina e la Siberia, così come gli episodi di intensa siccità, le tempeste estreme e l’innalzamento delle temperature, sono tutte conseguenze dei cambiamenti climatici sui quali gli scienziati ci mettono in guardia da decenni. Di fronte alla crescente intensità di questi fenomeni, è essenziale agire collettivamente e con determinazione, basandosi sulle evidenze fornite dalla comunità scientifica”.

E’ la scienza, quindi, a doverci guidare in questi processi, nell’analisi e nell’azione. “Senza la scienza, come potremmo pensare che un riscaldamento di qualche decimo di grado possa ripercuotersi sull’equilibrio dell’intero pianeta? Senza la scienza, come potremmo capire che minuscole particelle di plastica, invisibili a occhio nudo, rappresentino oggi un serio pericolo per l’intera catena alimentare? Per questo il Principato di Monaco fonde le sue azioni nel sostegno della scienza”. 

Tuttavia, senza trascurare “Il fattore umano”, “il rispetto e l’ascolto delle popolazioni indigene e delle comunità locali. Che sia in Asia, Africa, America Latina o della regione artica, la voce, le conoscenze e le tradizioni delle comunità devono essere ascoltate e tenute in maggiore considerazione”, ha sottolineato.

LE NUOVE GENERAZIONI E IL CIVISMO AMBIENTALE. Ma per realizzare un cambiamento che porti con sé la speranza del futuro c’è bisogno anche della voce delle nuove generazioni, le stesse che hanno dimostrato negli ultimi anni, ad esempio attraverso i ‘Fridays for Future’, consapevolezza e attenzione verso la crisi climatica. 

“Formare le nuove generazioni sulle questioni ambientali, sensibilizzarle sui pericoli che minacciano gli equilibri del pianeta e dei modi per affrontarli, sono – ha spiegato il principe – tutti compiti essenziali per il nostro comune futuro. Coinvolgere le nuove generazioni significa stimolare la consapevolezza e creare una forma di civismo ambientale. Significa spiegare meglio le conseguenze delle scelte dei singoli e favorire la condivisione di informazioni sulla reale situazione in cui versa il nostro pianeta”.

“A questo proposito, nel 2023 la mia Fondazione lancerà l’iniziativa ‘Re.Generation’, che consentirà – ha detto Alberto di Monaco – la creazione di una comunità internazionale di giovani talenti, per offrire loro l’opportunità di confrontarsi, di esprimere le proprie opinioni e seguire corsi di formazione specializzati”.

UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO. Non si può quindi più rimandare: occorre un nuovo modello per scongiurare il collasso ambientale e ritrovarsi al cosiddetto punto di non ritorno. “Per agire dobbiamo incoraggiare il più possibile l’invenzione di nuove modalità di sviluppo, più rispettose delle risorse naturali, più inclusive e più giuste. Uno sviluppo basato su un cambiamento a tutti i livelli, individuale e collettivo, locale, regionale, nazionale e internazionale”, ha affermato il principe di Monaco. 

Stiamo vivendo su un pianeta sull’orlo della bancarotta ecologica. E salvezza o fallimento adesso dipendono dalla specie che lo ha abitato, depredandolo. 

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