”Da un dialogo telefonico captato a bordo del veicolo tra Yawar Mohammad Younos”, uno dei quattro afghani indagati, ”ed un clandestino indicato come fratello del Hamid, emergono alcuni passaggi che fanno comprendere la drammaticità della situazione a causa delle precarie condizioni in cui si trovano i clandestini, stanchi, impauriti, affamati, assetati e disorientati: ‘Pronto, senti fratello, loro sono arrivati ad una quota. Hanno chiesto a tizio dove si trovano, il tizio gli ha detto che stanno ancora in Italia, non c’è ce la strada nella vicinanza e per scendere dall’altezza ci mettono 5 ore. Non hanno né cibo né acqua. Dicono venite a prenderci (…). Fratello, tu sei in macchina e quanto sei stanco. Immagina loro dalle 6:00 di mattina che camminano. Non hanno nemmeno acqua, sono affamati”’. È quanto viene riportato nell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione ‘Parepidêmos’ condotta dai carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria e coordinata dalla Dda reggina, che ha portato all’arresto in Francia e Germania di quattro cittadini afghani accusati di favoreggiamento pluriaggravato dell’immigrazione clandestina ed esercizio abusivo dell’intermediazione finanziaria.
”Nonostante ciò – si annota nell’ordinanza -, Yawar Mohammad Younos, non mostrando alcun senso di pietà verso i clandestini, rappresenta al suo interlocutore la necessità di ricevere i soldi quale compenso per il viaggio ancora non completato tramite il cugino che abita a Francoforte in modo da sopperire alle spese fino a quel momento affrontate a causa dei continui ostacoli incontrati: ‘Senti fratello, ancora non mi avete dato i soldi, e ho speso un sacco di soldi…senti fratello, manda i soldi a mio cugino e poi vediamo”’. ”In seguito – prosegue l’ordinanza – Yawar Mohammad Younos parla al telefono con una donna, anch’essa facente parte del gruppo dei clandestini, ed anche quest’ultima rappresenta la precarietà della situazione in cui si trovano: ‘Fratello, ma la vita delle persone è più importate di soldi? (…), ma loro non sanno la strada, gli hai indicato tu la strada, non è colpa loro e i bambini hanno fame”’.
”Quanto ascoltato – conclude l’ordinanza – sembra però non modificare l’intento di Yawar Mohammad Younos che, riparlando con il fratello di Hamid, sottolinea nuovamente la sua necessità di ricevere i soldi per il tramite di cugino e, solo una volta effettuato il pagamento, si sarebbe messo a disposizione per recuperarli: ‘Passa il telefono al fratello, senti fratello manda i soldi a mio cugino e poi vediamo. Ora mangio qualcosa, appena arrivo a Nizza ne parliamo’…”.
