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Il “museo dell’incompiuto” visitabile a Cosenza: torna in città il progetto della “Nuova Annunziata”

di Roberta Mazzuca – Magnifiche, mastodontiche, spregiudicate e profondamente irreali. Sono le grandi opere incompiute della città di Cosenza, brulicante di incantevoli promesse su buona sanità, trasporti efficienti, sostenibilità ambientale, e strutture all’avanguardia. Sogni ad occhi aperti, miraggi, utopie, vere e proprie chimere. Potrebbero essere definite in mille modi diversi queste strabilianti idee che pullulano nelle menti di coloro che amministrano, grandi maestri dell’aleatorio e dell’incompleto. Già, perché oggi, osservando la città, non si vedono certo grandi ed efficienti ospedali, né moderne metro, e men che meno salutari parchi del benessere. Al contrario, vantiamo innumerevoli primati per ospedali al collasso, proliferazione di cantieri bloccati da anni, autobus inquinanti vecchi di cento anni. Ecosostenibilità, servizi e lavoro, concetti del tutto immaginari. Così come lo è la fiabesca storia della città unica, raccontata ai cosentini dal lontano 2016 e ancora oggi mai tramutata in realtà.

L’incompiuto, insomma, è un concetto a noi ormai caro, e che torna a farci visita con il nuovo ospedale di Cosenza, rientrato a fare capolino dai fondali dell’abisso nel quale era stato miseramente abbandonato. “Cosa ne pensa della città unica Cosenza-Rende?”, chiedevo solo qualche mese fa ai passanti. Silenzi, spallucce, e grandi risate erano le risposte. “Cosa ne pensa del nuovo ospedale che si costruirà a Cosenza?”, ho chiesto ai cosentini qualche settimana fa. Ancora spallucce, risate, e assordanti silenzi. Cambiano le opere, ma l’incompiuto resta, e l’idea di un ospedale nuovo, efficiente, funzionante, al pari dei grandi centri del Nord Italia, a noi popolanti di una terra campionessa di promesse e carente in quanto a fatti, fa tristemente sorridere. Troppe volte abbiamo sentito millantare strutture sanitarie all’avanguardia, servizi funzionanti, diritto alla salute garantito. Troppe volte ci siamo ritrovati nella rassegnazione di sempre, colmi di quel senso di incompiuto che attraversa, oramai, anche il nostro spirito.

A riportare a galla il tema della “Nuova Annunziata” il sindaco di Cosenza Franz Caruso che, a partire già dal programma della sua campagna elettorale, ha posto la realizzazione dell’Ospedale e del cosiddetto “Distretto della Salute” al centro della sua azione di governo. “Il nuovo Hub regionale permetterà uno sviluppo dell’intero territorio”, afferma interrogato ai nostri microfoni. “Sorgerà per dare un servizio a un’area vasta, non solo alla città capoluogo”.

LA COLLOCAZIONE: NESSUN CAMPANILISMO, MA OGNUNO LO VUOLE PER SÈ

Con la ripresa del tema del nuovo nosocomio, si riapre anche quello della sua collocazione. Vaglio Lise, Università, addirittura la rivendicazione del sindaco di Montalto Uffugo di vederlo realizzato nel proprio territorio. Tutti se lo contendono, tutti lo rivendicano, tutti lo richiedono. Dove sorgerà questo ospedale?
“A Vaglio Lise, come stabilito da uno studio di fattibilità pagato con i soldi dei contribuenti calabresi” – ci risponde Caruso. E continua: “Quella è una posizione strategica, perché è facilmente collegata al Tirreno e alla Presila con la Statale 107, è attaccata a Rende all’Università, è collegata con le Ferrovie dello Stato al Savuto e alla Sibaritide, e credo che abbia tutte le potenzialità per fornire un servizio migliore a un’utenza molto vasta”. Il sito in questione, difatti, risultò il più idoneo a seguito delle indagini condotte dalla STEAM S.r.l. di Padova, dalla spagnola PINEARQ S.l.p di Barcellona, dallo studio professionale dell’ingegnere Domenico Amendola di Rende e dal geologo Carlo Lappano dell’Università della Calabria che, quattro anni fa, consegnarono le loro deduzioni all’allora presidente della regione Oliverio e al sindaco Mario Occhiuto. Già ai tempi il disaccordo regnava sovrano tra il Presidente, che non voleva depotenziare la zona dell’Annunziata, e il Sindaco, che spingeva invece proprio su Vaglio Lise.

“Stessa storia, stesso posto, stesso bar”, cantava Max Pezzali. Stesso posto, stessa storia, stesso nosocomio. Caruso lo vuole a Vaglio Lise, Manna lo vorrebbe a Rende, entrambi si discostano da ogni tipo di campanilismo: “È strumentale dire che deve sorgere nell’area dell’Università, intanto perché l’Unical ha una facoltà dimezzata di medicina. Soltanto i primi tre anni si tengono qui, gli ultimi tre, che sono quelli delle cliniche, si tengono a Catanzaro. Se è possibile fare questo tra Cosenza e Catanzaro e avere questo rapporto sinergico importante, mi si deve spiegare perché non è possibile averlo tra Arcavacata e Vaglio Lise”, ci tiene a precisare Caruso. “Il campanilismo a me non interessa, nel modo più assoluto. Non faccio difesa di campanile, non faccio difesa di identità. Porto invece avanti un’idea di coinvolgimento del territorio scegliendo come motore di sviluppo la città capoluogo”.

“Cosa risponde agli attacchi di chi vorrebbe veder sorgere l’ospedale altrove?”. “Non sono attacchi alla persona, direi più idee diverse da quelle che io propugno” – risponde il Sindaco. “La mia idea nasce da uno studio fatto da tecnici, e che ha collocato l’ospedale regionale in quel posto. Intanto, noi possiamo solo localizzare il punto migliore dove dovrà sorgere, ma è la Regione che deve decidere se realizzarlo e dove realizzarlo”. Un punto nevralgico per il Sindaco, al centro di un’area vasta, usufruibile da tutte le parti, “veramente da nord a sud e da est a ovest”.

“Non ne faccio una questione campanilistica” – ci aveva risposto qualche mese fa il sindaco di Rende – “ma di sviluppo urbanistico. Dove si stanno sviluppando le due città? Verso nord, attraverso lo svincolo autostradale dell’Unical e della zona industriale, e attraverso anche la nuova stazione ferroviaria che è collocata nel territorio di Rende e di Montalto. E allora, in questo senso, forse è opportuno che venga realizzato vicino all’Università che ha già una facoltà di medicina”. Una visione diametralmente opposta quella di Manna che, solo due mesi fa, chiedeva al presidente Occhiuto uno studio di fattibilità nella zona di Arcavacata per la realizzazione del nuovo nosocomio.

Entra nel dibattito anche il sindaco di Montalto Uffugo, Pietro Caracciolo, che avanza la richiesta di vedere sorgere l’ospedale nel proprio comune. “La trasformazione in atto nell’area tra Rende e Montalto a ridosso dell’Unical” – scriveva non troppo tempo fa in una missiva – con la realizzazione del nuovo svincolo autostradale e opere complementari, e della fermata ferroviaria, induce a valutare l’opportunità di realizzare proprio in questo contesto territoriale il nuovo nosocomio”.

Insomma, cambiano i protagonisti, si raddoppiano le voci, insorgono le polemiche. E in questo discutere di una collocazione su cui tutti si trovano in disaccordo, l’unica domanda che rimbomba nella mente, ridondante e prepotente, non è “dove sorgerà l’ospedale?”, ma soltanto “sorgerà l’ospedale?”. O rimarrà tra le incompiute, eteree ed eterne, di cui il nostro territorio fieramente dispone?

L’ARCHITETTURA DELL’INCOMPIUTO: DALLA METRO LEGGERA AL “NUOVO MARULLA”, CON L’INCOMPIUTO NOI GIOCHIAMO IN CASA

L’incompiuto è un vero e proprio stile, di cui non vogliamo certo prenderci alcun merito. L’Italia intera, difatti, pullula di edifici e infrastrutture la cui realizzazione non si è mai conclusa. A volte, non è neanche cominciata, rimasta allo stato brado nelle menti e nelle parole dei più grandi “artisti” del nostro tempo, e non solo. L’incompiuto è un’arte, uno stile architettonico che caratterizza il nostro paese, trasmutandolo in un vero e proprio “museo all’aperto”. L’incompiuto è il MAB dell’Italia, donatoci dai nostri politici che, dalla parte più bassa a quella più alta dello stivale, ci regalano rovine artistiche contemporanee di cui non possiamo più fare a meno. Basti pensare alla più famosa di tutti i tempi, il Ponte sullo Stretto, sopravvissuta all’impero romano, al fascismo, alla prima Repubblica, a Berlusconi, fino ai giorni nostri. L’eterno cantiere della Città dello Sport a Roma, l’idrovia Venezia-Padova, la Diga di Gimigliano in provincia di Catanzaro, la Salerno-Reggio Calabria realizzata in soli 54 anni. Autostrade che non portano da nessuna parte, ferrovie senza binari, dighe inutilizzate. Ma anche strade comunali, residenze per anziani, palazzetti dello sport e aree destinate alle attività ricreative dei più giovani come campetti e piscine. Infinita sarebbe la lista di opere dell’incompiuto, con sprechi devastanti e disservizi sconfinati per l’intera collettività.

Lungi da noi accapparrarci il podio, tra i primi posti in classifica, però, in quanto a fondi sperperati, inutilizzati, incapacità politica, e opere incompiute, sicuramente lo siamo. Oltre all’ospedale, svegliato dal suo letargo, basti ricordare l’ammodernamento dell’autostrada A2, nel tratto tra Cosenza e Altilia, la metro leggera Cosenza-Rende-Unical e la Diga dell’Esaro, trasformate, con ordine, la prima in lavori di manutenzione straordinaria, la seconda in un immenso cantiere aperto e bloccato che arreca notevoli disturbi alla mobilità urbana, la terza in un ammasso di rottami arrugginiti in mezzo ad un patrimonio naturale inestimabile. O la promessa del nuovo stadio Marulla, se vogliamo giocare in casa.

Sulla base di queste premesse, mi scuserete se la fiducia nel veder sorgere il nuovo ospedale non è troppa. Va detto, però, che l’azione del sindaco Caruso, dal momento della sua amministrazione, seppur a piccoli passi, ha in parte mantenuto le promesse fatte ai suoi elettori, ad esempio quelle sulla viabilità, con l’apertura del tratto di Via Roma. Qualcosa si è mosso, poi, anche nel Centro Storico, con il lavoro del consigliere Francesco Alimena e con l’assegnazione della delega all’Ecosistema Digitale della Cultura a Fabio Gallo. Di parola il Sindaco lo è stato anche con la ripresa della storica Fiera di San Giuseppe, o con il ripristino del servizio idrico ai cittadini che, con la precedente amministrazione, hanno dovuto per anni convivere con l’interruzione del servizio senza preavviso e senza alcuna riduzione delle bollette. Ancora poco, certo, per una città colma di problematiche e un Comune in dissesto. Sicuramente, però, un piccolo segnale positivo che può farci sperare nella concreta realizzazione di questa incompiuta.

Una struttura ospedaliera che dovrebbe contenere non solo i reparti, le sale operatorie e tutta la strumentazione necessaria per renderla un Hub regionale di eccellenza, ma anche delle zone destinate alla ricerca. “Ho già interloquito con l’IRCA – ci annuncia il Sindaco – che è venuta a chiedermi un’attenzione nei confronti dell’Istituto di Ricerca perché vorrebbero, nel caso in cui il progetto si realizzasse, partecipare con le loro attività e con le loro professionalità alla realizzazione di un Polo di Ricerca e Sviluppo Tecnologico insieme all’Unical”. Il vecchio ospedale diventerebbe, poi, la Casa della Salute, nella quale il sindaco ci dice di voler realizzare un centro di virologia: “Sappiamo oggi cosa significhino i virus, e quanto sia importante sviluppare una ricerca nel campo della virologia qui a Cosenza”.

 

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