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Terra Madre 2026, la Calabria protagonista a Torino: biodiversità, nuovi Presìdi e comunità al centro della sfida Slow Food

Il cibo come strumento di cambiamento, le comunità come sguardo di consapevolezza, la rete come momento in cui immaginare il futuro e realizzarlo nel presente, valorizzando la biodiversità e diventandone custodi e interpreti nelle scelte quotidiane. Terra Madre 2026 è stato un grande laboratorio di idee e contenuti, ma anche spazio di condivisione e presentazione delle esperienze e dei progetti che arrivano da lontano e che confermano quanto Slow Food Calabria sia una associazione viva e presente sui territori e nelle relazioni istituzionali a vari livelli. 

L’evento di Slow Food a Torino (svolto nel cuore della città piemontese dal 24 al 27 Settembre) ha dato conferma del lavoro che da oltre 40 anni, anche in Calabria, l’associazione fondata da Carlo Petrini stia producendo per dare corpo e struttura alla realizzazione del cibo buono, pulito, giusto e per tutti. Slow Food Calabria ha animato – nei giorni della manifestazione – il padiglione regionale di Piazza San Carlo attraverso un fitto programma di laboratori del gusto, degustazioni, incontri, talk e show cooking ideato insieme alla Regione Calabria, ad Arsac e i 13 Gal che hanno fatto parte della spedizione regionale all’evento internazionale che si svolge ogni due anni. 

Un quadro di relazioni istituzionali che è la sintesi della crescita associativa che Slow Food Calabria ha realizzato in questi anni, immaginando progetti e visioni che, partendo dal cibo, hanno ispirato istituzioni a vari livelli, ma anche cuochi, associazioni, reti di comunità, contadini e produttori che insieme alla rete regionale della chiocciola hanno costruito esperienze che spesso hanno cambiato territori e generato cambiamenti importanti nelle aree interne. 

Nel corso di Terra Madre proprio per rafforzare questo approccio al lavoro di sinergia si è dato spazio ad un momento di confronto e riflessione sulla biodiversità dei grani tradizionali delle terre alte della Calabria che ha sancito la nascita di un percorso sinergico tra Slow Food Calabria, la Regione, ARSAC e i GAL, per l’istituzione di un Presidio regionale degli ecotipi locali. In perfetta sintonia con la filosofia globale di Slow Grains, il progetto mette al centro il ruolo cruciale degli agricoltori custodi, veri baluardi della biodiversità e sentinelle del territorio.

«Grazie alla loro quotidiana opera di resistenza, la rete della Chiocciola calabrese valorizza oggi varietà autoctone straordinarie come la Secrìa, la Rosia, l’Incensarola, la Maiorca e la Segale di Jurmano, di cui la regione è maggiore produttrice europea. Un patrimonio salvato dall’estinzione che trasforma la tutela delle aree marginali in una concreta risorsa economica e di sostenibilità per il futuro» hanno dichiarato i responsabili di Slow Food Calabria a Torino. 

A Torino ben quattro sono stati i nuovi presidi presentati al pubblico, che arricchiscono la già variegata rete di prodotti “ispirati” da Slow Food. L’Aglio Rosa di Nicastro e la Pesca di Magisano che rientrano nella prima triennalità di “Presidiamo la Calabria” il progetto di Slow Food Italia, in sinergia con Slow Food Calabria e sostenuto dall’assessorato all’Agricoltura, Risorse Agroalimentari e Forestazione della Regione Calabria, attraverso il Fondo Sviluppo e Coesione 21-27, che sarà riconfermato nel prossimo futuro per continuare il lavoro di valorizzazione, custodia e ricerca di identità alimentari a rischio estinzione. Il presidio dell’Oliva Geracese sostenuto dal Gal Terre Locridee, e il presidio del Fagiolo Pappaluni che ha visto un impegno fattivo del Comune di Delinauova. 

La Calabria, che ha animato con il mercato la centralissima Via Roma con oltre 80 aziende in rappresenta di una rete agricola di grande respiro e ispirata ai valori di Slow Food, ha anche focalizzato l’attenzione sul tema della “Castanicoltura e multifunzionalità per lo sviluppo delle aree interne” che ha offerto una prospettiva strategica sulla rigenerazione dell’Appennino calabrese. L’incontro, guidato dalle Comunità castanicole di Slow Food Calabria in sinergia con la Regione l’ARSAC e i GAL, ha celebrato il debutto del nuovo Presidio Slow Food della castanicoltura tradizionale, ponendo l’accento sulla figura insostituibile dei produttori custodi.

«I castanicoltori – è stato affermato – non sono semplici raccoglitori, ma veri e propri guardiani del territorio: attraverso la cura del bosco d’alto fusto difendono i versanti montani dal dissesto idrogeologico e tramandano saperi secolari». Come emerso dai laboratori e dalle degustazioni, la castagna cessa di essere solo un frutto per diventare un pilastro di economia circolare e identità comunitaria, capace di trasformare le aree marginali in centri di attrazione e sostenibilità.

Il racconto variegato della biodiversità, dei presidi, delle aree regionali dal Pollino allo Stretto ha trovato nell’Alleanza Slow Food dei cuochi e in altri chef sensibili alle tematiche di Slow Food gli interpreti di una cucina territoriale che ha deliziato il palato dei tantissimi visitatori che hanno partecipato alle oltre 30 attività proposte nello stand Calabria, facendo registrare sempre il sold out a tutte le sessioni previste in programma. Un successo straordinario reso possibile solo grazie allo straordinario contributo dei soci attivisti di Slow Food Calabria, che senza tregua, con passione contagiosa e instancabile dedizione hanno animato in tutti i modi lo stand, diventando il vero cuore pulsante di questa trasferta.

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