Sono stati più di 1.500 i cittadini che questa mattina hanno preso parte a Cosenza alla manifestazione promossa dall’Usb nell’ambito dello sciopero generale nazionale. Il punto di concentramento è stato piazza Loreto, da dove è partito un corteo particolarmente partecipato, espressione di diverse categorie sociali e professionali.
Alla protesta hanno aderito studenti delle scuole superiori e universitari, insegnanti, agricoltori arrivati anche a bordo dei propri trattori, autotrasportatori, piccoli imprenditori, rappresentanti sindacali e attivisti. Una mobilitazione trasversale, accomunata dalla denuncia delle difficoltà economiche e sociali che attraversano il Paese.
Tra i temi maggiormente avvertiti dai manifestanti c’è quello del caro vita, particolarmente pesante in una regione già segnata da condizioni economiche difficili. “Oggi siamo qua in piazza – ha detto una studentessa – perché in una regione povera come la nostra il costo della vita è diventato insostenibile. Il governo deve dare delle risposte chiare perché fino ad ora è riuscito a dimostrare solo inadeguatezza rispetto al disagio sociale che in tutta Italia si sta manifestando sempre più forte. Siamo tutti uniti nelle stesse lotte perché il tema del carovita e della guerra ci riguarda tutte e tutti: siamo qua studenti, agricoltori, autotrasportatori, universitari, famiglie, lavoratori, insomma tutti quanti insieme, perché crediamo che le lotte si debbano fare insieme, perché solo uniti si vince”.
La protesta si inserisce in una mobilitazione più ampia, organizzata per contestare l’aumento generalizzato dei prezzi, con particolare riferimento ai costi dei carburanti e dell’energia. Una crescita che incide direttamente sulle spese quotidiane delle famiglie, rendendo sempre più difficile sostenere il costo della spesa alimentare. A fronte di questa situazione, l’Usb denuncia la mancata crescita di stipendi e pensioni, ritenuti insufficienti rispetto all’incremento del costo della vita.
Nel mirino dei manifestanti anche le scelte dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Le contestazioni riguardano, in particolare, le risorse destinate al comparto militare e al riarmo, giudicate eccessive rispetto agli investimenti riservati a sanità, istruzione e welfare. Secondo il sindacato, le politiche economiche del governo finirebbero inoltre per tutelare gli interessi degli istituti bancari e delle grandi società petrolifere, lasciando famiglie e lavoratori a fare i conti con una situazione sempre più difficile.
A ribadire le ragioni dello sciopero è stato anche Stefano Catanzariti, rappresentante dell’Usb, che ha richiamato la necessità di un cambio di direzione nelle politiche economiche nazionali ed europee. “Oggi siamo in piazza per lo sciopero generale dell’Usb – ha detto Stefano Catanzariti, rappresentante Usb – indetto a livello nazionale e a livello internazionale per ribadire che dobbiamo dire basta a questa economia di guerra. Vogliamo che il governo, l’Europa, guardino alle famiglie, guardino a quello che stiamo subendo giornalmente con il rincaro dei prezzi del carburante, del costo dell’energia, del costo del carrello e che si tolga alla guerra, alle spese militari, andando a investire sul lavoro, sui salari, sull’economia familiare, rimettendo al centro la dignità delle persone”.
