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La Biennale dello Stretto, oltre 4.000 presenze per la sessione inaugurale

Si è conclusa la sessione inaugurale della Biennale dello Stretto, giunta alla terza edizione, con oltre 4.000 presenze nelle cinque giornate, numerose partecipazioni istituzionali e relatori e relatrici autorevoli che, insieme al direttore Alfonso Femia e alle direttrici Annalisa Metta e Salima Naji, hanno contribuito a fare della manifestazione un laboratorio di idee e di conoscenza sul progetto e sull’architettura, assumendo il Sud e lo Stretto come sintesi ambientale assimilabile a molti scenari urbani e territoriali.

Il tema scelto per questa edizione, “Mutazioni”, rappresenta un aggiornamento e un ulteriore approfondimento di “Le Città del Futuro”, declinato nell’edizione precedente attraverso cinque ambiti: mobilità, abitare, spazio pubblico, cultura e linee d’acqua, elementi che concorrono allo sviluppo delle città.

Nell’analisi degli argomenti emersi dal macro-contenitore “Mutazioni”, la radicalità e la velocità delle trasformazioni rappresentano i tratti caratterizzanti che si riverberano e si sostanziano sul tema dei diritti. La rapidità delle mutazioni ne esaspera e ne acutizza le criticità.

Diritti urbani che, nella precedente edizione, Gaetano Calogero Paci, procuratore della Repubblica di Parma, aveva definito come diritti umani concepiti in uno spazio. In questa accezione, la capacità di progettare le città, gli scenari della vita pubblica e le architetture si lega alla portata di ogni trasformazione, all’accelerazione del tempo storico, alla difficoltà di sedimentare e creare memoria e alla responsabilità progettuale di rendere fruibili proprio tali diritti.

Highlights e riflessioni

Nelle stanze del Forte, che saranno abitate dalle opere e dai progetti per quattro mesi, fino al 13 dicembre, è emersa una sensibilità profonda rispetto a queste necessità.

Per le sezioni Arte e Design, l’installazione “Immutable Atoms” dell’artista Judith Cowan, curata da Barbara Martorelli, ha rappresentato, attraverso una narrazione delicata ma esplicita, il dramma di Gaza, che si trasforma in un mare di luce attraversato dal volo di uccelli migratori.

In modo completamente diverso, ma conservando sottotraccia un filo comune, il progetto di Marianna Faleri ha elaborato l’esperienza delle Reali Ferriere e Officine di Mongiana, conservando, nella trasformazione in tessuto, il diritto alla memoria e alla traccia.

Tra “confini e divergenze”, il tema della “mutazione” lanciato da Ico Migliore ha fatto emergere, attraverso il delicatissimo intervento di Luca Santiago Mora, fondatore e direttore artistico dell’Atelier dell’Errore, l’esperienza di un collettivo di giovani artiste e artisti neurodivergenti e psichiatrici che si accostano all’azione artistica semplicemente aggiungendo qualcosa a cui ancora nessuno ha pensato, accettando di fatto che nulla sia definitivo.

“Dipende dal modo in cui si guardano le cose”: la riflessione lanciata dalla co-direttrice Annalisa Metta, nella sua lecture, ha sviluppato anche il punto saliente del diritto alla mutazione, ossia la possibilità di rinunciare a ripristinare le situazioni precedenti ai cambiamenti radicali.

È stato questo il filo conduttore di molti interventi, declinato su temi differenti e sviluppato da Domitilla Dardi, Emanuele Quinz, dalla co-direttrice Salima Naji, da Marina Caneve, da Ico Migliore, da Filippo Pagliani e Michele Versaci, da Delia Valastro e Federico Parolotto, da Dorsaf Zid Jelidi, Alessandra Ferrari, Mario Trimarchi, Pasquale Piroso, Angela Pellicanò e Teodora Malavenda.

Emblematica la narrazione di Fabio Mollo, regista, insieme ad Alessandra Cataleta, del film “Semidei”, girato per il cinquantesimo anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace, in dialogo con il giornalista Giuseppe Smorto, co-sceneggiatore dell’opera.

Guardando i Bronzi, adagiati sulla spiaggia dopo l’emersione dal mare e nella loro destinazione definitiva al Museo Archeologico di Reggio Calabria, e osservando, negli spezzoni proiettati, la ritualità religiosa e civica delle comunità degli anni Settanta, le esperienze vengono correlate al tempo contemporaneo. Si legge così la mutazione degli scenari, delle persone e dei paesaggi: la misura è lo sguardo immutabile dei due semidei, una prospettiva che dilata e comprime il tempo, una traccia che permane nel tempo.

Una riflessione a valle delle prime cinque giornate

Se è vero che ognuno di noi guarda il mondo attraverso il filtro dei propri bias e della propria storia, e se è vero che non si parte mai da zero, tuttavia la realtà non è invenzione di chi guarda.

La nostra attenzione seleziona e dà forma a ciò che ci circonda. Ciò che vediamo dipende da come decidiamo di guardarlo. Un dato non può esistere separatamente dal contesto che lo ha generato: l’osservazione è un atto che prende attivamente parte alla costruzione della realtà.

Entriamo in contatto con il mondo sempre attraverso una relazione, accogliendo e, insieme, escludendo elementi. Non è la realtà a mutare, ma il modo in cui la attraversiamo.

È esattamente ciò che è emerso in Biennale dello Stretto / Mutazioni: il sapere è diventato un’esperienza collettiva, in cui punti di vista diversi si sono incrociati e continuano a dialogare tra loro.

Su questa linea proseguiranno gli approfondimenti da qui a dicembre, fino alla conclusione ufficiale della terza edizione.

La tappa di Badolato – Preview

La prima tappa a Badolato, dopo la sessione inaugurale, curata da Pasquale Piroso, conserva il titolo dell’approfondimento esposto a Forte Batteria Siacci, “Tra Terra e Forma. Mutazioni Lente”.

Propone un percorso diffuso tra il paesaggio rurale di RespiraTerra e il borgo storico di Badolato, mettendo in dialogo memoria e contemporaneità. Un’esperienza che intreccia arte, architettura, paesaggio e comunità attraverso opere, incontri e momenti di condivisione.

Nel 40° anniversario di “Badolato, paese in vendita”, il borgo diventa luogo di riflessione sulle possibilità di rigenerazione dei piccoli centri del Mediterraneo e sul loro futuro.

Due giorni di dialogo sull’arte e sull’architettura invitano a osservare le mutazioni come un processo lento attraverso cui costruire nuove forme di abitare e di socialità.

La Biennale dello Stretto promuove così una riflessione sulla capacità dei territori di trasformare condizioni di fragilità in nuove opportunità, attraverso cultura, creatività, ricerca e sperimentazione.

La sessione di Badolato, “Tra Terra e Forma. Mutazioni Lente”, è resa possibile grazie a Confedilizia, Attico Interni, Corradi Outdoor Living, iGuzzini, Mirage e Transfer di Notaro.

Prossimi appuntamenti

  • 10-11 ottobre – Badolato / RespiraTerra: “Tra Terra e Forma. Mutazioni Lente”

  • 26-27 ottobre – Reggio Calabria / Villa Zerbi: “Rigenerazione Urbana”

  • 19 novembre – Reggio Calabria / Università degli Studi Mediterranea: “Paesaggi di mutazione”, lecture di Zhang Ke (ZAO/standardarchitecture)

  • 20 novembre – Messina: “Città-Porto”

  • 11-13 dicembre – Messina / Reggio Calabria: Arte / Architettura / Cultura

  • Marzo 2027 – Tropea: “Cultura del turismo”

La Biennale dello Stretto 2026
18 settembre – 13 dicembre

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