La gestione dell’erosione costiera in Calabria non può più essere affrontata esclusivamente con interventi puntuali, dettati dall’emergenza: serve un piano sistematico, fondato sull’aggiornamento e sulla sistematizzazione dei dati scientifici disponibili, in grado di leggere in maniera unitaria gli usi molteplici della fascia costiera – ambientali, economici, infrastrutturali e sociali – e di tradursi in un programma operativo, condiviso con tutti gli enti coinvolti, a partire dalla Regione Calabria. In questo scenario, l’Ente Parchi Marini Regionali della Calabria è a disposizione per accompagnare, assieme a tutti gli attori coinvolti, un percorso strutturato che, partendo dalla conoscenza, costruisca un piano di azione integrato insieme alla comunità scientifica, nella consapevolezza che i più aggiornati dati, oggi reperibili, descrivono una condizione oggettiva ormai irreversibile, che impone scelte strategiche non più rinviabili.
DA FALERNA L’APPELLO LANCIATO DA COMUNITÀ SCIENTIFICA E ASSOCIAZIONI
È stato, questo, il messaggio lanciato dal Direttore generale dell’Ente Parchi Marini Regionali (EPMR) della Calabria, Raffaele Greco, introducendo e coordinando l’importante evento dal titolo Erosione costiera in Calabria: opere di difesa del litorale, aspetti ecologici e ambientali, svoltosi nei giorni scorsi a Falerna, ospitato dall’Hotel San Giovanni. All’iniziativa hanno preso parte anche il vicepresidente della Regione Calabria con delega ai lavori pubblici e difesa del suolo Filippo Mancuso, i sindaci di Falerna e Nocera Terinese Francesco Stella e Saverio Russo, insieme a rappresentanti del mondo accademico, della ricerca e delle associazioni ambientaliste, promotrici dell’evento.
GRECO (EPMR): UN FENOMENO ORMAI STRUTTURALE, NON PIÙ EMERGENZIALE
Dal confronto a più voci è emersa con forza la natura strutturale del fenomeno erosivo che interessa la Calabria. I dati più aggiornati evidenziano come circa 350 chilometri di litorale risultino già modificati su un totale di 746, con effetti ormai evidenti e diffusi: arretramento della linea di riva, perdita di spiagge e habitat, danni a infrastrutture e insediamenti, aumento del rischio di inondazione e impatti diretti sull’economia turistica, soprattutto su quelle che potrebbero essere le prospettive di crescita del turismo esperienziale. Un quadro che, come ha spiegato ancora il Direttore di EPMR, è stato aggravato ulteriormente dalla crisi climatica in atto, come dimostrato dai recenti fenomeni meteorologici, i cosiddetti cicloni Harry e Ulrike, per i quali la comunità scientifica ha dovuto coniare un nuovo termine “Medicane”. Fenomeni che potrebbero non essere episodici ma, anzi, rappresentare una chiara tendenza strutturale dei cambiamenti climatici.
NON SI PARTE DA ZERO, DAL 2024 PROGRAMMA REGIONALE OPERE DIFESA COSTIERA
Greco ha, quindi, sottolineato che non si parte da zero e che la Regione Calabria, con DGR n. 45 del 27/02/2024, ha predisposto un “Programma per il ri-efficientamento e il ripristino della funzionalità delle opere di difesa costiera esistenti”; un programma poi varato nel mese di aprile del 2025, da parte dell’assessorato ai LL.PP., U.O.A. OPERE PUBBLICHE E RESILIENZA DEL TERRITORIO, Settore 1 – Interventi a Difesa del Suolo.
OBIETTIVO: PASSARE DALLA LOGICA DELL’EMERGENZA AL PIANO DI SISTEMA
A partire dall’importante lavoro, di aggiornamento del Master Plan sull’erosione costiera, che sta svolgendo il competente Assessorato regionale ai LL.PP., occorre superare definitivamente la logica degli interventi puntuali e costruire un piano organico di riassetto della fascia costiera, fondato su una visione sistemica e su livelli avanzati di conoscenza scientifica. L’obiettivo è passare da una gestione reattiva a una gestione programmata, capace di integrare controllo, sviluppo e riqualificazione del territorio, tenendo conto della complessità degli ecosistemi costieri e delle interazioni tra ambiente naturale, infrastrutture e attività economiche.
IL CORAGGIO DI UN RESTAURO ECOLOGICO HABITAT IN LINEA CON AGENDA 2030
In questa prospettiva, diventa centrale il ruolo della comunità scientifica, chiamata a supportare in modo strutturato le scelte strategiche. Durante il dibattito Greco ha ribadito, infatti, l’impossibilità di intervenire sul sistema costiero senza un solido impianto conoscitivo e senza il contributo integrato di università, enti di ricerca e istituzioni. Allo stesso tempo, infine, il Direttore dell’EPMR ha ricordato che le Nazioni Unite (i 193 governi dell’ONU), nel corso dell’assemblea svoltasi a New York, nel settembre del 2015, che ha varato l’Agenda 2030, hanno dedicato il decennio 2021-2030, al restauro degli ecosistemi, riconoscendo la necessità, non solo di tutelare e arrestare il degrado degli ecosistemi (il decennio 2011-2020 era stato dedicato alla protezione della biodiversità), ma di intervenire per recuperare gli ambienti degradati, a beneficio delle persone e della natura.
GRANDE PARTECIPAZIONE ED ATTESA DA COMUNITÀ SCIENTIFICA E ASSOCIAZIONI
A confermare la rilevanza dell’iniziativa è stata la partecipazione corale di comunità scientifica e associazionismo ambientale. All’evento, infatti, oltre ai rappresentanti istituzionali locali e regionali sono intervenuti anche Silvio Greco, membro del Comitato scientifico WWF e Marevivo, ordinario di ecologia c/o le università di Pollenzo e la Pontificia Antonianum, nonché vicepresidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Alfonso Pappalardo per il WWF, Claudia Caruso per AISA, Giovanni Arena per Legambiente, Enrico Cattaneo per Marevivo e ISDE; Renata Caroprese dell’Ordine Biologi Calabria e poi la delegazione scientifica di UNICAL con Attilio Fiorini Morosini, Francesco Aristodemo, Gianfranco Sbarra, Rocco Dominici, Fabio Ietto, Adriano Guido, Liliana Bernardo, Silvia Mazzucca, Amalia Piro, Mario Maiolo, Francesco Sesso e Gioia De Raffele.
